Il prof. Enrico Maddalena del Dipartimento Didattica della FIAF ci racconta un aneddoto che ci riporta ad una fotografia creativa e originale.

I nostri genitori hanno vissuto l’epoca della fotografia creativa dove ci si organizzava anche con una semplice scatola di scarpe per poter sviluppare e osservare una foto, di questo periodo ci parla, attraverso un aneddoto, il prof. Enrico Maddalena del Dipartimento Didattica della FIAF.

Ero nell’età in cui si frequentano le superiori. Folgorato da una magnifica immagine su di una rivista di fotografia di mio padre, avevo iniziato a fotografare con la Closter che mi aveva messo a disposizione, così come mi aveva messo a disposizione tutti i suoi libri di fotografia. Libri e riviste che divorai in pochi giorni.

Ma un vero appassionato non si limita a scattare, vuole sviluppare e stampare i suoi negativi. Così mio padre mi costruì un ingranditore utilizzando la parabola di un faro di automobile ed un tunnel di specchi che ne convogliava la luce su di un vetro smerigliato. Da obiettivo fungeva la sua macchina a soffietto. Un ingranditore a colonna artigianale che scorreva su due tubi di ferro e che veniva bloccato da una staffa, stretta da una vite a galletto. Allestii una camera oscura nel sottotetto e vi passavo interi pomeriggi fra l’odore dell’iposolfito e dell’idrochinone.

Curiosi di questa mia attività, gli amici mi chiesero di far loro una dimostrazione.

Poiché sarebbe stato scomodo trasportare sulla bicicletta l’ingombrante e pesante ingranditore, ne costruii uno utilizzando una scatola da scarpe ed una lente. Lo portai, assieme a due bottigliette di sviluppo e fissaggio, a casa di Ezio che ci aveva invitati a cena per l’occasione.

Mentre la mamma e la sorella Floriana preparavano da mangiare, ci spostammo in una stanza ed allestimmo il laboratorio. Due piatti fondi sostituirono le bacinelle e realizzai la luce di sicurezza avvolgendo attorno ad una lampadina un po’ di quella carta traslucida rossa con la quale venivano avvolte le confezioni di lastre. Ezio mi passó un negativo dove c’era il ritratto a mezzo busto della sorella Floriana. Lo presi e iniziai le operazioni sotto lo sguardo attento degli amici. La scatola da scarpe fu accesa per qualche secondo e le fattezze a toni invertiti di Floriana si proiettarono sul cartoncino 6×9. Tutti gli occhi erano fissi su quel cartoncino che era rimasto immacolato, forse pensando ad un insuccesso. Lo immersi nel piatto con lo sviluppo, sgomitando un po’ fra Ennio, Peppino e Franco che guardavano curiosi e vicini, sotto la debole luce rossa. Il cartoncino restó bianco per un po’, poi sembrò che apparisse qualcosa. Qualcosa di grigio andava delineandosi lentamente. Il grigio si intensificò sempre più velocemente fin quando comparve chiara e nitida l’immagine positiva di Floriana, fra le grida di stupore degli amici. Ma non feci in tempo ad immergerla nel fissaggio che Ezio, in preda all’entusiasmo, prese la foto sgocciolante della sorella e corse, con noi dietro, a farla ammirare alle donne che erano indaffarate tra pentole e fornelli. Tutti gli occhi erano fissi su quel cartoncino che pian piano andava scurendosi e cancellando così l’immagine di Floriana che misteriosamente scompariva così come misteriosamente era apparsa. Maddalena, 12 dicembre 2018

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