Settimo e ultimo report di viaggio di Andrea Aromatisi e Daniela Scaccabarozzi che ci raccontano la loro esperienza di ricerca in Perù.

In questo settimo e ultimo report di viaggio Andrea Aromatisi e Daniela Scaccabarozzi, ci raccontano di una pianta che vive a 5000 metri.

Se vi siete persi i precedenti report questi sono i link:

  1. I custodi delle orchidee
  2. Attività mineraria sulle Ande peruviane nella regione di Junin
  3. Jauja, la scuola di Fiorina e il diritto all’acqua
  4. Le antiche radici del cacao amazzone
  5. Lo scioglimento dei ghiacci e l’inafferrabile linea di regresso
  6. Le miniere d’oro illegali sulle sponde del Rio Santiago nella regione di Amazonas

Quenual- Polylepis la pianta più vicina al cielo

scritto da Andrea Aromatisi

Siamo di nuovo alle prese per un viaggio al di fuori della nube grigia e umida di Lima. Questa volta scegliamo di toccare le quote mozzafiato della Cordigliera andina peruviana. Lassù il cielo è terso, infatti per la maggior parte dei giorni sulle cime durante l’inverno regna sovrano il sole. Ci troviamo nella stagione secca e le precipitazioni sono tutt’al più sporadiche. Subito dopo aver trovato alloggio presso uno spartano alberghetto a Huaraz, la piccola capitale della regione Ancash, a 3080 m sul livello del mare, decidiamo di unirci alla prossima spedizione trekking in calendario.

Punta Union

Raggiungeremo i 4.750 metri di altezza sul livello del mare, toccheremo Punta Union, un nome che chiaramente indica l’unione di due vallate dalle estensioni interminabili. Le due valli culminano in un manto di ghiaccio che si potrà letteralmente sfiorare con le dita. La sola idea di arrivare a questa altitudine e di trascorrere le notti a quote così vicine al cielo ci emoziona, allo stesso tempo non riusciamo ad immaginarci bene cosa ci aspetterà, per cui ascoltiamo gran parte dei consigli che ci vengono offerti.

Ci muniamo di gran quantità di acqua, di cibo energetico di vario genere, indumenti tecnici, berretti e guanti di lana di alpaca per poter affrontare l’ascesa e l’impresa. Queste altitudini non sono routine quotidiana, ma accettiamo la sfida e come si dice in questi casi: “Hai voluto la bicicletta? Adesso pedala!”

Mentre camminiamo, sentiamo delle strane sensazioni dentro di noi, come se tutte le funzioni fisiologiche si fossero placidamente assopite, tutto è più rallentato un po’ come appena ti risvegli al mattino e salti fuori dal letto: stiamo iniziando a convivere con la mancanza di ossigeno. E’ come se una valvola nei polmoni riducesse il suo diametro di apertura man mano che l’ascesa aumenta. Salendo per il sentiero iniziamo a sentire il respiro che si assottiglia e ci accorgiamo di come l’equilibrio della Madre Terra, che ci dà quel respiro sia perfetto. In tali condizioni tutto ciò appare proprio come un assioma indiscutibile. Quello che prima si dava per scontato, durante l’ascesa non lo è più. Tutto è nuovo come alla nascita.

La montagna più alta del pianeta all’interno della fascia tropicale

Anche in questa situazione limite Il contatto con la montagna e la natura più spavalda accende il legame profondo della vita con il tutto attorno e ci consente di mantenere viva quella connessione autentica con la sorprendente potenza di Gaia. Quella che si prospetta non è solo una lunga escursione. Un intenso viaggio dove incontreremo emozioni, limiti e imprevisti, scenari nuovi e incredibili, si sta per materializzare sotto i nostri piedi.

Nei successivi 3 giorni di trekking nel Parco Nazionale del Huascaran, per l’omonima montagna dal fascino supremo , maciniamo passi sfiorando e discendendo la linea dei ghiacci, ai piedi del massiccio montuoso, il Macizo de Huascarán che occupa la parte centro-settentrionale della Cordillera Blanca. Il monte Huascarán si impone all’orizzonte con i suoi 6.768 m s.l.m, tenendo un’altitudine impareggiabile tra le vette Peruviane.

Il fatto che sia la montagna più alta del Perù (e la più alta del pianeta all’interno della fascia tropicale) la rende molto appetita dagli alpinisti di tutto il mondo che, nonostante le difficoltà tecniche di ascensione, la affollano in numero piuttosto cospicuo. È davvero un massiccio imponente e il ghiacciaio che lo ricopre ci fa rabbrividire alla sola vista, il contrasto con il cielo lo fa diventare più bianco e la sua lucentezza sotto i raggi del sole è ammaliante. Siamo molto grati di sostare ai suoi piedi e di poter essere vicini alla sua grandiosità.

Più saliamo e più ci accorgiamo dell’unicità di questa avventura, apprezziamo ogni angolo di terra, di cielo e ogni sosta è l’occasione per scattare innumerevoli foto, ogni scorcio sembra nato per far lavorare un artista con tavolozza e tempere. Quando ci ricapiterà di vivere ancora tutto questo?

