Henderson Island, patrimonio Unesco nel sud del Pacifico, è ricoperta da 18 tonnellate di detriti di plastica.

Un articolo pubblicato sul Proceedings of National Academy of Sciences, da i ricercatori dell’Istituto di Studi Marini e Antartici dell’Università della Tasmania in collaborazione con la Royal Society del Regno Unito, riporta la “tragica” situazione in cui versa la remota isola di Henderson.

Jennifer Lavers, dell’Università di istituto della Tasmania per gli studi marini e il suo collega Alexander Bond, nel 2015 sono rimasti sull’isola per tre mesi e mezzo per studiarne la situazione, la Lavers ha affermato “Ho viaggiato in alcune delle isole più lontane del mondo e ovunque, in qualsiasi zona dell’Oceano, in qualsiasi periodo dell’anno, la storia è sempre la stessa: le spiagge sono disseminate dai rifiuti della nostra attività, ma l’enorme volume di inquinamento di plastica su Henderson Island ha superato qualunque aspettativa. Pensavo che vista la lontananza di Henderson quest’isola fosse rimasta protetta dagli atti dell’uomo. Mi sono completamente sbagliata, la quantità di rifiuti mi ha lasciato senza parole“.

ISOLA DI HENDERSON

Henderson è un isola corallina situata nel sud dell’oceano Pacifico, fa parte dell’arcipelago Pitcairn, territorio britannico d’oltremare (ex colonia britannica), di cui solo l’isola di Pitcairn, la seconda per dimensioni, è abitata.

Henderson, la più grande delle quattro isole dell’arcipelago, nel 1988 fu inserita nella lista dei Patrimoni dell’umanità dall’Unesco, rappresentando uno dei pochi atolli al mondo la cui ecologia non era stata inalterata dagli esseri umani.

Con i suoi 3.700 ettari, l’isola presenta una notevole bio- diversità:

  • 10 specie endemiche di piante
  • quattro specie di uccelli di terra(come la Schiribilla dell’Isola Henderson o la Colomba frugivora)

Si riteneva che il suo isolamento geografico, sono 5 mila i chilometri che la divino dalla terraferma e 71 miglia dall’insediamento più vicino (lì vivono solo 40 persone che visitato di tanto in tanto l’isola in cerca di legna), e il fatto di trovarsi all’interno di una delle riserve marine più grandi del mondo, garantisse la protezione dalla maggior parte delle attività antropiche, ma purtroppo anche se incastonata in una delle aree più belle del mondo, con a sinistra le Fiji, a destra l’Isola di Pasqua e sopra le Galapagos si trova anche nelle vicinanze del vortice subtropicale del Nord Pacifico, famoso per il Pacific Trash Vortex, l’isola di plastica (estensione stimata tra i 700.000 km² fino a più di 10 milioni di km² )luogo dove si vanno ad accumulare i nostri rifiuti finiti in mare.

38 milioni di pezzi di plastica

Secondo la ricerca, le spiagge dell’isola sono ricoperte da circa 18 tonnellate di pezzi di plastica, per una media di 671 pezzi per metro quadrato, la più alta densità di rifiuti di plastica mai misurata al mondo, almeno finora.

Circa il 68% della massa di plastica presente sull’isola è sepolta e si stima che siano 4.500 i pezzi per metro quadro sepolti a una profondità di 10cm.

Ma se questi numeri ancora non vi hanno fatto sobbalzare dalla sedia, sappiate che sono 3.750 i nuovi frammenti di plastica che arrivano sull’isola ogni giorno che si vanno ad aggiungere ai già presenti 38 milioni.

I ricercatori avvertono che la loro stima potrebbe essere per difetto, perché, scrivono, “non è stato possibile prelevare campioni degli oggetti sepolti a più di 10 centimetri di profondità sotto la sabbia, delle particelle più piccole di 2 millimetri di diametro e dei rifiuti sparsi sulle zone rocciose”.

Lavers ha trovato centinaia di granchi che vivevano nella spazzatura, utilizzando tappi di bottiglia, barattoli dei cosmetici e addirittura in un caso la testa di una bambola come tana.

Situazione d’emergenza

Secondo uno studio pubblicato nel 2015 da Jenna Jambeck, docente di ingegneria alla University of Georgia ed esperta di rifiuti oceanici, ogni anno finiscono nell’oceano otto milioni di tonnellate di rifiuti e ha raccontato “uno dei momenti più impressionanti della mia ricerca sul campo, fu quando ero alle Canarie e guardavo le onde che trascinavano a riva enormi quantità di microplastica. Davvero veniva da chiedersi: ‘Che diavolo stiamo facendo?’. Era come se l’oceano ci risputasse indietro tutta la plastica che gli scarichiamo dentro.”

Le 18 tonnellate di plastica presenti su Henderson Island vengono prodotte a livello mondiale in due secondi.

Afferma Lavers “Pulire non è più una opzione. L’immondizia totale di Henderson rappresenta solo 2 secondi della produzione totale di plastica del mondo. I governi di tutto il mondo devono intervenire con urgenza per ridurre la quantità di questo materiale. Non possiamo più aspettare solo la scienza e i dati, dobbiamo intervenire adesso o sarà troppo tardi”.

Questo nuova ricerca si va ad aggiungere alle altre precedenti, come quella che vi abbiamo presentato tempo fa “Anche gli abissi oceanici sono inquinati” (leggi qui), che confermano, se ce ne fosse ancora bisogno, che il problema dell’inquinamento antropico è veramente grave.

Bisogna diffondere consapevolezza sull’inquinamento causato dalla plastica, ed è fondamentale l’utilizzo di materiali biodegradabili.◊

“di isole remote non ne esistono più. Abbiamo trasformato l’oceano in una zuppa di plastica”.

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