L’uomo ha prima tolto l’orso dal Trentino poi è riuscito a riportarcelo e adesso non lo vuole più. L’Orso M49 simbolo dell’errata gestione degli orsi in Trentino.

Lo scorso primo luglio il Presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti ha disposto l’ordinanza di “captivazione permanente” dell’orso bruno denominato M49. Il servizio foreste e fauna della provincia è stato incaricato mediante il corpo forestale di procedere alla cattura di quest’orso per destinarlo alla cattività a vita e impedire cosi che si creino problemi legati alla sua presenza.

L’ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sulla base dei criteri del PACOBACE (Piano d’Azione per la Conservazione dell’Orso Bruno sulle Alpi Centrali) ha dichiarato che l’orso M49 è da considerarsi tutt’al più un esemplare problematico. La sua pericolosità per le persone è ancora da dimostrare.

Problemi legati alla sua presenza

A quest’orso bruno maschio di circa tre anni chiamato M49, che era già stato catturato e radiocollarato nell’agosto del 2018, sarebbe imputato circa l’80% dei danni alla zootecnia che si sono verificati in Trentino tra il 2018 e il 2019.

Da marzo 2019 al 3 luglio scorso si sarebbe reso responsabile di 16 intrusioni in strutture di vario tipo tra cui 6 abitazioni.

Sempre nel 2019 si sono registrati 8 casi di danneggiamento a beni apistici (arnie di apicultori) 13 casi di predazione di animali domestici e 7 altri danneggiamenti di vario tipo.

Il 14 luglio 2019 viene catturato

Lo scorso 10 luglio il tribunale di giustizia amministrativa di Trento ha respinto l’istanza che aveva proposto la lega nazionale per la difesa del cane, contro questa decisione di catturare l’orso. Il tribunale si è giustificato dicendo che (secondo loro) non era effettivamente una decisione immotivata.

Il 14 luglio circa alle 22:30 sui monti della Val Rendena M49 viene catturato attraverso delle trappole. Viene poi trasferito verso le 3:00 nell’area faunistica di Casteller a Trento sud.

Il Centro di recupero della fauna alpina di Casteller Trento è considerato come il centro più sicuro in tutta Italia per questi scopi. I tecnici faunistici e quelli dell’Ispra che hanno scelto questa struttura come luogo definitivo dove trasferire l’orso, l’hanno scelta non a caso perché è un’area che ha vari livelli di recinti, alcuni dei quali alti parecchi metri ed elettrificati.

Ma M49 inserito alle 3:00 di notte nel recinto, nella mattinata seguente (quindi poche ore dopo) l’orso è riuscito a scappare.

È scappato

Voi direte bene è riuscito a scappare meglio così, invece no, perché ora coloro che hanno preso la decisione di rimuovere dall’ambiente naturale quest’orso perché problematico si sono visti (sempre secondo loro) validare la loro convinzione che quest’orso è problematico.

Il presidente Fugatti ha dichiarato: “Se M49 si avvicinerà alle zone abitate, i forestali hanno l’autorizzazione ad abbatterlo. Il fatto che l’orso sia riuscito a scavalcare una recinzione elettrificata con sette fili a 7.000 volt, certificata dal ministero e da Ispra, dimostra il fatto come queste esemplare fosse pericoloso e ci fosse un problema di sicurezza pubblica tale da giustificare l’ordinanza di cattura scelta, non appoggiata dal Ministero”.

Il ministro dell’ambiente Sergio Costa che sulla sua pagina Facebook ha scritto il 15 luglio:

“La fuga di M49 dall’area attrezzata per ospitarlo non può giustificare un intervento che ne provochi la morte.
Il presidente Fugatti moduli legittimamente il suo intervento. Nessuna istruttoria fin qui elaborata dagli uffici, in collaborazione con Ispra, ha mai valutato il tema dell’uccisione dell’orso.

Le inefficienze mostrate nella cattura, che non mi vedono e mai mi hanno visto concorde, reclamano professionalità e attenzione massima. Cosa che invece fin qui non è stata mostrata. E adesso si parla di abbattimento? Assurdo e paradossale.

