Nella giornata più calda dell’estate 2019 vi rinfreschiamo le idee parlando della più grande nevicata del pianeta nell’arco di 24 ore.

Avezzano 5 Febbraio 2012. Foto di Cristian Barucca

Tutti noi italiani siamo abituati alle stranezze ed alle meraviglie del nostro territorio. Chi da piccolo non si è meravigliato della sua forma a stivale? Oppure è rimasto senza fiato davanti alla grandezza del Colosseo? La stragrande maggioranza degli italiani è consapevole di vivere in un paese unico. Anche sotto il punto di vista climatico il nostro bel paese fa parlare di sé. La sua posizione in mezzo al mediterraneo, le sue alte montagne, vulcani e pianure dà luogo a moltissimi microclimi che, in particolari condizioni meteo, diventano molto estremi. Da qui la sua enorme biodiversità (flora e fauna)

Abruzzo ed alto Molise

“Stetv a la cas”: il suggerimento finale e virale che ogni abruzzese impara fin da giovane quando fuori inizia la tormenta. E dopo essersi chiesto se “sta ngacià?” o se “sta attacca” essendo generoso, forte e gentile il buon abruzzese prende il trattore e “arpulisce la cuntrad”. Ma la prima cosa che fa è “Piccia lu foc” e se la tormenta è fitta; la domanda di rito alla moglie non può mancare “Se cuntin cuscì quess li si quant ne fa!?”.

Gli abruzzesi, fin da piccoli, imparano (soprattutto quelli dell’entroterra) a convivere con le nevicate che in molte località possono essere molto abbondanti. Il clima abruzzese è fortemente influenzato dalla sua orografia; qui l’appennino sviluppa i suoi massimi rilievi. Monti come il Gran Sasso, il massiccio della Maiella, monti della Meta e molti altri separano il clima della fascia costiera da quello delle fasce montane interne più elevate.

La presenza poi di molte conche di origine glaciale o carsico-alluvionale a quote relativamente elevate può far scendere la colonnina di mercurio ben oltre la soglia dei 30° sotto lo zero. Negli altopiani delle Cinquemiglia, Campo Imperatore, Campo Felice ed i piani di pezza frequentemente vengono superati questi valori polari.

 

Anche la piana del Fucino a quota inferiore, con presenza di neve al suolo, può raggiungere minime molto basse (nel 2012 ha registrato temperature intorno ai 30° sotto lo zero) influenzando i paesi limitrofi (lo stesso inverno 2012 Tagliacozzo ha registrato una minima di –28.6).

Alcuni dati meteo registrati nell’inverno 2012

Alcuni dati meteo registrati nell’inverno 2012: il giorno 15 febbraio infatti si sono misurati ben -28,6 °C a Tagliacozzo, -35,8 °C sull’Altopiano di Marsia e, record assoluto di temperatura più bassa dell’intera Italia, -37,4 °C ai Piani di Pezza (Rocca di Mezzo).

Oltre alla natura del territorio, queste temperature così rigide vengono raggiunte in quanto la regione è esposta alle irruzioni fredde artiche-balcaniche che portano ad episodi di freddo e neve fin sulla costa.

Effetto Stau

L’effetto Stau è un fenomeno che si genera quando le correnti atmosferiche impattano perpendicolarmente contro una catena montuosa. L’aria è così costretta a salire lungo il pendio della montagna raffreddandosi adiabaticamente. Conseguenza di tutto ciò è la saturazione dell’aria con conseguente condensazione del vapore acqueo in eccesso. Si avrà la formazione di nubi e lo sviluppo di precipitazioni (piovose e nevose) nel versante sopravento della montagna. Nel discendere nel lato sottovento, la massa d’aria, oramai secca, si riscalda per compressione dando luogo ad un vento caldo e secco.

La presenza delle alte vette abruzzesi alcune delle quali sopra citate alimenta proprio questo effetto Stau, che si attiva quando i venti sono nord/orientali. Infatti il versante dell’appennino esposto al mare si affaccia proprio a nord/est. Quindi l’aria fredda che arriva da nord/est va ad impattare proprio contro la dorsale appenninica, determinando precipitazioni nevose a quote molto basse sia a livello del mare che nelle zone interne.  Praticamente le correnti gelide transitando sull’adriatico si caricano di umidità. Trovando poi la barriera naturale fornita dai grandi massicci montuosi, le correnti subiscono un sollevamento forzato che determina la formazione di ammassi nuvolosi. Questi scaricano le loro precipitazioni al suolo, risultando appunto in molti casi nevose a quote molto basse.

Come si vede dall-immagine le precipitazioni vanno di pari passo con la copertura nuvolosa. Le immagini radar mostrano le concentrazioni di masse freddo-umide a ridosso dell’Appennino.

La più grande nevicata del pianeta nell’arco di 24 ore

Partiamo dalla premessa che molte volte si sono avute nevicate straordinarie nelle zone dove è stato registrato il record (anche superiori al record documentato).

