Il primo articolo del nostro magazine, non poteva non riguardare il protagonista del nostro logo, l’orso bruno marsicano.

Simbolo anche del Parco d’Abruzzo, l’orso bruno marsicano, nome scientifico Ursus arctos marsicanus (Altobello, 1921), è una sottospecie dell’orso bruno (ursus arctos, Linnaeus, 1758), e rappresenta un endemismo esclusivo dell’Italia centrale;  è presente quindi solo nel centro Italia e in nessun’altra parte del pianeta. Questo dato dovrebbe renderci orgogliosi di convivere con una specie unica al mondo e dovrebbe renderci al contempo protettivi nei suoi confronti, anche se purtroppo abbiamo constatato con tristezza che negli anni l’attività antropica dell’uomo ha portato quasi al rischio d’estinzione di questo meraviglioso animale. Abbiamo rischiato di assistere alla sua totale scomparsa nella storia futura della terra e anche se, fortunatamente, questo non è ancora accaduto, non è da escludere l’eventualità che possa accadere in futuro se non si contrastano con fermezza tutte quelle attività che ancora oggi ne alimentano il rischio.  Coscienti di questo, andiamo a conoscere meglio la carta d’identità dell’orso bruno marsicano.

Biologia

L’orso bruno marsicano descritto per la prima volta come sottospecie Ursus arctos marsicanus  nel 1921 dal naturalista molisano Giuseppe Altobello, ha avuto una significativa differenziazione dalle popolazioni di orsi dell’arco alpino e del resto dell’Europa, sia genetica che morfologica, dovuta ad un isolamento geografico per un periodo di 400-600 anni(Randi et al. 1994, Lorenzini et al. 2004°, Bologna e Vigna 1992, Vigna Taglianti 2003, Loy et al. 2008).

  • Dimensioni: i maschi di orso bruno marsicano raggiungono un peso tra i 130 e i 150 kg, mentre le femmine difficilmente superano i 120 kg; l’altezza dei maschi in posizione eretta è di 150-180 cm, le femmine sono più piccole.
  • Vita: l’aspettativa di vita è di 40 anni.
  • Alimentazione: è il più importante carnivoro italiano, anche se la sua dieta è costituita per circa l’80% da sostanze vegetali.
  • Habitat: l’habitat  è vario e varia a seconda della stagione. Vive prevalentemente nei boschi di montagna, che rappresentano il suo habitat ideale, ma possiamo trovarlo anche nelle radure di fondo valle, che frequenta soprattutto a inizio primavera, o nelle praterie d’alta quota dove si trasferisce, in cerca di refrigerio, nei mesi più caldi.
  • Riproduzione: il periodo dell’accoppiamento inizia a maggio e verso il mese di febbraio le femmine partoriscono da 1 a 3 cuccioli di peso inferiore a 500g.

Letargo

Il letargo è utile all’orso soprattutto per far fronte alle basse temperature e alla mancanza di cibo nei mesi invernali. Tendenzialmente siamo abituati a pensare il letargo come un periodo di stasi assoluta, ma nella realtà dei fatti non è così, infatti  gli orsi anche durante il letargo mantengono un buon grado di reattività agli stimoli esterni e non è raro che anche in questo periodo, in giornate particolarmente miti, possano uscire fuori dalla tana  per procurarsi il cibo. Le femmine nel periodo autunnale devono  alimentarsi abbondantemente, accumulare grasso per il letargo invernale e approvvigionarsi di tutte le risorse sufficienti per portare a compimento la gravidanza.

Distribuzione

Dal 1600 l’areale dell’Orso bruno marsicano si è progressivamente ridotto (Boscagli 1990, 1999; Febbo e Pellegrini 1990, Boscagli et al. 1995), soprattutto a causa della persecuzione dell’uomo (Febbo e Pellegrini 1990), tanto che è stata indispensabile  l’istituzione del Parco Nazionale d’Abruzzo nel 1923 (oggi Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, PNALM) per la salvaguardia di questa specie.

