Quinto report di viaggio di Andrea Aromatisi e Daniela Scaccabarozzi che ci raccontano la loro esperienza di ricerca in Perù.

Nel quinto report di viaggio Andrea Aromatisi e Daniela Scaccabarozzi, ci raccontano lo scioglimento dei ghiacciai sulle Ande peruviane.

Se vi siete persi i precedenti report questi sono i link:

  1. I custodi delle orchidee
  2. Attività mineraria sulle Ande peruviane nella regione di Junin
  3. Jauja, la scuola di Fiorina e il diritto all’acqua
  4. Le antiche radici del cacao amazzone

Lo scioglimento dei ghiacci e l’inafferrabile linea di regresso

Scritto da Andrea Aromatisi

Arrivare a 4800 metri e vedere davanti la linea bianca dei ghiacciaio che resiste silenziosa e allo stesso tempo malinconica apre in me una ferita. I rimanenti strati di ghiaccio che si ergono davanti ai miei occhi hanno una lunga storia da raccontare, chiedono insistentemente di starli ad ascoltare. Piano piano se ne stanno andando e con loro tutti i loro simili e il tempo che gli rimane da condividere con noi si riduce visibilmente ogni giorno che passa. Nonostante le condizioni a loro poco favorevoli cercano con tutte le loro forze di rimanere compatti, sostenendosi l’uno con l’altro e provando a non pensarci più di tanto.

Anche se gli sforzi sono sovrannaturali non risparmiano mai un sorriso al sole. Se ti fermi ad osservarli puoi sentire la loro voce e il loro respiro. Sono esseri carichi di vita, pieni di brio e naturalezza. Da un lato poi sento la loro rassegnazione alimentata dal fatto che l’umanità a fatica ascolta i loro messaggi, o forse non è più in grado di comprenderli in quanto ha disimparato il loro linguaggio. In effetti non sono visibili dalle città, sono in alto, molto più in alto, in uno spazio dove anche le aquile faticano a volare, ma sono convinto che se ogni individuo avesse la possibilità di osservarli almeno una volta nella vita, inizierebbe a domandarsi il senso delle proprie azioni. Quanto le nostre orecchie sono sorde e non ascoltano più la voce delle montagne? Basta davvero poco per dimenticarci di noi stessi.

Il monte Alpamayo alle prime luci dell’alba

L’acqua un bene primario

Salendo, piano piano per il sentiero, godendomi il paesaggio e le meravigliose bellezze circostanti non riuscivo a togliermi dalla testa l’articolo che avevo letto il giorno prima in internet, relativo alla privatizzazione dell’acqua. Un articolo alquanto incredibile e allo stesso tempo drammatico. Quelle parole mi continuavano a zampillare tra i pensieri e riuscii a levarmele da dosso solo una volta arrivato al campo base dopo un bagno rigenerante nel torrente gelato.

Come si fa a pensare che l’acqua non sia un bene primario, nonostante sia la componente preponderante del nostro corpo? Come si può limitarne l’accesso e trarne profitto in maniera indiscriminata?

E chi si pone questi quesiti può addirittura essere considerato un estremista e uno scellerato.

Risoluzione ONU del 28 luglio 2010 diritto all’acqua “un diritto umano universale e fondamentale”

Tutto questo nonostante la risoluzione ONU del 28 luglio 2010 che dichiara per la prima volta nella storia il diritto all’acqua “un diritto umano universale e fondamentale”. Questa dichiarazione sottolinea ripetutamente che l’acqua potabile e per uso igienico, oltre ad essere un diritto di ogni uomo, più degli altri diritti umani, concerne la dignità della persona, è essenziale al pieno godimento della vita, è fondamentale per tutti gli altri diritti umani. A causa della crescita delle attività umane, dovuta ad un modello di sviluppo non sostenibile, la disponibilità di acqua potabile per persona sta diminuendo.

All’inizio del terzo millennio si calcolava che oltre un miliardo di persone non avesse accesso all’acqua potabile e che il 40% della popolazione mondiale non potesse permettersi il lusso dell’acqua dolce per una minima igiene. La conseguenza è che oltre 2 milioni e duecentomila persone, in maggioranza bambini, sono morte nel 2000 per malattie legate alla scarsità di acqua pulita. Nel 2004 l’organizzazione umanitaria britannica “WaterAid” calcolò la morte di un bambino ogni 15 secondi per via di malattie facilmente prevenibili, contratte a causa della scarsità di acqua pulita. Nel 2006 si sono calcolate trentamila persone morte ogni giorno nel mondo per cause riconducibili alla mancanza d’acqua pulita.

Vista del lago glaciale, dal nome Laguna 69 a circa 4.600 m s.l.m

La grande emergenza ambientale

L’alienazione delle persone che decidono le sorti economiche dell’umanità si sta diffondendo a macchia d’olio. La grande emergenza ambientale che l’umanità intera si troverà ad affrontare nei prossimi decenni sembra che non tocchi minimamente la visione e il pensiero delle persone. La Madre Terra ci sta lanciando dei segnali forti e chiari. Credo fermamente che sia necessario ridisegnare le mappe d’azione. La privazione delle acque è un crimine verso l’umanità. Il nostro corpo è composto per circa il 65-70% di acqua: non consentire l’accessibilità a questa risorsa significa negare l’accesso alla vita. E’ un bene primario a tutti gli effetti e credo che sia una responsabilità di ognuno indignarsi per quanto sta accadendo. Chi non riconosce più i propri diritti si dimentica di se stesso.

