Secondo report di viaggio di Andrea Aromatisi e Daniela Scaccabarozzi che ci raccontano la loro esperienza di ricerca in Perù.

Il secondo report di viaggio che ci portano Daniela Scaccabarozzi e Andrea Aromatisi, parla dell’attività mineraria sulle Ande peruviane nella regione di Junin.

“Qui stiamo parlando di miniere illegali dove chiunque può decidere un giorno di fare il cercatore d’oro e, riversare rifiuti tossici in natura. Questa è una prassi, non c’è sensibilità da parte di nessuno. Ci sono leggi ma nessuno le rispetta o le fa rispettare. Le persone lavorano la sabbia e usano il mercurio per dividere la sabbia dall’oro. Il mercurio viene riversato nel fiume e, si accumula su piante, acqua, negli organismi, nelle piante, nei pesci. ”

“Ci siamo accorti di problemi legati alla memoria, diffusi nella gente. Nei nostri incontri diretti con le persone, sia tecnici (agronomi e ingegneri) che campesinos (autoctoni), ci siamo resi conto della difficoltà che avevano le persone a ricordare eventi appena trascorsi. E, quindi, ci siamo chiesti se fosse parte del loro modo di essere o se fosse una cosa più seria, legata a problemi di assorbimento di metalli pesanti”.

“La cosa è che, queste miniere sono veramente numerose,” raccontano Andrea e Daniela  “e, si vedono passando. Tutti sanno che sono miniere d’oro illegali, non è che nessuno lo sa o le cose avvengono di nascosto: il fenomeno è visibile a chiunque passi di lì”.

Attività mineraria sulle Ande peruviane nella regione di Junin

Scritto da Andrea Aromatisi

Partiamo da Lima con l’amico Carlo per andare a Jauja, una località montuosa sulle Ande peruviane nella regione di Junin, a 3400 metri di altezza. Un chilometro fuori città si trova una scuola per bambini dai quattro agli undici anni, gestita da una sua parente. Fiorina è il nome della direttrice dell’istituto, la quale si dedica con tanto amore alla gestione delle attività didattiche. Per raggiungere il paese percorriamo 170 km circa su e giù per le strade montuose, toccando il picco massimo di altezza di 4818 metri. A quella quota il respiro si percepisce pesante, l’altitudine e l’aria con poco ossigeno si fanno sentire. Passato il valico, a quota 3800 metri circa, ci imbattiamo in una creatura spaventosa.

L’impatto è massivo e non ci capacitiamo di come possa esistere un paese dai tratti disarmanti dei peggiori film apocalittici. Tutto è grigio e l’aria puzza di piombo. Rimaniamo senza parole e Carlo ci spiega quello che succede qui.

L’impianto industriale in città. Sullo sfondo le montagne completamente denudate per effetto degli agenti tossici.

La Oroya, questo è il nome del paese che stiamo attraversando è una città mineraria e il sito di una fonderia poli-metallica di circa 33.000 persone sul fiume Mantaro. A metà degli anni 2000 è stata identificata come una delle 10 città più inquinate del mondo. Questa città ha guadagnato il posto d’onore sulla relazione del 2007, redatta dal Blacksmith Institute, come uno dei “più inquinati paesi al mondo“.

Come risultato di anni di contaminazioni, le colline immediatamente intorno alla fonderia sono diventate completamente denudate, il fiume è diventato tossico, e la salute degli abitanti della zona ha sofferto molto.
Ai residenti sono stati trovati allarmanti concentrazioni di piombo nel sangue e molti riscontrano affezioni bronchiali. Uno studio del 1999 ha mostrato alti livelli di Cadmio, Arsenico e Piombo diffuse nell’aria di gran lunga al di sopra dei limiti considerati sicuri per la salute.

