È stata pubblicata una ricerca, dalla quale risulta che anche in due dei luoghi più remoti della terra, la Fossa delle Marianne e la Kermadek, cioè due delle fosse Oceaniche più profonde sulla Terra, è presente inquinamento antropico.

Uno studio pubblicato su “Nature Ecology & Evolution” di Alan Jamieson dell’Università di Aberdeen (Newcastle University, Scozia, UK) e colleghi del James Hutton Institute, rivela che l’inquinamento prodotto dalle attività antropiche, ha raggiunto due delle più profonde fosse oceaniche, la Fossa delle Marianne (-10.916 metri) a nord ovest dell’Oceano Pacifico e la meno nota fossa Kermadec, a nord della Nuova Zelanda (-10.047 metri).

A sinistra una scatola di carne Spam a 4.947 metri sotto il livello del mare, a destra una lattina di birra Budweiser a 3.780 di profondità sotto il livello del mare(NOAA Office of Ocean Exploration and Research, 2016 Deepwater Exploration of the Marianas)

Nel 2016 l’Ufficio NOAA di Ocean Exploration and Research ha riferito il ritrovamento di spazzatura in alcune parti della Fossa delle Marianne, tra cui una lattina di birra, un alimento di latta Spam, un pezzo di corda, e un sacchetto di plastica.

«Fino a oggi si pensava che quei luoghi così distanti e irraggiungibili fossero protetti dalle attività umane», commenta Jamieson, «ma dobbiamo ricrederci, il livello di contaminazione rilevato negli anfipodi è simile a quello rilevato in organismi simili che vivono nella Baia di Suruga, una delle zone industriali del nord-ovest del Pacifico, tra le più inquinate al mondo.»

Le fosse Oceaniche

Le profondità oceaniche sono uno degli habitat più remoti e meno conosciuti sulla Terra, ci sono state più persone sulla Luna, (12) che nel punto più profondo dell’Oceano conosciuto la fossa delle Marianne(3) ed è stata l’immersione del batiscafo Trieste con a bordo il tenente di vascello Don Walsh e Jacques Piccard che il 23 gennaio 1960 raggiunsero per la prima volta la profondità della fossa.

Batiscafo Trieste

La fossa delle Marianne situata a nord-ovest nell’Oceano Pacifico è la più profonda depressione oceanica conosciuta al mondo con il punto più profondo, l’abisso Challenger, che raggiunge i 10916 metri sotto il livello del mare.

La fossa delle Kermadec raggiunge i 10 047 metri e si trona a nord della Nuova Zelanda.

Inquinanti organici persistenti POP

Gli inquinanti organici persistenti (Persistent Organic Pollutant, POP) hanno la proprietà di essere distruttori endocrini e sono quindi altamente dannosi per la salute degli organismi. I POP possiedono una idrofobia intrinseca che conferisce un’elevata affinità di legame alle particelle organiche o inorganiche presenti nella colonna d’acqua che, attraverso il trasporto verticale, vengono trasportate nelle profondità oceaniche dove si raccolgono. Essi hanno anche lipofilia intrinseca, cioè questi composti prontamente si bio-accumulano nei lipidi degli organismi fino a concentrazioni 70.000 volte superiori a quelle ambientali.

Negli animali marini, risulta più evidente il fenomeno della cosiddetta magnificazione biologica o bioamplificazione, quel fenomeno per i quale risalendo la catena alimentare, passando da preda a predatore, gli inquinanti si vanno via via accumulando, fino ad arrivare all’apice della catena alimentare dove la concentrazione di inquinanti è maggiore, esempio su tutti sono i cetacei e i delfini che presentano elevate quantità di mercurio accumulatisi con la magnificazione ecologica.

Questi inquinanti sono invulnerabili alla degradazione naturale e quindi persistono nell’ambiente per decenni.

