Un recente studio ha evidenziato come la desalinizzazione versi nell’acqua più salamoie tossiche di quanto si pensasse in precedenza.

Secondo la nuova ricerca “The state of desalination and brine production: A global outlook”, pubblicata il 14 gennaio 2019 su Science of the Total Environment da un team di ricercatori dell’United Nations University (UNU – Canada), dell’università olandese di Wageningen e del Gwangju Institute of Science and Technology (Corea del sud), la tecnologia pensata per aiutare a risolvere la crescente penuria di acqua nel mondo sta producendo un dilemma ambientale salato. Lo scarto degli impianti di dissalazione (denominato in questo studio dai ricercatori come “salamoia”), cioè il concentrato di sale marino che rimane al termine del processo di dissalazione, è in numero maggiore all’acqua priva di sale: 1,5 volte di più dell’acqua dissalata, il 50% in più di quanto si riteneva in precedenza.

Nello studio viene affermato: “Il numero in rapida crescita di impianti di dissalazione in tutto il mondo, placherà una crescente sete di acqua dolce ma creerà anche un dilemma salato: come trattare tutta la salamoia avanzata carica di sostanze chimiche”.

Gli impianti di dissalazione

La tecnologia pensata per aiutare a risolvere la crescente penuria d’acqua nel mondo sta producendo un dilemma ambientale salato.

Gli impianti di dissalazione, che estraggono l’acqua dall’oceano e la rendono potabile, scaricano ogni giorno nell’ambiente circa 142 miliardi di litri di acqua estremamente salata chiamata salamoia.

Salamoia che, secondo i ricercatori dello studio, può alterare in maniera negativa gli ecosistemi oceanici minacciando direttamente la vita marina.

Afferma il coautore dello studio Manzoor Qadir, scienziato ambientale presso l’Istituto delle Nazioni Unite per l’acqua, l’ambiente e la salute a Hamilton, in Canada: “Da un lato, stiamo cercando di fornire alle popolazioni (in particolare nelle aree desertiche) la quantità necessaria di acqua potabile. Ma allo stesso tempo, stiamo creando un qualcosa di preoccupante per l’ambiente”.

Tra la crescita della popolazione umana e il cambiamento climatico, l’acqua sta diventando sempre più scarsa. La tecnologia di dissalazione è diventata una soluzione praticabile a questo problema ed è cresciuta esponenzialmente in popolarità dagli anni ’80. Quasi 16.000 impianti ora operano in tutto il mondo.

La dissalazione si basa sull’evaporazione o sulle membrane specializzate per separare l’acqua pura chimicamente o elettricamente da un flusso di acqua salata. Ma due flussi fluiscono sempre fuori dal sistema: uno che diventa acqua che le persone possono usare, e un altro con la salamoia extra-salina, che viene rilasciata nell’ambiente.

La scoperta

Dice Qadir che le ricerche precedenti non hanno valutato la quantità di salamoia prodotta da queste strutture. Gli scienziati hanno ipotizzato che le strutture di desalinizzazione producessero in media lo stesso rapporto di salamoia e acqua pura (un litro di salamoia per ogni litro di acqua pura). Ma questa ipotesi si è rivelata sbagliata.

Utilizzando i dati sulle fonti d’acqua e la tecnologia utilizzata negli impianti di dissalazione in tutto il mondo, Qadir e i suoi colleghi hanno stimato per la prima volta la quantità di salamoia scaricata quotidianamente. Per ogni litro di acqua pura prodotta, hanno scoperto che in media 1,5 litri di salamoia altamente concentrata vengono rilasciati nell’ambiente. Al giorno, questo valore si traduce in più della metà del volume giornaliero di acqua versata sulle Cascate del Niagara, con il 70% di esso proveniente da impianti di desalinizzazione in Nord Africa e Medio Oriente.

