La carcassa di un giovane capodoglio è stata trovata il giorno di Natale sulla spiaggia di località Michelino a Parghelia, nel Vibonese, Calabria.

Un giovane esemplare di capodoglio, è stato rinvenuto nel pomeriggio di Natale lungo la spiaggia di località Michelino a Parghelia, nel Vibonese, Calabria, con la coda quasi recisa da un cappio di cordame e lembi di rete da pesca.

Tra i primi ad accorgersene e ad arrivare sul posto il responsabile del Wwf Young della Calabria Domenico Aiello che ha provveduto ad avvisare la Guardia Costiera di Vibo Valentia e il responsabile del settore conservazione del WWF Vibonese, Pino Paolillo.

Il giovane capodoglio dell’età stimata di due anni è stato ritrovato sulla spiaggia di Parghelia (Vibo) © D. Aiello WWF Young

Il giovane Cetaceo

Sulla base dei primi accertamenti, si tratterebbe di un giovane capodoglio di 6,5 metri, di circa due anni e del peso approssimato di 2,5-3.

Dichiara il Wwf, “sulla base dei primi accertamenti, si tratterebbe di un esemplare di circa due anni e del peso approssimato di 2,5-3 tonnellate: si consideri infatti che già al momento del parto, il neonato misura intorno ai 4 metri e può pesare fino a 800 chilogrammi. La morte dello sfortunato cetaceo dovrebbe risalire a pochi giorni prima dello spiaggiamento”.

Secondo Pino Paolillo, corrispondente di zona per la Calabria del Centro Studi Cetacei e responsabile del settore conservazione del WWF Vibonese, “le caratteristiche dell’animale, ancora in giovane età e in fase di svezzamento, lasciano propendere per l’ipotesi che lo stesso si trovasse al seguito della madre o in gruppo con altri cetacei, quando si è imbattuto negli attrezzi da pesca che gli hanno quasi reciso la coda facendogli perdere contatto con il gruppo”.

Le cause del decesso

Evidenti sulla carcassa, all’altezza del peduncolo della pinna caudale, le ferite causate dalla presenza di un cappio di cordame e lembi di rete da pesca, che ne hanno quasi reciso la pinna caudale e che potrebbero essere responsabili della morte.

Secondo la stima degli esperti il decesso sarebbe avvenuto almeno tre giorni prima del ritrovamento.

Afferma Domenico Aiello: “Anche se la causa della morte è ancora ufficialmente da confermare, vedendo l’avanzato stato di decomposizione delle ferite sulla pinna caudale si potrebbe ipotizzare che la rete da pesca attorcigliata abbia provocato abbastanza danni all’animale”.

Spiega una nota del Wwf “Sulle cause della morte e su molti altri aspetti di tipo genetico, parassitologico e tossicologico indagheranno ora gli esperti degli Istituti di zooprofilassi , mobilitati per l’occasione».

Interesse dal punto di vista scientifico

Sostiene ancora Paolillo “Il ritrovamento ha già suscitato notevole interesse dal punto di vista scientifico visto lo stato di buona conservazione della carcassa. Si sono già mossi il servizio veterinario dell’Asp di Vibo Valentia e l’Istituto zooprofilattico di Padova che eseguirà sulla carcassa studi genetici e parassitologici e per rilevare la presenza di metalli pesanti.” Aggiungendo “ Moltissime informazioni se ne potranno ricavare, una vera e propria miniera di dati”.

Conclusioni

Un’ulteriore riprova  della ricca biodiversità del nostro mare, che questa volta però è arrivata purtroppo in modo tragico, e che drammaticamente ci ricorda l’inquinamento del nostro mare da plastiche e altro materiale.◊

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