Intanto ho chiesto a Ispra di mandare subito una squadra di esperti che, congiuntamente ai tecnici della provincia autonoma di Trento, faccia chiarezza sulla fuga di M49 e poi si intervenga con la cautela del caso, senza minare la vita dell’animale”

Quand’è che da un punto di vista giuridico si può abbattere un orso

L’orso in base alla legge 157 del 1992 (art. 2 co.1) è una specie protetta, rientra in particolar modo tra le specie di interesse comunitario che meritano una protezione particolarmente rigida elencate nell’Allegato D al Dpr 357 del 1997.

Quindi è vietato dalla legge uccidere o anche solo catturare esemplari di questa specie.

Questa legge ha però delle eccezioni, il Ministero dell’Ambiente può effettivamente ordinare la cattura o l’uccisione di un determinato orso a parte che si verifichino tre condizioni:

  1. Non deve esserci altra soluzione valida.
  2. Si deve fare solo e solamente nel caso in cui la rimozione fisica di quest’esemplare non danneggi di fatto la sua popolazione selvatica in natura. Quindi se è una popolazione troppo esigua nei numeri non si può fare.
  3. La cattura o l’uccisione deve ricorrere per determinate finalità. Nel caso di M49 queste finalità sono il prevenire gravi danni a colture, allevamenti e proprietà nonché appunto preservare l’integrità della sanità e della sicurezza pubblica.

Una richiesta illegittima perché ha scavalcato di fatto lo Stato

Quindi la richiesta di Fugatti sarebbe una richiesta illegittima perché scavalca di fatto lo Stato.

In realtà però da un punto di vista giuridico le cose sono più intricate. A luglio 2018, la provincia autonoma di Trento ha fatto passare una legge che prevede che sia direttamente il suo presidente ad autorizzare la cattura e l’uccisione di orsi e lupi definiti problematici, quindi con la possibilità di scavalcare il parere dello Stato.

Motivo per cui a settembre 2018 il ministero ha fatto ricorso chiedendo che questa legge venisse abrogata. Ma pochi giorni fa, il 16 luglio 2019, la corte costituzionale si è espressa in merito a questa faccenda, dando ragione alla provincia autonoma di Trento, invalidato il ricorso dello Stato.

Quindi di fatto a livello legale l’ordinanza del primo luglio che prevede la captivazione permanente di questo orso è legittima.

È in fuga

In questo momento M49 è in fuga, il 16 luglio alle 09:29 viene catturata la sua immagine tramite una foto-trappola, in quel momento si trovava nei boschi della Marzola.

L’ultimo aggiornamento è del 16 luglio alle 22:54, M49 passa davanti ad un’altra foto-trappola, non troppo lontano da dov’è stato immortalato dalla precedente foto-trappola.

Le foto trappole sono l’unico modo che si ha per sapere all’incirca dov’è, in quanto il radiocollare di cui era munito è stato tolto prima di essere introdotto nell’area faunistica.

Perseguitati poi reintrodotti e poi perseguitati

Qual è però la cosa paradossale di questa faccenda, è che l’orso in Trentino e stato reintrodotto.

La popolazione degli orsi in nord Italia è andata via via contraendosi, in particolar modo c’è stata una fase di accanita persecuzione con mezzi tecnicamente sempre più efficienti, tra il XVII e il XIX secolo. Unito anche al fatto che con l’industrializzazione di molte aree si è tolto anche molto habitat.

Tuttavia più che alla perdita dell’habitat la scomparsa dell’orso in queste zone è da imputare proprio alla persecuzione diretta da parte dell’uomo.

Curioso è che negli anni 30 del 900, quando la caccia all’orso era ancora diffusa e anzi incentivata, in queste zone si registra un calo di uccisioni di orsi.

Questo molto probabilmente avvenne per due fattori:

  1. Molto probabilmente era diventato più raro incontrare gli orsi a causa del numero sempre più esiguo;
  2. C’è stato a partire dagli anni 40/50 un vero e proprio spopolamento dell’arco alpino, con conseguente diminuzione di persone che cacciavano gli orsi.

Ma dal dopo guerra con l’avvento di molti impianti turistici si è ulteriormente ridotto l’habitat dell’orso.

Dopo il 1950 la popolazione di orsi non compie più neanche spostamenti oltre confini dell’Alto Adige.