Salamoia e ambiente

Afferma Qadir che quando la salamoia rientra nell’oceano, “si crea una specie di ambiente locale”. Lo scarico altamente concentrato, che può contenere anche metalli e sostanze chimiche antivegetative (lo studio ha accertato in particolare la presenza di rame e cloro), è più denso dell’acqua di mare, quindi scorre come un pennacchio salato sul fondo marino e può avvelenare gli organismi marini che vivono nelle vicinanze. Alcune salamoie possono anche essere ancora calde dai processi evaporativi che subiscono durante la desalinizzazione.

Ciò che preoccupa maggiormente, secondo John Burt, un biologo del New York University’s campus di Abu Dhab che non ha preso parte allo studio, sono le sostanze chimiche presenti spesso nella salamoia.

Afferma Burt: “l’esposizione permanente a queste sostanze può produrre impatti ambientali in un raggio di diverse migliaia di metri attorno all’impianto, con sostanze inquinanti quali i metalli che rischiano di accumularsi nella catena alimentare”.

Quantità di salamoia di dissalazione rilasciata al giorno per regione. Fonte: E. Jones e altri / Science of the Total Environment 2019

Lo studio non vuole screditare la dissalazione

Sono stati proposti suggerimenti per la riconversione della salamoia, anche per l’irrigazione di campi agricoli tolleranti al sale, l’estrazione di metalli come il magnesio o l’uranio, o la raccolta di sale contro l’estrazione mineraria.

Afferma Yoram Cohen, un ingegnere chimico dell’UCLA: “In termini di tecnologia, puoi prendere la salamoia e farla evaporare per recuperare il sale. Ma il prezzo è enorme.”

A seconda della posizione e del tipo di tecnologia, la desalinizzazione da sola può costare tra $ 0,50 e oltre $ 2 per produrre 1.000 litri di acqua potabile. L’ulteriore evaporazione degli scarti della salamoia aumenterebbe il costo.

Le moderne tecnologie di dissalazione, come gli ossidi di grafene, stanno diventando più convenienti e rilasciano meno scarichi di salamoia. Ma non sono distribuiti universalmente e sono rari in Medio Oriente, dove la desalinizzazione è più utilizzata.

Qadir dichiara: “Dobbiamo fare in modo che si utilizzino più tipi di tecnologie che producano acqua desalinizzata. E’ necessario tradurre in realtà tali ricerche e trasformare un problema ambientale in un’opportunità economica. Questo è particolarmente importante nei Paesi che producono grandi volumi di salamoia con efficienze relativamente basse, come Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait e Qatar.”

Conclusioni

Vladimir Smakhtin, direttore dell’UNU-Inweh, altro autore dello studio dichiara: “Attualmente, circa 1,5 –  2 miliardi di persone vivono in aree di scarsità fisica di acqua, dove le risorse idriche sono insufficienti per soddisfare le richieste di acqua, almeno durante una parte dell’anno. Circa mezzo miliardo di persone soffrono di carenza idrica per tutto l’anno. C’è l’urgente bisogno di rendere le tecnologie di desalinizzazione più accessibili e di estenderle a Paesi a basso reddito e a reddito medio-basso. Dobbiamo affrontare gli aspetti potenzialmente negativi della desalinizzazione, ovvero il danno causato dalla salamoia e dall’inquinamento chimico all’ambiente marino e la salute umana. La buona notizia è che con gli sforzi sono stati fatti negli ultimi anni e con il continuo perfezionamento della tecnologia e il miglioramento della convenienza economica, vediamo una prospettiva positiva e promettente”.

Argomento che non deve essere per niente preso sotto gamba e messo in secondo piano. Mano a mano che le risorse idriche scarseggeranno, si dovrà ricorrere sempre più alla dissalazione e quindi si andranno ad aumentare i problemi che per ora ne derivano.

Citazioni

Jones et al. The state of desalination and brine production: A global outlook. Science of the Total Environment. Vol. 657, January 14, 2019, p. 1343. doi:10.1016/j.scitotenv.2018.12.076.

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