Rinvenuta in Abruzzo nel parco regionale naturale del Sirente-Velino, la traccia che rappresenta la testimonianza del più grande dinosauro bipede mai documentato in Italia.

teropode del Gondwana. Illustrazione di Davide Bonadonna

La scoperta è stata pubblicata sulla rivista Cretaceous Research (elsevier journal), dai ricercatori dell’Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) coadiuvati, nell’analisi delle impronte, dagli icnologi ( branca della paleontologia e della biologia che si occupa dello studio delle tracce lasciate dagli organismi animali) dell’Università La Sapienza di Roma, descrive il primo “track site” rinvenuto in Abruzzo, composto da almeno 40 tracce.

LA SCOPERTA

La scoperta è stata fatta nell’estate del 2006, da Fabio Speranza dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ma il luogo era praticamente inaccessibile data la loro disposizione verticale, di conseguenza, non è stato possibile osservare con attenzione, misure, e interpretare le tracce di prima mano sulla superficie.

“sono osservabili su una superficie calcarea, quasi verticale, situata a oltre 1900 metri di quota sul Monte Cagno” racconta in un comunicato Fabio Speranza “La superficie a orme è raggiungibile dopo un’escursione di circa due ore, partendo dal paese di Rocca di Cambio in provincia dell’Aquila.”

Soltanto nel 2015, grazie all’utilizzo della tecnologia, è stato possibile proseguire le ricerche.

LUOGO DEL RITROVAMENTO 

Monte_Ocre-Monte_Cagno

Le tracce affiorano sul lato est del Monte Cagno (42 ° 14′ 20 ” N, 13 ° 28′ 26 ” E), nel parco regionale naturale del Sirente-Velino, di fronte alla cittadina di Rocca di Cambio ( Monte Ocre-Monte Cagno cresta, L’Aquila, Abruzzo), ad un’altezza di circa 1920 m di altezza sul livello del mare.

PRIMO TRACK SITE IN ABRUZZO

È il primo track site rinvenuto in Abruzzo e rappresenta, ad oggi, il quinto del Centro Italia, Sezze (Lazio;. Nicosia et al, 2007), Esperia (Lazio; Petti et al. , 2008a), Riomartino (Lazio;. Citton et al, 2015A, Romano e Citton, 2016) e Terracina (Lazio; dati non pubblicati).

LA MODALITA DI STUDIO

Le immagini delle orme, sono state acquisite di recente grazie ad un abile e sapiente utilizzo dei droni.

Un drone hexacopter, dotato di fotocamera digitale, è stato utilizzato per diversi voli sopra tutto il track site, riuscendo a fotografare da diverse prospettive tutta la superficie.

Attraverso la fotogrammetria digitale è stato possibile la ricostruzione in 3D dell’impronta del dinosauro.

Spiega Speranza: “Grazie a questa tecnica, che ha avuto origine in ambiente cinematografico [il riferimento è a Jurassic Park, del 1993] è stato possibile lo studio in dettaglio delle impronte presenti sulla parete verticale, riportandole in ambiente virtuale cosi da essere facilmente analizzabili al computer. Per una datazione più precisa, sono stati prelevati campioni delle impronte e degli strati immediatamente soprastanti e sottostanti”.

I RISULTATI

La maggior parte delle impronte sono conservate come tracce profonde, che affondano nel fango molle. Alcune tracce, meglio conservate delle altre, sono caratterizzate da impronte del metatarso e sono interpretate come le tracce di riposo di un Theropoda accovacciato (in base al loro orientamento e allo  morfologia tri-dimensionale). La lunghezza 135 centimetri con impressioni metatarsali, indica  proporzioni enormi e rappresenta il più grande Track Maker di teropode mai documentato nella piattaforma  Mesozoica peri-adriatica d’Italia.

CONCLUSIONI

Marco Romano, paleontologo del Museum für Naturkunde di Berlino spiega :

“Doveva essere un dinosauro carnivoro di grandi dimensioni, con una lunghezza stimabile al massimo tra i 7 e i 9 metri, che viveva in una piattaforma carbonatica caratterizzata da un ambiente molto simile a quello delle Bahamas attuali” aggiunge poi “Un tempo si pensava che le piattaforme carbonatiche fossero isolate le une dalle altre e separate dalle masse continentali da profondi bacini. Ma il ritrovamento ulteriore di impronte di dinosauri (vertebrati non adatti al nuoto su lunghe distanze) fa pensare che nel corso del Cretacico si siano create ripetute connessioni tra  queste piattaforme in quella che oggi è l’area mediterranea e Gondwana“.

Da sottolineare dal punto di vista metodologico, l’adozione del rilievo aereo e l’applicazione del digitale con il metodo di fotogrammetria per ottenere un modello tridimensionale, ha dimostrato di essere uno strumento affidabile per lo studio di questi siti, altrimenti difficili da analizzare e interpretare direttamente a causa di inaccessibilità o di esposizione sfavorevole.◊

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