DIOSSINE E DDT

I più conosciuti dei POP sono le diossine e il DDT, che in passato è stato largamente utilizzato come insetticida, fino agli anni sessanta-ottanta quando nella maggior parte dei paesi industrializzati è stato messo al bando, ma in alcune zone tropicali e ancora largamente usato come insetticida contro le zanzare.

Rilasciati nell’ambiente attraverso incidenti industriali, gli scarichi e perdite dalle discariche, queste sostanze inquinanti sono invulnerabili alla degradazione naturale e quindi persistono nell’ambiente per decenni, inoltre essi possono diffondersi a grandi distanze.

Due POP chiave sono policlorobifenili (PCB, utilizzati come fluido dielettrico) ed eteri di difenile polibromurato (PBDE, usati come ritardanti di fiamma).

Il PCB dall’inizio della sua produzione negli anni ’30 del secolo scorso, è stato largamente diffuso per diverse applicazioni. Dal 1970 a causa del suo grado di tossicità è stato messo al bando ,tuttavia, si stima che siano state prodotte almeno 1,3 milioni di tonnellate di PCB.
I PBDE sono ancora in produzione anche se destano preoccupazioni per la salute.

La ricerca

Jamieson e colleghi attraverso l’uso di un sottomarino comandato in remoto hanno campionato, utilizzando trappole distribuite sul Landers, anfipodi (piccoli crostacei) dal Kermadec tra i 7.227 e 10.000 metri, e dalla fossa delle Marianne tra i 7.841 e 10.250 m.

Classificazione Anfipodi

Phylum: Arthropoda
Subphylum: Crustacea
Classe: Malacostraca
Ordine: Amphipoda (Latreille, 1816)

Esemplare di Hirondellea gigas, una delle specie di crostacei raccolti nelle fosse oceaniche nello studio (Credit Dr. Alan Jamieson, Newcastle University)

Gli anfipodi piccoli “crostacei” variano nelle dimensioni da 1 a 340 millimetri, vivono sia in ambiente marino che in acqua dolce, alcune specie sono terrestri, ma hanno comunque bisogno di habitat umidi.
Sono cosmopoliti la maggior parte delle specie vive sui fondali marini a tutte le latitudini, dai poli all’equatore, esistono anche forme planctoniche negli oceani. Sono importanti componenti della catena trofica di molti ambienti.

RISULTATI

Nei tessuti lipidici di questi organismi campionati dai ricercatori, è stata analizzata la presenza di policlorobifenili (PCB) ed polibromodifenileteri (PBDE) .I PCB e PBDEs erano presenti in tutti i campioni in tutte le specie a tutte le profondità in entrambe le fosse.
Le concentrazioni di PCB erano notevolmente superiori nei campioni rinvenuti nella fossa delle Marianne.

Gli alti livelli di PCB nella fossa delle Marianne possono provenire dalla vicinanza alle regioni industrializzate del nord-ovest del Pacifico e al vortice subtropicale del Nord Pacifico, famoso per il Pacific Trash Vortex, l’isola di plastica (estensione stimata tra i 700.000 km² fino a più di 10 milioni di km² ).

CONCLUSIONI

L’autore principale, il dottor Jamieson , ha detto:

“Noi continuiamo a pensare all’oceano profondo come regno remoto e incontaminato, al sicuro dall’impatto umano, ma la nostra ricerca dimostra che, purtroppo, questo non potrebbe essere più lontano dalla verità…In effetti, gli anfipodi che abbiamo campionato, contenevano livelli di contaminazione simili a quelli trovati a Suruga Bay(Giappone), una delle zone industriali più inquinate del nord-ovest del Pacifico…Quello che non sappiamo ancora è ciò che questo causa e causerà all’ecosistema e la comprensione delle conseguenze sull’ecosistema sarà la prossima grande sfida.”

“Non è una grande eredità quella che ci stiamo lasciando alle spalle”

Fonte: Jamieson, AJ et al. Bioaccumulo di inquinanti organici persistenti nel più profondo della fauna oceaniche. Nat. Ecol. Evol. 1, 0051 (2017).

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