Uno scheletro parziale di un dinosauro portato alla luce oltre due decenni fa in Italia è stato riconosciuto come appartenente a un nuovo genere e specie. 

Saltriovenator – by D. Bonadonna

Nel nuovo studio “The oldest ceratosaurian (Dinosauria: Theropoda), from the Lower Jurassic of Italy, sheds light on the evolution of the three-fingered hand of birds” pubblicato ieri 19 dicembre 2018 da un team di ricercatori Italiani ( Cristiano Dal Sasso, paleontologo del Museo di Storia Naturale di Milano; Simone Maganuco, paleontologo freelance e collaboratore del Museo di Storia Naturale di Milano; e Andrea Cau, paleontologo del Museo Capellini dell’Università di Bologna), viene descritto il più antico ceratosauro conosciuto e il dinosauro predatore più grande del mondo (una tonnellata) del Giurassico inferiore: il Saltriovenator zanellai (Dal Sasso, Maganuco e Cau, 2018).

Al Museo di Storia naturale di Milano, i paleontologi Cristiano Dal Sasso (a sinistra) e gli altri autori dello studio, Simone Maganuco e Andrea Cau (al centro e a destra) analizzano le ossa di Saltriovenator conservate nelle collezioni del Museo. Fotografia di Gabriele Bindellini.

Afferma Dal Sasso, primo autore dello studio: “Questo esemplare è più importante di quello che immaginavamo. È il più antico del suo gruppo, i ceratosauri, e anticipa di 25 milioni di anni la comparsa dei grandi dinosauri predatori”.

La scoperta

Le ossa dell’olotipo Saltriovenator zanellai furono scoperte casualmente nel 1996 da Angelo Zanella, in una grande cava situata nelle Prealpi, al confine svizzero-italiano vicino a Saltrio, a meno di 80 km a nord di Milano, provincia di Varese, Lombardia.

A sinistra, la cartina dell’Italia, in cui viene messo in evidenza il comune di Saltrio, in Lombardia, dove Angelo Zanella ha scoperto il dinosauro che prende il suo nome. In alto a destra, la cava di Saltrio, situata a 8 chilometri a nord da Milano, poco distante dal confine con la Svizzera. In basso a destra, il recupero dei blocchi di roccia calcarea in cui giacevano le ossa. Fotografia di Simone Maganuco

Ha affermato Cau nel suo blog:

“Le ossa dell’olotipo di Saltriovenator zanellai provengono da livelli particolari della Formazione di Saltrio. Questa è una unità stratigrafica di sedimento marino di età giurassica inferiore. I livelli contenenti le ossa sono caratterizzati dal punto di vista biostratigrafico da una peculiare combinazione di molluschi ammonoidi che permette di restringere l’età del fossile in modo molto preciso (per gli standard mesozoici): siamo nella parte inferiore del Simemuriano, databile tra 199 e 197 milioni di anni fa. Saltriovenator è quindi almeno 80 milioni di anni più vecchio di Scipionyx e oltre 120 milioni di anni più antico di Tethyshadros (quanto è lungo il Mesozoico!), ed è quindi il primo dinosauro italiano di età giurassica.”

Saltriovenator zanellai

Il nome di questo nuovo dinosauro Saltriovenator zanellai significa “cacciatore di Saltrio“, “di Zanella” (dal cognome del suo scopritore ),

Ha affermato Cau nel suo blog: “Come è ben noto fin dalla scoperta, l’animale è un dinosauro theropode… confrontato con altri theropodi del Giurassico Inferiore, Saltriovenator è molto grande e particolarmente robusto. Difatti, esso è probabilmente il più grande theropode del Giurassico Inferiore attualmente noto.”

Cristiano Dal Sasso (a sinistra) e Angelo Zanella (a destra) davanti al profilo a grandezza naturale (7,5 metri di lunghezza) di Saltriovenator zanellai. Per ricostruire le parti scheletriche mancanti è stato preso come riferimento il ceratosauro americano. Fotografia di Marco Auditore e Gabriele Bindellin.

Il Saltriovenator zanellai aveva un’andatura bibite e probabilmente era lungo 8 metri e il suo peso era di circa una tonnellata. Dimensioni che lo rendono il più grande e più robusto dinosauro predatore noto del Giurassico inferiore.

Cau nel suo blog scrive:

“Sebbene le poche ossa non permettano una stima precisa delle sue dimensioni, le ossa comparabili sono più grandi rispetto a quelle di Dilophosaurus o Cryolophosaurus (finora, i più grandi theropodi del Giurassico Inferiore), e sono della stessa taglia delle ossa di un famoso esemplare quasi completo di Allosaurus (“Big Al”), questo ultimo lungo circa 8 metri. Pertanto, è ragionevole ipotizzare che Saltriovenator avesse una lunghezza comparabile a “Big Al”, ed una massa stimabile intorno ad una tonnellata (le varie stime che abbiamo realizzato, usando modelli scheletrici e formule basate sulle dimensioni delle singole ossa, oscillano tra 900 e 1600 kg: quindi, è ragionevole concludere che Saltriovenator pesasse intorno alla tonnellata).

Oltre alle dimensioni assolute, quello che colpisce di Saltriovenator è la robustezza delle ossa, in particolare del braccio e della mano. Il confronto con le ossa omologhe di Dilophosaurus ci mostra chiaramente che Saltriovenator era ben più massiccio e robusto rispetto ai theropodi di grado coelophysoide (come i dilophosauridi), che costituiscono la maggioranza delle faune a theropodi della base del Giurassico.”

Questo dinosauro aveva un cranio di ottanta centimetri,  provvisto di denti seghettati e molto aguzzi, arti anteriori con quattro dita, delle quali tre provviste di artigli ricurvi.

Afferma Cristiano Dal Sasso : “Sebbene frammentario, lo scheletro di Saltriovenator mostra un mosaico di caratteri anatomici ancestrali e derivati, che si trovano rispettivamente nei dinosauri con mani a quattro dita, come i dilofosauri e i ceratosauri, e nei teropodi tetanuri che hanno mani con tre dita, come gli allosauri”.

Origine dell’ala degli uccelli

La scoperta di Saltriovenator zanellai smentisce l’ipotesi dell’origine dell’ala degli uccelli. Per alcuni ricercatori deriva dalla fusione dell’indice, medio e anulare( dita II, III e IV) della mano dei teropodi. Questo nuovo studio infatti conferma che l’origine è da attribuire alla fusione del pollice, indice e medio ( dita I, II e III ).

Afferma Cau: “Queste due versioni sono da sempre oggetto di dibattito da parte dei paleontologi. Anche se Limusaurus si adatta bene al modello II, III e IV, la sua mano non è significativa per comprendere l’origine degli uccelli, poiché rappresenta una specializzazione che caratterizza solo alcuni dinosauri imparentati con Saltriovenator, ma non costituisce uno stadio di transizione che conduce ai volatili. Con il nuovo studio dimostriamo che lo stadio di transizione corretto è invece rappresentato da Saltriovenator, confermando che l’ala negli uccelli sarebbe derivata dalle dita I, II e III del ceratosauro”.

Saltriovenator – by D. Bonadonna

Conclusione

Retrodata di 25 milioni di anni la comparsa dei grandi dinosauri predatori è il primo dinosauro italiano del Giurassico e unico dinosauro lombardo.

Bibliografia:

Dal Sasso C., Maganuco S., Cau A. 2018 – The oldest ceratosaurian (Dinosauria: Theropoda), from the Lower Jurassic of Italy, sheds light on the evolution of the three-fingered hand of birds. PeerJ6:e5976. doi:10.7717/peerj.5976

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