Il primo fossile dello squalo Lamna nasus trovato sul territorio italiano e nell’intera regione mediterranea.

In un nuovo studio, “The porbeagle shark, Lamna nasus (Elasmobranchii: Lamniformes), from the late Pliocene of the central Mediterranean Basin” pubblicato sulla rivista Neues Jahrbuch für Geologie und Paläontologie da un team di geologi e paleontologi del dipartimento di scienze della Terra dell’università di Pisa e del Gruppo Avis mineralogia paleontologia Scandicci (Gamps), viene descritta la scoperta di un fossile dello squalo Lamna nasus, il primo mai trovato sul territorio italiano e nell’intera regione mediterranea.

Secondo i ricercatoti toscani la scoperta del fossile dello squalo Lamna nasus  (meglio noto come smeriglio o vitello di mare) “Fornisce nuovi indizi sull’evoluzione climatica del Mediterraneo”.

Squalo Lamna nasus

“Lo smeriglio, un predatore veloce e vorace strettamente imparentato con il più famoso squalo bianco, è oggi molto raro nelle acque del Mar Mediterraneo, e come fossile è principalmente noto da pochi reperti rinvenuti in Belgio e nei Paesi Bassi” spiega Alberto Collareta dell’Ateneo pisano, principale autore dello studio.

Lo squalo Lamna nasus può arrivare ai 3,6 m e pesare 500kg. La scarsa capacità riproduttiva e l’elevato valore commerciale (nella pesca mirata e occasionale) delle classi di età matura e immatura rendono questa specie estremamente vulnerabile allo sfruttamento eccessivo e all’esaurimento della popolazione. Questo esaurimento, nonostante le variazioni nella disponibilità di dati e il grado di esaurimento tra gli emisferi settentrionale e meridionale, è considerato conforme ai criteri Vulnerabili a livello globale.

Natanson et al . (2002) e Campana et al . (2002) hanno esaminato l’età e la crescita nella popolazione dell’Atlantico nord-occidentale e hanno riportato un’età massima di 26 anni.

La principale minaccia per lo squalo smeriglio è la pesca insostenibile (bersaglio e cattura accessoria) che utilizza la sua carne di altissimo valore. È anche una specie “di pesci da gioco bersaglio” apprezzata per la pesca ricreativa in Irlanda e nel Regno Unito.

Paleontologia sistematica

  • Classe: Chondrichthyes (huxley, 1880);
  • Subclasse: Elasmobranchii (Bonaparte, 1838);
  • Ordine: Lamniformes (Berg, 1958);
    • Famiglia: Lamnidae (müller & henle, 1838);
      • Genere: Lamna (Cuvier, 1816);
        • Specie: Lamna nasus (Bonnaterre, 1788).

La scoperta

L’esemplare fossile dello squalo Lamna nasus  è stato scoperto e raccolto da Simone Casati, uno degli autori dell’articolo, a Castelnuovo Berardenga Scalo (Provincia di Siena, Toscana, Italia centrale).

I ricercatori affermano “A nostra conoscenza, questo esemplare rappresenta la prima documentazione fossile di L. nasus nel bacino del Mediterraneo; come tale, espande le nostre conoscenze sulla tarda biodiversità del Pliocene centrale e contribuisce alla storia fossile e ancora frammentaria del genere Lamna.”

Italia nel Pliocene

Prime fasi di raffreddamento del Mediterraneo

Il fossile ritenuto dai ricercatori risalente al tardo Pliocene (circa 5,3 a circa 2,6 milioni di anni fa) potrebbe fornire nuovi indizi sull’evoluzione climatica del Mediterraneo, soprattutto sulle prime fasi di raffreddamento del Mediterraneo.

I ricercatori Simone Casati e Andrea Di Cencio del GAMPS affermano “il fossile di Lamna ritrovato nel senese e risalente al tardo Pliocene (da circa 5,3 a circa 2,6 milioni di anni fa) potrebbe testimoniare una delle prime fasi di raffreddamento del Mediterraneo, che solo poche centinaia di migliaia di anni prima era popolato da molte specie tropicali simili a quelle che oggi abitano le acque Indo-Pacifiche. Il rafforzamento della glaciazione artica avvenuto circa 3 milioni di anni fa avrebbe infatti mutato sensibilmente le acque toscane inducendo sia la scomparsa di specie tropicali sia l’arrivo di altre tipiche di ambienti temperati e freddi, come lo smeriglio, attraverso lo stretto di Gibilterra”.

Conclusioni

Alberto Collareta conclude: “Il riscaldamento globale a cui assistiamo oggi e, più in generale, una pressione antropica solo in parte sostenibile stanno contribuendo a invertire nuovamente la rotta. Pesci tropicali provenienti dall’Oceano Indiano sono sempre più frequentemente pescati nel Mar Mediterraneo, mentre molte popolazioni caratteristiche di questo bacino sono in forte sofferenza. Sono tante dunque le prospettive di ricerca ancora aperte, con le colline toscani che si riconfermano un eccezionale scrigno naturalistico per chi cerca di redigere la storia biologica del bacino Mediterraneo”.◊

Fonte: Neues Jahrbuch für Geologie und Paläontologie – Abhandlungen, Volume 287, Number 3, March 2018, pp. 307-316(10) 

DOI: https://doi.org/10.1127/njgpa/2018/0718

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Laureato in Scienze Ambientali e laureando nella magistrale di Biologia Ambientale è un vero appassionato della natura nella sua totalità. Fonda The marsican bear nel Marzo 2017 con l’utopico sogno di salvaguardare la Terra e far conoscere a più persone possibili le sue meraviglie, ma nel contempo mostrare la situazione critica che l’uomo ha creato su essa. Appassionato di fotografia, snorkeling, trekking e acquariofilia. Oltre ad essere fondatore e autore di The Marsican Bear, dal 2013 è collaboratore anche del più vasto e completo Magazine dedicato all’Acquario Marino italiano DaniReef.com, vantando un’esperienza ventennale nel mondo acquariofilo. La sua tesi in Scienze Ambientali era incentrata sui coralli con il titolo “Simbiosi tra Symbiodinium (Dinophyta) e Anthozoa (Cnidaria)”

3 Commenti

      • Grazie da parte di tutti noi. Mi sono permesso di aggiungere il video perchè offre maggiore risalto alla notizia. Come abbiamo detto nel comunicato, questo non deve essere un punto di arrivo perché la Toscana del passato ha ancora molte storie da raccontare. Questo è il miglior articolo che ho trovato in rete… si vede che il lavoro è stato letto.

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