Le faggete vetuste, vero e proprio memoriale storico che da 600 anni dimora nelle montagne del Parco Nazionale D’Abruzzo.

Foto di Luca Bravi

♦ Di Lorenza Tersone ♦

Un anno fa le faggete vetuste del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise sono entrate a far parte della lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO. (leggi l’articolo Un anno di Unesco per le Foreste Vetuste Marsicane (Abruzzo) ).

Un riconoscimento importante che ha coinvolto anche il comune di Lecce nei Marsi, che grazie alla cura e alla diligenza degli uomini è riuscito a conservare la secolare faggeta Moricento.

Qui un’alba autunnale illumina uno scorcio della foresta di “Selva Moricento”, situata nel Comune di Lecce nei Marsi. Questa è una delle foreste più vaste e selvagge del PNALM. Si tratta praticamente di quasi 190 ettari di wilderness dove la faggeta si sviluppa tra crinali montuosi e doline carsiche, nascondendo grotte e splendide radure, territorio impervio e di difficile accesso per lupi e orsi. Selva Moricento © Bruno D’Amicis

Tale ecosistema si fregia della presenza dei più antichi faggi d’Europa, dimora di rare specie di animali, come il lupo appenninico e l’orso bruno marsicano.

Lecce nei Marsi

Un tesoro naturalistico che rappresenta un’importante tratto storico e biologico di Lecce nei Marsi, paese della provincia dell’Aquila, situato nel cuore della Marsica, di cui l’origine del nome risulta essere piuttosto incerta: secondo una teoria, il nome Lecce deriverebbe dal latino “Quercus Ilex”, ovvero “pianta del leccio”, presente in abbondanza nella valle sottostante il paese originario.

L’ipotesi però è stata smentita da alcuni studiosi i quali sostengono che il paese corrispondente a Lecce Vecchio situato a 1270 metri s.l.m., fu fondato nel X secolo dai Lici una popolazione asiatica che durante le crociate deviò il suo tragitto verso sud stanziandosi intorno all’antico lago del Fucino.

Dunque dalla lontana Licia, storica regione dell’Asia minore da cui provenivano i Lici, discenderebbe l’origine del nome di Lecce. A sostegno di questa ipotesi ci sono diversi elementi, fra tutti la commemorazione del santo patrono di Lecce, San Biagio, venerato principalmente in Asia minore. Anche la preposizione che segue il nome Lecce è “nei Marsi” e non “dei Marsi” come altri centri marsicani. Questo testimonierebbe una certa estraneità della popolazione venuta da lontano rispetto ai luoghi circostanti.

Il centro originario del paese fu certamente l’antica Litium, situata nel territorio dei Marsi, l’antico popolo che visse nei luoghi situati presso il lago del Fucino. Lecce sarebbe risorta in epoca longobarda, dopo che il castello marso fu distrutto durante la “guerra marsica” combattuta dagli italici contro i romani. Il paese era costituito da diversi casali che con il passare del tempo confluirono in un nucleo principale.

Foto di Luca Bravi

Licine o Liciae

Nel medioevo Lecce era chiamata Licine (o Liciae) e apparteneva alla contea di Celano. Difatti a quei tempi il paese era sotto il dominio, come quasi tutti i centri fucensi, a Odoardo Colonna e sua moglie Covella. Nel XVI secolo Lecce passò sotto il controllo dei Piccolomini, mentre in epoca moderna il paese fu distrutto dal terremoto del 13 gennaio del 1915.

Foto di Luca Bravi
Foto di Giovanni Ares Lo Re

Il devastante sisma causò l’abbandono delle località poste in altura: Sierri, Ca’ Buccella, Ca’ Marino, Ca’ Scappone e Macchia-Ca’ Carlone, già parzialmente in rovina, furono definitivamente abbandonate dai pochi superstiti e il paese di Lecce nei Marsi fu ricostruito a valle.

Il tronco cavo di un patriarca della foresta, un albero plurisecolare ancora in vita, ci ha permesso di accedere ad un altro mondo. Abbiamo superato corteccia, libro, cambio… e siamo entrati all’interno della pianta, sentendoci come nel ventre di una balena. La foresta vetusta ci è allora apparsa con il punto di vista del coleottero e del pipistrello, delle ife fungine e delle gocce d’acqua. Quante cose si possono scoprire semplicemente cambiando prospettiva! Foto © Bruno D’Amicis – silva.pictures

Conclusioni

La maggior parte di questi fatti si sono svolti contemporaneamente alla crescita delle faggete vetuste, un vero e proprio memoriale storico che da 600 anni dimora nelle montagne del Parco Nazionale D’Abruzzo. Se quei faggi potessero parlare non ci racconterebbero solamente la loro storia personale, ma testimonierebbero le numerose vicende umane susseguitesi nel corso dei secoli.

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