Oggi anche la popolazione dell’orso bruno marsicano, in termini numerici, è estremamente ridotta ed è distribuita quasi esclusivamente all’interno del territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) che si estende su una superficie di 1.500–2.500 km2. Considerando anche le aree periferiche, dove periodicamente si registra la presenza dell’orso marsicano dovuta alla disponibilità di habitat idonei alla specie, si può considerare un più ampio potenziale di presenza areale, pari a oltre 10.000 km2, compresi all’interno del territorio di 5 regioni e 12 province (Posillico et al. 2004, Falcucci 2007, Falcucci et al. 2007).

Censimento

La stima relativa alla presenza degli orsi bruni marsicani all’interno del PNALM è di una cinquantina di unità (intervallo fiduciale: 95% che va da 45 a 69 esemplari), a cui vanno aggiunti alcuni esemplari presenti in aree limitrofe protette, per un totale di 55-85 orsi( Rapporto Orso 2015 – Natura Protetta), di cui 22 maschi e 28 femmine, tra cuccioli e orsi in età riproduttiva, con un rapporto sessi 1:1.27 (MM:FF) e una densità di 38,8 orsi/1000 km².

Dai dati raccolti nel 2016 all’interno del PNALM e nella sua Zona di Protezione Esterna (ZPE), si è registrata la presenza di almeno 6 femmine con 10 cuccioli, di cui 1 scomparso precocemente. Al di fuori del parco è stata rilevata la presenza di una femmina con almeno un cucciolo, che porta ad almeno 7 le unità riproduttive precedentemente elencate e ad 11 i cuccioli nati nel 2016.

Minacce

I principali fattori di rischio per l’incolumità dell’orso marsicano sono senza dubbio la mortalità indotta dall’uomo, la perdita di habitat idoneo, il disturbo esercitato in siti cruciali quali quelli di svernamento e di alimentazione in periodi critici. Oltre a questi fattori che possono ritenersi comuni anche per l’orso bruno dell’appennino centrale, nel caso dell’orso marsicano la ridotta dimensione della popolazione, probabilmente ben al di sotto della minima popolazione vitale e quindi con una bassissima variabilità genetica congiuntamente ad un precario stato sanitario, è un altro gravissimo fattore di rischio.

FONTE: Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Dal 1970 al 2014 nell’area centro-appenninica sono state rinvenute 117 carcasse di orso, di cui 112 nell’area del parco. Il database del PNALM registra, tra il 1971 e il 31 dicembre 2015, una media di morti pari a 2,6 orsi/anno.

FONTE: Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Analizzando nel dettaglio le principali cause di mortalità, nel periodo compreso tra il 1971 e il 2015, si evince che il 25% delle morti (n=28) è riconducibile a casi di bracconaggio o uccisioni d’arma da fuoco, l’8,9% (n=10) a casi di avvelenamento o presunto tale e il 13,3 %(n=15) a casi di travolgimento causato da  autovettura e treno, per un totale di 47.2% (n=53) di morti causate dall’attività antropica.

Nonostante quanto detto finora, è da tenere in conto che dei 40 elementi rinvenuti morti sono stati trovati solo pochi resti che non consentono di determinare con certezza le cause della morte. Non è da escludere inoltre che siano deceduti anche altri orsi non rinvenuti e quindi non classificati,(Rapporto Orso 2015 – Natura Protetta).

È triste constatare che le attività antropiche illegali siano ancora oggi la principale causa di mortalità degli orsi, e che gli sforzi di contrasto a tale minaccia esercitati negli anni si siano dimostrati sostanzialmente inefficaci. Ancora più triste è poi venire a conoscenza del fatto che, una popolazione di orsi ha probabilità di estinguersi inferiori al 10% (entro 100 anni), solo se arriva ad essere composta da almeno 6-8 femmine adulte (Sæther et al. 1998). Gli studi condotti negli ultimi 8 anni rivelano che ogni anno, delle 10 o poco più femmine riproduttive, se ne riproducono in media solo 3-4; questi valori risultano essere del tutto insufficienti ad assicurare la conservazione della popolazione dell’orso bruno marsicano in tempi biologicamente significativi.