Addirittura le segnalazioni di orsi che vengono dalla Lombardia si esauriscono completamente negli anni che vanno dal 1950 al 1974.

L’areale di primaria importanza per la popolazione si restringe al gruppo del Brenta alla porzione trentina del massiccio dell’Adamello a parte della Val di Sole e all’area del monte Cadria Altissimo. Il territorio occupato non ammonta a più di 2330 Km2.

Tra il 75 e 82 diminuiscono anche notevolmente le segnalazioni dalla zona dell’Adamello, riducendosi alla sola Val Genova.

In questo senso l’areale ancor più contratto non ammanta a più di 2100 Km2.

Stessa cosa avviene nell’area del monte Cadria Altissimo tra l’83 e l’89.

Se agli inizi degli anni sessanta si poteva pensare a una popolazione di circa una cinquantina di capi, negli anni 90 non c’erano molto probabilmente più di 3 – 5 orsi in tutto.

Dopo la fine degli anni 80 tra l’altro non si registrano più nuove nascite, quindi la popolazione sembra definitivamente condannata e gli ultimi esemplari sopravvissuti frequentavano esclusivamente la zona della Val di Non.

Life Ursus

Per salvare questo sparuto gruppo di orsi sopravvissuti, pochissimi il cui declino è ovviamente imputabile all’uomo, nel 1999 viene creato il progetto Life Ursus che attinge anche a fondi europei. In sostanza si vuole ricostituire una popolazione vitale di orsi nelle Alpi tramite il rilascio di esemplari provenienti dalla Slovenia.

Ovviamente sono stati fatti numerosi studi che hanno tenuto conto di molti fattori, tra cui quanto spazio è disponibile per questi orsi. Si è visto che c’era almeno 1700 chilometri quadrati disponibili e idonei alla reintroduzione degli orsi. Interrogati più del 70% degli abitanti, si è detto favorevole alla reintroduzione dell’orso.

Tra il 1999 e il 2002 vengono quindi rilasciati 10 orsi provenienti dalla Slovenia, che sembrano adattarsi velocemente. Dal 2002 si registrano almeno 9 nascite.

Tra l’altro a partire dagli anni sessanta la zona del Carso triestino e delle Prealpi Giulie pare essere stata soggetta da una spontanea ricolonizzazione da parte di orsi provenienti anche l’oro dall’est Europa.

Negli ultimi dieci anni gli orsi sono stati segnalati anche in provincia di Bolzano e Belluno.

La reintroduzione ha funzionato, e ciò non è scontato, ad oggi si sa che ci sono tra 60 e 78 orsi. Ovviamente il numero preciso non lo sappiamo perché spesso e volentieri le popolazioni vengono stimate su base indiretta soprattutto quando si tratta di animali che non è sempre facile vedere. Comunque un bel risultato.

Allora perché ci lamentiamo se è un bel risultato?

L’uomo ha prima tolto l’orso dal Trentino poi è riuscito a riportarcelo con l’approvazione della popolazione e adesso non lo vuole più.

Ci sono persone che vorrebbero rimettere il permesso di sparare e cacciare gli orsi.

Cos’è che possiamo imparare?

La convivenza con i grandi carnivori non è sempre facile, esempio è il caso di Daniza, orso che fu in conclusione ucciso (dichiarazioni affermano che non si voleva uccidere ma solo sedare, ma dosi sbagliate del sedativo hanno decretato la morte di Daniza).

Il caso di Daniza nacque da un uomo che andò di sera con il cane sciolto nel bosco dove era segnalata la presenza di Daniza e dei suoi cuccioli, fini con l’uomo che usci illeso dall’incontro e con la morte dell’orso pochi giorni dopo.

Orso Bruno Marsicano

Il paragone con l’Abruzzo scatta in automatico, sappiamo bene che gli orsi presenti in Abruzzo sono una sottospecie degli orsi bruni, orso bruno marsicano, specie endemica (cioè che è possibile trovarla solo in un determinato territorio).

Vi suggeriamo la lettura di: L’ORSO BRUNO MARSICANO

Il rapporto in Abruzzo con l’orso è (generalmente) una cosa ben diversa. L’orso qui viene maggiormente rispettato, soprattutto dal fatto che qui l’orso c’è da sempre. Si cerca di proteggerli in molti modi e con molta attenzione (anche se purtroppo ancora non sufficienti), ma soprattutto la maggioranza della popolazione abruzzese ha capito come si fa a conviverci.

