Da Marsica Meteo alcune osservazioni sulla grande sequenza di Terremoti nell’Italia centrale: Cosa ci riserverà il futuro? Cosa possiamo fare per mitigare il rischio?

Correva l’anno 1997 quando Umbria e Marche vennero colpite da un forte terremoto di M 6.0. Possiamo considerare questo sisma come il primo di una lunga serie per l’Italia centrale. Nel 2002 è il Molise a tremare, poi il disastroso terremoto dell’Aquila del 2009 che colpì al cuore la regione Abruzzo.

Sette anni più tardi, il 24 agosto 2016, Amatrice e Accumuli vengono interessate da un sisma di M 6.0, che diede inizio ad una delle più grandi crisi sismiche che l’Italia abbia mai visto. Ad Ottobre dello stesso anno altri forti terremoti più a nord, nella zona di Norcia, rispettivamente di M 5.4, 5.9, 6.5. A quest’ultimo grande sisma non seguirono repliche importanti il che non ha reso la situazione tranquilla fino al gennaio del 2018, quando l’alto aterno, tra Campotosto, Montereaele e Pizzoli, viene colpito da quattro violente scosse a ripetizione di M sopra il 5° Richter.

La mappa rielaborata da Marsica meteo, ma con dati INGV

Ora, osservando la mappa rielaborata da Marsica meteo, ma con dati INGV, notiamo che i forti terremoti degli ultimi 20 anni hanno interessato principalmente quelle zone adiacenti ai terremoti precedenti. Questo è spiegato dal concetto di “trasferimento dello stress tettonico”, secondo cui un sisma importante può trasferire stress a faglie vicine o continue favorendo un successivo terremoto a distanza di mesi o anni.

È ovvio che un terremoto non può essere previsto, ma allo stesso tempo possiamo individuare alcune zone dove questo risulterà più probabile in futuro. Per quanto concerne l’Italia centrale, le aree da tenere maggiormente sotto controllo sono quelle a ovest ed est, ma soprattutto a nord e a sud della grande crisi sismica ancora in atto, vale a dire l’area di Gubbio/Forlì (a nord di Camerino) e l’area dell’Abruzzo centro-meridionale (a sud di L’Aquila). In particolare la zona compresa tra L’Aquila e Sulmona, nel basso Aterno, sembra non essere stata interessata da eventi importanti negli ultimi 1000 anni.

L’Appennino centro-settentrionale

Guardando la sismicità storica possiamo affermare che l’Appepnnino centro-settentrionale, quindi da Norcia fino a Forlì e alla Garfagnana (Liguria), è stato interessato da frequenti terremoti di media magnitudo, vale a dire tra il 5.5 e il 6.0 Richter. Situazione ben diversa nell’Appennino centro-meridionale dove i terremoti sono meno frequenti ma catasfrofici. Purtroppo dobbiamo tenere conto che in fondo, negli ultimi anni, abbiamo assistito solo a terremoti di media energia: Molise 2002, L’Aquila 2009 (Mw 6.1), Amatrice 2016 (Mw 6.0).

Questi ultimi due in particolare sono stati eventi sismici disastrosi nei pressi della zona epicentrale, ma innocui a pochi km di distanza. In realtà i forti terremoti, quelli che raggiungono o superano la magnitudo 7, provocano danni ingenti in una zona vastissima, rendendo complicate le operazioni di soccorso. Immaginate la situazione di Amatrice in un raggio d’azione di 40/50 km. Sarebbe una catastrofe.

In passato molte zone d’Italia sono state colpite da simili eventi, in primis la Calabria centrale e meridionale. Sono molti anni che in Italia non si registrano simili eventi e, purtroppo, prima o poi riaccadranno. Per tale ragione l’attuale governo e quelli successivi dovrebbero attuare una strategia di pronto intervento che metta in moto, in qualsiasi momento, centinaia di persone per le operazioni di soccorso, magari con un ipotetico aiuto europeo.

Marsica

Per quanto riguarda la Marsica notiamo negli ultimi anni una bassa concentrazione di scosse, anche di piccola magnitudo, in linea con le caratteristiche della zona che vede una bassa sismicità strumentale rispetto ad altre zone (come ad esempio Norcia/Amatrice). Il territorio marsicano resta una delle aree più pericolose dell’intera penisola, ma è alquanto improbabile il rilascio dell’evento massimo (M 7.0) della faglia del Fucino, dato che sono passati solo circa 100 anni da quel drammatico 13 gennaio 1915.

I tempi di ritorno per la faglia del Fucino sono stimati in più di 1000-1500 anni. Tempi di ritorno riferiti all’evento massimo atteso. Di conseguenza non sono affatto improbabili eventi moderati (tra 4.5 e 5.5).

nessuno può sapere quanta energia può liberare

Resta comunque il fatto che stiamo parlando di un argomento troppo complicato e nessuno può sapere quanta energia può liberare una determinata faglia in un determinato momento. Sempre per quanto concerne la Marsica ci sono altre zone che in passato sono state interessate da scosse di moderata intensità, come la Valle Roveto, i Monti Simbruini, la zona di Pescasseroli, nonché l’area compresa tra Rosciolo, Magliano dei Marsi e Scurcola, che negli ultimi anni è stata interessata con una certa regolarità da eventi improvvisi tra il 3 e il 3.8 Richter: nel 2005, nel 2011 e l’ultima volta il 10 settembre del 2017, esattamente un anno fa.

Questa è un’area che necessita di un continuo monitoraggio, dato che, anche se i terremoti non possono essere previsti, sappiamo che qui gli eventi sismici che vengono registrati sono caratterizzati da una profondità medio-bassa, tra i 5 e i 9 km. Di conseguenza anche un evento di moderata intensità può causare qualche danno in un piccolo raggio d’azione, come ci insegna il terremoto del 1904, di magnitudo 5.7 con epicentro nella zona di Rosciolo, quando si registrarono molti crolli tra Magliano e Scurcola e solo lievi e piccole lesioni ad Avezzano e dintorni.

Conclusione

In conclusione, dobbiamo imparare a non mettere mai la testa sotto la sabbia. I terremoti dell’Aquila e di Amatrice ci hanno insegnato tanto a caro prezzo e dobbiamo fare tesoro di questa lezione. Dobbiamo preoccuparci, ma nel vero senso della parola. OCCUPARCENE PRIMA, non dopo.

Non possiamo ristrutturare le nostre abitazioni? Adottiamo allora quella che noi chiamiamo “prevenzione a basso costo”: avere una torcia sul comodino, non posizionare gli oggetti pesanti sugli scaffali, avere idea del posto più sicuro della casa, avere in macchina o in un posto fuori dall’abitazione una borsa con tutto l’occorrente al suo interno, come maglie, felpe, medicinali, acqua, cibo a lunga conservazione. Sono tutti piccoli segreti che, pur non facendo miracoli, possono aiutare in una grande emergenza.

“L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza.” ~ Giovanni Falcone 

 

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