Modificare radicalmente i nostri stili di vita

Nei prossimi decenni saremo portati a modificare radicalmente i nostri stili di vita in quanto lo sviluppo economico fondato sullo sfruttamento delle risorse di tipo fossile ha i giorni contati. Alcuni geologi sostengono che il picco massimo di produzione di petrolio nei grandi giacimenti mondiali è già stato superato e questo significa che non si sa con precisione, vista la continua richiesta in aumento in tutti i paesi sviluppati ed in via di sviluppo, per quanto tempo possa protrarsi ancora questo tipo di sistema “petrolio dipendente”.

Tra le altre cose il petrolio è il responsabile primario dello sconvolgimento climatico in atto. Se i ghiacciai ai poli continueranno a sciogliersi con questa rapidità, gli oceani potrebbero alzarsi di 7 metri e questo comporterebbe un cambiamento drastico che avrà conseguenze su tutto il Pianeta. Muterà l’umidità dell’aria, l’incidenza delle pioggie, la fertilità della terra, il livello dell’acqua.

Ghiacciaio in ritiro nei pressi della Laguna 69

I ghiacci potranno arrivare a scomparire

Se i ghiacci continuano a sciogliersi potranno arrivare a scomparire. Alla fine dell’estate 2007 alcuni glaciologi, hanno sostenuto che nelle regioni artiche in una sola settimana è scomparsa una fetta di ghiacci grande quanto la Gran Bretagna. Rimasero sbalorditi in quanto non avevano mai visto niente del genere, non avevano mai osservato una velocità di ritiro così rapida. La regressione in Antartide è calcolata su una media di circa 100/200 metri all’anno. In Groenlandia lo scorso anno è stata misurata una velocità di ritiro pari a 2 metri all’ora.

I ricercatori sostengono che osservandoli con attenzione è addirittura possibile vederne il movimento. Se i ghiacciai continuano a sciogliersi con questi ritmi, a causa del surriscaldamento globale ci sarà una minore quantità di acqua pura che andrà ad alimentare i fiumi di tutto il mondo, e questo significa che l’accessibilità a questa risorsa diventerà sempre di più un privilegio di pochi. La diminuzione di questo flusso vitale sarà impattante sulla salute di tutto il pianeta. L’acqua potabile sta diventando un bene di lusso. Questo sta già succedendo in diversi luoghi nel mondo e le persone sono obbligate a spostarsi per poter sopravvivere, come ho potuto constatare anche qui in Perù. I cicli vitali dell’acqua dipendono da un sottile equilibrio planetario. Se questo non viene mantenuto e preservato non possiamo immaginare quali potrebbero essere le conseguenze globali.

I futuri scenari mondiali

Non abbiamo abbastanza immaginazione per ipotizzare quali potrebbero essere i futuri scenari mondiali. Il surriscaldamento globale è il maggior responsabile delle desertificazione di zone del pianeta, che allo stato attuale delle cose sono facilmente coltivabili. Di questo passo è prevedibile che in futuro la causa principale di fame e miseria diventeranno i problemi ambientali.

La maggior parte degli scienziati sostengono che le conseguenze dei cambiamenti climatici saranno sentite prima dai paesi poveri che vivono di agricoltura. Immaginate che in queste zone cambino drasticamente la fertilità del suolo e la frequenza delle piogge. Le popolazioni più vulnerabili saranno quelle maggiormente colpite e saranno costrette ad abbandonare le loro terre e migrare altrove per sopravvivere. Centinaia di milioni di persone vivono lungo le coste a quote inferiori di un metro rispetto al livello del mare. Molti vivono sui delta dei fiumi che entrano in mare. L’innalzamento dei mari avrà un impatto immediato sui mezzi di sostentamento di molte persone. Il sale penetrerà nei terreni, l’acqua potabile sarà compromessa e la diffusione di infezioni potrà essere un rischio reale.

Riformare il sistema energetico globale

Credo che non servano altri argomenti oltre a quello dello scioglimento dei ghiacci per capire che bisogna al più presto riformare il sistema energetico globale. Lo stravolgimento climatico colpisce i diritti fondamentali dell’uomo. Non solo è immorale ma è la causa di continue crisi in tutto il mondo. Se si desidera una società mondiale più pacifica e dignitosa è necessario contrastare il cambiamento climatico adesso. Il messaggio che i ghiacciai ci stanno lanciando è chiaro e limpido.

Alla luce di questi fatti che si ripropongono su tutto il pianeta, le grandi aziende che commerciano l’acqua stanno preparando il terreno per ricavare profitti da queste situazioni. Le azioni che portano avanti sostengono la tesi che l’acqua è un bene alimentare e quindi ha un valore commerciale. E come tutti i prodotti alimentari ha un valore di mercato.

L’acqua è sicuramente la materia prima più importante sulla Terra. Perché non diventi una merce come tante, i governi e le società dovrebbero tornare a considerare l’acqua come un bene comune e i servizi idrici esclusivamente come servizi pubblici d’interesse generale da gestire fuori dalle logiche di profitto. Privatizzarne le gestione significa mercificare un diritto che, invece di essere tutelato, viene venduto.

Non perdetevi il sesto reportage che uscirà la settimana prossima.

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