Il novantanove per cento dei bambini

Secondo questi studi effettuati dal direttore generale della sanità ambientale in Perù, il novantanove per cento dei bambini che vivono dentro e intorno a La Oroya ha livelli di piombo nel sangue che superano i limiti accettabili, ovvero una media di 33,6 mg/dL per bambini di età compresa tra i sei mesi e i dieci anni, il triplo del limite Oms di 10 mg/dL.
Questo tipo di avvelenamento è noto essere particolarmente dannoso per il loro sviluppo e gli effetti di avvelenamento da piombo sono irreversibili.
Secondo altri studi indipendenti più recenti, il 97% dei bambini di età compresa tra 6 mesi e 6 anni, e il 98% di quelli tra i 7 ei 12 anni hanno ancora alti livelli di polveri di metalli pesanti nel sangue. La percentuale raggiunge il 100% in La Oroya Antigua, la zona più vicina alla fonderia.

Anche i bambini appena nati riscontrano elevate quantità di sostanze tossiche nel sangue, ereditate dal grembo materno.

E’ dal 1922, che adulti e bambini sono esposti alle emissioni tossiche nell’aria e nell’acqua ad opera dei rifiuti di scarto. Quindi per decenni, gli abitanti di La Oroya sono stati a diretto contatto con fonti di inquinamento da metalli pesanti, tra cui piombo, cadmio, arsenico e anidride solforosa.

Anche le concentrazioni di biossido di zolfo superano le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Contaminazione del suolo

Per quanto riguarda la contaminazione del suolo, è ancora oggi in fase di studio e si parla di un piano di decontaminazione che dovrebbe essere già in corso. Non è chiaro in quanti anni comunque si possa ripristinare una condizione ambientale così compromessa.

Tutti questi fatti hanno dato inizio a battaglie giudiziarie tra la popolazione che vive in loco, associazioni internazionali che tutelano i diritti umani, il governo peruviano e l’azienda proprietaria dell’impianto. Dal 2000 sono in corso processi e azioni mirate a sensibilizzare la cittadinanza relativamente ai rischi che incorrono per la salute.

Ciò che si sente in questo luogo, passandoci vicino da viaggiatore, è paragonabile ad un pugno nello stomaco in piena corsa. Senza entrare nei dettagli e nelle analisi specifiche di suolo, aria e acqua che credo confermino ancora una volta dati allarmanti, basterebbe un pizzico di buon senso per capire che così le cose non funzionano.

Il fiume Mantaro con reflui di scarico della fonderia in mezzo all’abitato.

La famiglia Amaro

La famiglia di Rosa Amaro ha vissuto per generazioni in La Oroya Antigua, il quartiere vicino alla fonderia e uno dei luoghi più colpiti dall’inquinamento. Nel 2002, Amaro ed i suoi figli hanno partecipato a uno studio condotto dal Ministero della Salute Peruviano. I test hanno dimostrato che suo figlio maggiore di 8 anni, aveva 58 microgrammi di piombo per decilitro di sangue (L’ US Center for Disease Control indica come soglia massima consentita 10 microgrammi per decilitro). Ora il ragazzo, soffre di gastrite e di dolori intensi che richiedono ripetuti viaggi in ospedale.

Un mercato a bordo del fiume, a pochi metri ai camini di emissione.

La famiglia di Amaro ha anche partecipato ad uno studio del 2005 di St. Louis University, il quale ha rilevato non solo elevati livelli di piombo nei bambini, ma anche scoperto che i residenti avevano nel corpo quantità di cadmio, arsenico e antimonio sopra i normali livelli di soglia. Questi elementi tossici sono associati all’insorgenza di patologie come il cancro, l’insufficienza renale ed altre malattie degenaretive.

Dopo che i loro figli sono risultati positivi al piombo nel 2002, Amaro e altri genitori interessati hanno formato un gruppo di base chiamato il Movimento per la salute di La Oroya (MOSAO) per diffondere informazioni su ciò che stava succedendo.

La questione del lavoro

La questione del lavoro ha diviso La Oroya, dove alcuni dicono che la chiusura della fonderia in modo permanente toglierebbe la maggior parte dei posti di lavoro della città. Per sensibilizzare la cittadinanza relativamente agli studi fatti per la salute dei suoi figli, Amaro ha parlato pubblicamente contro la società proprietaria. Egli ha subito molestie e ripetute minacce violente.

In un suo discorso pubblico Amaro disse: “Il terreno è totalmente inquinato da metalli pesanti, non è solo responsabilità del governo ripulire il pasticcio, ma anche della società, che opera qui da tanti anni.”