Immagine Il re delle vette peruviane: Huascaran

Queñua

Ma oltre alle aquile che ripetutamente imprimono la loro sagoma sul cielo blu, aleggiando sicure del fatto loro, c’è una meravigliosa creatura che stupisce i nostri occhi. Non si tratta di un animale, bensì di una pianta che cresce rigogliosa e indisturbata. Appena al di sotto dell’attacco del ghiacciaio la ritroviamo infatti nel bel mezzo di un’intricata maglia di vegetazione.

Queñua è il nome in quechua (la lingua originaria della popolazioni andine) della pianta in questione, Polylepis invece è il nome scientifico. Polylepis è un genere botanico che comprende piccoli alberi e arbusti. Abbraccia circa 28 specie ed è nativa delle Ande Tropicali. Il genere Polylepis è distribuito in Sud America, in particolare lungo la cordigliera delle Ande. E’ molto diffuso anche in Venezuela, Colombia, Cile, Argentina, Ecuador, Perù e Bolivia.

Questa rosacea delle Ande è economicamente importante perché viene utilizzata in diversi modi. Si tratta di una essenziale fonte di legna per le popolazioni che vivono in queste zone. Il legno viene utilizzato sia come combustibile da ardere che come materiale utile per l’edilizia abitativa. Versatile anche nella costruzione di manici di utensili ed altri attrezzi di vario genere. La corteccia dal colore rosso-marroncino viene poi impiegata per curare le malattie respiratorie e renali ed anche come colorante per la tintura dei tessuti.

Una pianta magica, dalle infinite proprietà. In passato era molto più presente sul territorio, poi per necessità umane sono state incautamente disboscate diverse porzioni di foresta.

La deforestazione

La compagnia di questa pianta è come se facesse arrivare direttamente ossigeno ai nostri polmoni e ci ricarica di aria nuova, indispensabile per proseguire la marcia. La deforestazione non è un’emergenza che riguarda solo zone boschive della Foresta Amazzonica ma anche il Perù delle Ande. Sembra che questo fatto così tangibile e allarmante sia allo stesso tempo tanto distante dall’attenzione degli abitanti e scivola via nell’indifferenza proprio come fa l’acqua piovana che discende le vallate inaridite, spoglie di piante. Affiora una domanda: dove è andato tutto il bagaglio di saggezza delle culture precedenti? Forse è andato perso alla rincorsa di treni di progresso diretti verso una nuova forma di schiavitù globalizzante.

E’ la forza del vento che muove il polline da una pianta all’altra di Polylepis. In alcune zone i suoi esemplari possono raggiungere i 15-20 m di altezza e i tronchi contorti aggirarsi sui 2 m di diametro. Il fogliame è sempreverde, con foglie piccole e molto fitte e un po’ di rami secchi diffusi tra la chioma. Il suo nome Polylepis deriva da due parole greche poli (molti) e letis (stampa), riferendosi alla corteccia composta da più livelli che si staccano in strati sottili.

Questo tipo di corteccia è comune in tutte le specie del genere. Essa è spessa e densa e copre il tronco proteggendolo contro le basse temperature e gli incendi. I suoi frutti sono aereodinamici acheni che una volta seccati presentano delle estensioni che gli consentono la dispersione attraverso il soffio del vento.

L’impollinazione del vento

L’impollinazione del vento è stato un fenomeno evolutivo che, probabilmente, ha permesso a questa pianta straordinaria di colonizzare gli altopiani più impervi, dal momento che la specie non è dipendente da impollinatori animali, come insetti, che sono scarsamente diffusi a queste altitudini.

Macchia di Polylepis a circa 4000 metri di altezza.

Si nota la particolare corteccia contorta di colore rossastro multistrato

Gli alberi che vivono più vicino al cielo

Alcuni individui della specie Polylepis Tarapacana si spingono addirittura sopra i 5000 m, detenendo il primato degli alberi che vivono più vicino al cielo, alle quote più alte del mondo. Si può dire che da una parte abbiamo conosciuto il re delle vette peruviane, dall’altra la sua regina, Quenual, una pianta che non teme né il freddo, le abbondanti nevicate, le escursioni termiche massicce e nemmeno l’altitudine. Il suo lavoro di fotosintesi consente agli alpinisti di raggiungere le alte quote donandogli l’ossigeno che necessitano.

Un modo per esprimere la nostra umanità potrebbe essere quello di onorare questi monumenti naturali portatori di vita, è grazie a loro che noi siamo vivi e possiamo respirare. Fermarsi ad ascoltare nel profondo il loro cuore pulsante, il loro instancabile messaggio di vita, potrà riaprire in noi una nuova finestra sull’universo. Perché non insegnare ai bambini ad abbracciare le piante? Che mondo si genererebbe da questo gesto?

Nell’ultimo nostro tragitto alla soglia delle terre emerse e dell’ossigeno abbiamo incontrato Quenual, come una voce la sua ci chiede di raccontare tutto questo e lo voglio condividere con immenso onore, augurandomi che il suo messaggio si propaghi come acheni nel vento.

Grazie

Questo purtroppo era l’ultimo reportage di viaggio di Andrea Aromatisi e Daniela Scaccabarozzi, hanno raccontato in queste sette settimane la loro esperienza di ricerca in Perù facendoci sentire lì con loro.

Vi ringrazio per aver scelto The Marsican Bear, è stato un grande piacere avere condiviso il vostro viaggio e spero che avrete voglia di raccontarci i vostri futuri viaggi.

Grazie e buona fortuna per tutto.

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