Inoltre la ristrettezza in termini numerici della popolazione di orso marsicano, (Randi et al. 1994, Lorenzini et al. 2004a), porta a ridotte possibilità di variabilità genetica che nel tempo potrebbero causare un regime riproduttivo di incrocio che genera una serie di condizioni sfavorevoli che si manifestano prevalentemente nei caratteri riguardanti la sopravvivenza e le capacità riproduttive quali fecondità, natalità, mortalità, o le potenzialità evolutive, quali l’adattamento alle possibili variazioni ambientali e la resistenza alle malattie causate anche dalla diffusione di agenti patogeni da parte dell’uomo (es. zootecnia).

Non vanno poi tralasciate tutte quelle situazioni di disturbo causate dall’inurbamento delle infrastrutture che provocano non solo tagli boschivi, ma anche la presenza diretta dell’uomo nelle aree di insediamento dell’orso, come nel caso della creazione di impianti sciistici, dell’installazione di centrali eoliche, dell’apertura di cave, dell’installazione di impianti fotovoltaici ecc. Queste infrastrutture dovrebbero prendere vita e essere collocate nell’ambiente solo in seguito ad uno studio capillare che tenga conto soprattutto delle conseguenze che potrebbero verificarsi a seguito dell’impatto ambientale.

Confrontando i dati del 2014 con quelli del 2011 si evince, nonostante una discreta produttività, una stabilità demografica. Si contano almeno 31 cuccioli nati dal 2011 al 2014 con una media di 7.8 cuccioli nati/anno, ma i fattori sfavorevoli sopra elencati causano un’alta mortalità nel primo anno di età, e quindi la demografia resta pressoché stabile.

Danni causati dall’orso

La convivenza tra uomo e orso all’interno del territorio dello PNALM e della sua Zona di Protezione Esterna non è sempre pacifica, infatti si registrano annualmente, da un minimo di 119 ad un massimo di 245, sopralluoghi per danni da fauna imputabili all’orso. I danni vengono regolarmente indennizzati da un punto di vista economico e in molti casi si è intervenuti con dispositivi di sicurezza (ricoveri notturni o recinzioni elettrificate), il cui uso corretto riesce a ridurre i danni anche del 100%. Tuttavia negli ultimi anni la convivenza tra orso e uomo si è esasperata non solo come conseguenza dei danni economici, ma anche per la percezione di pericolosità che scaturisce dalla presenza degli orsi nei centri abitati, anche se ad oggi non è riportato nessun caso di aggressione imputabile all’orso marsicano.

Conservazione

L’orso bruno marsicano rappresenta una delle unità di interesse conservazionistico della specie più a rischio di estinzione in Europa e sebbene sia una specie “particolarmente protetta” in Italia (Legge N. 157/92), è da ritenere ancora scarso e non efficiente il lavoro di sensibilizzazione dell’opinione pubblica soprattutto delle popolazioni locali dei territori in cui l’orso vive. È evidente inoltre la mancanza di comunicazione delle strategie atte alla conservazione e ,malgrado dal 2006 sia stato redatto il PATOM (Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano), spesso si assiste ad una forte inattività operativa, generata da un mancato coordinamento tra le varie amministrazioni ed enti pubblici sulle iniziative da intraprendere in difesa dell’orso.

FONTE: Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise

Noi cosa possiamo fare?

Innanzitutto dobbiamo informarci e conoscere per amare e proteggere l’orso e per non averne paura. Dobbiamo costantemente interessarci sulla sue condizioni, come se fosse un nostro stretto parente, e soprattutto divulgare i dati che abbiamo appreso agli altri. Dobbiamo rispettare il suo e il nostro ambiente, denunciare e condannare gli atti di bracconaggio o di avvelenamento, ritenerci fortunati a convivere con una specie unica sulla terra. Dobbiamo quindi promuovere comportamenti sani volti alla sostenibilità ambientale in tal modo da contribuire a proteggere, non solo l’orso, ma anche noi stessi.

 “… L’orso è però avventura, leggenda, storia antichissima, cessata la quale ci sentiremmo tutti un poco più poveri e tristi”. Dino Buzzati

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