Sempre Amaro dice: “Ora le cose sembrano un pò migliorate, in un quartiere dove i residenti una volta avevano difficoltà a respirare all’aria aperta, negli ultimi due anni si è avvertito un po’ di sollievo. Non senti i fumi chimici nell’aria, e si possono anche vedere alcune piante verdi uscire dalla terra. Ci piacerebbe se restasse così com’è adesso”.
Se quello che si vede ora è meglio di quello che era qualche anno fà, non oso immaginare come fosse in passato questo luogo. Passando per le strade del paese tutto sembra tranne che un paese dove i bambini possano giocare spensierati e crescere in un territorio sano. Rimangono comunque ancora presenti in loco montagne di piombo in polvere a cielo aperto a poche centinaia di metri dalle abitazioni.

Il Mantaro

Il fiume Mantaro uscito da La Aroya continua a scorrere e scorrere per tutta la valle fino a raggiungere più avanti un altro corso d’acqua chiamato Apurìmac, la sorgente del sistema fluviale maggiore al mondo. I due fiumi una volta unitisi cambiano il loro nome in Ene, fino a confluire a sua volta nel Rio delle Amazzoni. Sugli argini del Mantaro, a pochi km dalla fonte della contaminazione, sorgono coltivazioni di ogni tipo, dalle patate, ai carciofi alcune varietà di grano, amaranto e quinoa.

Il fiume Mantaro prima dell’abitato di Jauja, a circa 40 chilometri dalla sorgente di inquinamento.

Il Mantaro ai miei occhi è un fiume senza vita che trascina col suo scorrere i veleni delle attività minerarie della zona. Le coltivazioni di carciofi sono molto diffuse in questa zona e il loro mercato raggiunge anche i territori dell’Europa.

Ripercussioni sul mondo intero

E’ evidente che quello che succede qui ha ripercussioni non solo sugli abitanti della zona, che muoiono precocemente, ma sul mondo intero. Quello che sorge spontaneo chiedersi è: la protezione della salute delle persone non dovrebbe essere un principio fondamentale? Non è forse un interesse comune la difesa dell’ambiente? Come è possibile che un interesse singolo possa ledere i diritti di vita di migliaia e migliaia di persone? Vedere questo scempio ci fa riflettere su come questo modello di sviluppo economico è lasciato in mano a persone che non distinguono la vita umana e dell’ecosistema dal profitto.

Dopo 90 anni di abusi e depredazione del suolo a questo luogo è stata tolta la dignità. Oltre al problema della deforestazione massiccia della Foresta Amazzonica, quello della contaminazione dei terreni e delle falde acquifere da metalli pesanti è una questione molto accesa in queste zone. Immaginate il più grande sistema fluviale del mondo avvelenato alla sorgente che porta in mare immensi quantitativi di acqua tossica. Questo è quello che succede. Tutto ciò si ripercuote poi su quello che si mangia perchè l’acqua sta alla base della vita. I metalli pesanti si accumulano in piante ed animali.

Mi fermo ad osservare

Davanti a tutto questo mi fermo ad osservare e quello che provo è incredulità. Non mi sembra possibile che ci si possa spingere così oltre, arrivare a tanto è doloroso. Dall’altra parte sento l’impotenza di poter sovvertire questa violenza che ti sfiora quando passi tra le case. Anche l’indifferenza di chi avrebbe la possibilità e il potere di cambiare il ciclo di questi eventi è intollerabile. Non riesco a rimanere in silenzio davanti a tutto questo.

Credo sia indispensabile prendere in mano le nostre vite, riflettere sulle conseguenze delle nostre azioni. Opporsi a questo modello di crescita è un’atto di responsabilità e di rispetto verso noi stessi. Tutto ciò che accade alla Terra ricade sui figli. La Terra non appartiene all’uomo ma è l’uomo che appartiene alla Terra.

Cumuli di polvere di piombo a cielo aperto lungo la strada e a decine di metri dall’abitato.

Complimenti da The Marsican Bear per questo nuovo reportage.

Non perdetevi il prossimo reportage che uscirà la settimana prossima.◊

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