Forse la popolazione del Trentino intervistata prima della reintroduzione dell’orso nel 1999, rispose che era favorevole senza sapere effettivamente come sarebbe stata la convivenza con esso.

Ci sono delle regole per la convivenza con i grandi carnivori, nel caso dell’orso per esempio non andare nel bosco da solo di sera con il cane sciolto dove vengono segnalati orsi con cuccioli.

Quello che fa amarezza nel caso del Trentino è che non è per niente scontato che un progetto di reintroduzione in questa maniera abbia un buon esito, non è per niente scontato e ha funzionato, forse secondo qualcuno anche troppo bene, quindi potrebbe trattarsi di un problema a livello temporale, cioè le persone non hanno avuto il tempo di abituarsi alla convivenza con l’orso.

Eppure la popolazione è di per sé piuttosto piccola, anche quella dell’Abruzzo è piuttosto piccola però qui la differenza è che l’orso viene visto anche come una risorsa, è un simbolo in positivo. A nessuno (speriamo) in Abruzzo verrebbe mai l’idea di cacciare gli orsi per qualsivoglia motivo.

I social possono essere utilizzati in modo negativo e deleterio

Però qui si può evidenziare come i social possono essere utilizzati in modo negativo e deleterio. Perché se uno fa una foto ad un orso che si è avvicinato alle abitazioni e poi la posta e da essa ne se ricavano degli articoli allarmistici, la percezione sui social che può avere questa situazione è spesso e volentieri negativa, perché, magari senza malizia senza volerlo si rischia di dare un messaggio sbagliato, suscitando troppo clamore per una cosa che in realtà nel contesto del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è normale.

Situazione che potrebbe anche essere presa come prova da chi sostiene che gli orsi vanno abbattuti perché un problema.

Esemplari problematici

Che cosa si intende per esemplari problematici? fondamentalmente la convivenza con i grandi carnivori spesso e volentieri ha bisogno di regole, regole ferree, paradossalmente si cerca nella nostra testa di aiutare gli animali avvicinandosi a loro, ma invece gli animali ebbene in questo caso lasciarli a distanza.

È bene che questi animali temano l’uomo perché cosi non saranno costretti ad averci a che fare, evitando cosi inutili rischi.

In qualche caso è addirittura successo che dei mammiferi carnivori siano stati addirittura nutriti da persone che pensavano di fare una cosa buona. In realtà questo è sbagliatissimo perché nella testa dell’animale l’uomo viene poi associato al cibo, facendogli prendere piano piano confidenza che può essere l’anticamera di un potenziale comportamento aggressivo.

Quindi bisogna scoraggiare questi animali dal venire intorno a noi, per il loro bene. Bisogna farlo direttamente sensibilizzando le persone, ma anche in modo indiretto come per esempio una corretta gestione dei rifiuti di origine alimentare può scoraggiare le intrusioni di questi animali nelle nostre città.

Una corretta gestione degli animali d’allevamento è un altro punto a favore della convivenza tra noi e i grandi mammiferi.

Perché bisogna tollerare questi animali, in qualche caso incoraggiarne anche il ritorno?

I grandi carnivori all’apice della loro rete trofica hanno una funzione fondamentale nel bilanciamento degli ecosistemi, perché tengono sotto controllo la proliferazione di un sacco di animali che altrimenti avrebbero un impatto non indifferente sul loro ambiente. Basti pensare che in Italia abbiamo problemi dal sovrannumero degli ungulati come per esempio i cinghiali che causano ben più danni di lupi ed orsi e questo non è dovuto solo alle reintroduzioni che sono state fatte a scopo venatorio, bensì anche al fatto che per un sacco di tempo non ci sono stati predatori a tenerne sotto controllo il numero.

Conclusioni

La sensibilizzazione delle persone sul come ci si comporta davvero con questi animali e anche il modo in cui si può prevenire meglio questi incontri fortuiti tra noi e questi animali, sono forse la chiave per conviverci in modo sano.

Tratto dal video di: ZooSparkle

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