Si tratta, e viene tramandato negli annali e nei manuali di meteorologia da generazioni in generazioni, della zona più nevosa del mondo in termini di abbondanza di precipitazioni nevose in poco tempo. Infatti già il grande meteorologo Edmondo Bernacca, nella Rivista Meteorologica Italiana del dicembre del 1961 scriveva che a Roccacaramanico ad appena 878 metri di quota in provincia di Pescara, caddero 365 cm di neve fresca in 24 ore. Ma questo fu un record ufficioso che non è stato mai ufficilamente omologato dalla WMO.

Fino alla data del 5 marzo 2015 i record relativo ed assoluto registrati appartenevano ad una  località degli Stati Uniti ed una località del Giappone. In Colorado nel 1921 nella località di Silver Lake caddero a terra in 24 ore tra il 20 e 21 Aprile 193 cm di neve, mentre sul monte ibuki il 14 febbraio del 1927 caddero 230 cm di neve.

Il record di Capracotta e Pescocostanzo

Ma Il 5 marzo del 2015 il record è stato battuto dopo la grande nevicata che letteralmente seppellì le località di Capracotta (1421 metri di altitudine) in provincia di Isernia e Pescocostanzo (1395 metri di altitudine) in provincia dell’Aquila. Nel giro di 18 ore sono stati misurati 256 cm di neve a Capracotta e 240 cm a Pescocostanzo strappando il vecchio record alla due località.

La notizia ha fatto il giro del mondo ed è stata riportata da tutti i portali specializzati, nazionali ed internazionali, e dalla stampa locale e nazionale. Dalla Cnn al Mirror, passando per il The Telegraph, fino al Time molti si sono interessati alla notizia. La Cnn ha mandato in onda servizi video e pubblicato una news apposita sul sito web e pone l’attenzione sul fatto che a Pescocostanzo, in provincia dell’Aquila, a circa 35 chilometri da Capracotta, sono caduti “solo 240 centimetri di neve”. Il Telegraph ha invece titolato “Il paese che ha raggiunto gli otto piedi (2,5 metri) di neve in un giorno”, pubblicando le foto della nevicata.

Dovuti chiarimenti

Le misurazioni sono state effettuate da nivofili appassionati nel modo più preciso ed accurato possibile. Le misurazioni sono state effettuate fuori dal centro abitato. Qui il vento non poteva influenzare la misura in quanto si sono evitati gli accumuli eolici dovuti al vento, che nel centro abitato poteva falsare la misurazione.

La moltitudine di foto scattate dopo lo straordinario evento, danno inoltre un ulteriore conferma. Infatti alcuni scettici tendono a negare la portata di questo evento, consultando dati da canali che oltretutto non fanno misurazioni nei luoghi qui citati. Precisiamo inoltre che anche se gli accumuli nelle 24 ore sono stati eccezionali, i record di neve al suolo, sono detenuti da Giappone ed Usa.

Record assoluto di neve in un anno

Il monte Ibuki e Mount Baker si dividono il record assoluto di neve in un anno, il record di precipitazioni nevose annue ed il record di manto più spesso al suolo. Il Mount Baker, vulcano vicino al confine con il Canada, è il luogo più nevoso al mondo con una media annua di 16.38 metri (record assoluto di 28.96 metri caduti in un solo anno). Lo spessore maggiore mai registrato di neve al suolo invece è stato registrato dalla stazione meteorologica del monte Ibuki. La stazione registrò un manto di neve di 11.82 metri.

Un ulteriore considerazione da fare riguarda le misurazioni, infatti la WMO non effettua misurazioni delle precipitazioni nevose. Le misurazioni risultano molto difficili da quantificare, anche usando gli strumenti giusti è molto facile inficiare le misure. Comunque l’organizzazione sta valutando di includere in una nuova categoria queste misurazioni estreme.

E quando lo farà, ci saranno delle verifiche sui dati che arrivano dall’Italia appenninica, rendendo ufficiale questo singolare record. Le misurazioni che si effettuano in Giappone e Stati Uniti seguono delle procedure molto rigorose. Le misurazioni sul Monte Ibuki e Mount Baker non sono state fatte da organizzazioni internazionali come il WMO e quindi anche in questo caso non sono ufficiali ma, i dati osservati e misurati in questi paesi sono largamente accettati come veritieri ed accettati come “world record” dagli scienziati di tutto il mondo.

Fatti tutti o in parte i chiarimenti del caso, se il WMO includerà un archivio con i dati sulle grandi nevicate nelle 24 ore, comunque ci vorrà tempo per validare il record. Infatti ci saranno le varie commissioni tra cui una interna ed una composta da climatologi e meteorologi della nazione interessata che, faranno le dovute indagini per accertare ed analizzare i dati raccolti.

Conclusioni

A prescindere dalla sua certificazione ufficiale, le eccezionali nevicate che avvengono in questa zona dell’appennino italiano, non fanno altro che confermare il dato climatico acclarato e storico.

Non c’è dubbio che, questo angolo del nostro paese tra le alte vette che si affacciano prepotentemente sull’adriatico è il luogo più nevoso del mondo in termini di intensità delle precipitazioni. Inoltre questo curioso record tutto nostrano, può essere una buona pubblicità a delle località bellissime piene di storia e natura, dove la buona cucina e le antiche tradizioni sono ancora attuali e vive.

Visitarle può contribuire a far conoscere angoli di paradiso di una Italia fuori dalle consuete rotte turistiche.

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