Il fenomeno delle stragi americane nelle scuole come ultimo stadio psicologico di violenza, complice l’isolamento sociale delle ultime generazioni.

♦ Di Carlo Ienna

Il Secondo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti garantisce l’inalienabile diritto di poter possedere un’arma. Questo fondamentale elemento storico-costituzionale nacque come risposta in difesa di un eventuale ritorno dell’impero britannico sul suolo delle colonie americane dopo la loro indipendenza del 1776.

Oggi il legame storico del Secondo Emendamento è svanito per essere rimpiazzato da un lucrativo business che solo nel 2018 registrò 13,1 milioni di unità vendute. Questa industria è riuscita a capillarizzarsi attraverso il territorio nazionale trasformando un vecchio legame in uno composto di hobby e sport; perché fu proprio così che la NRA (National Rifle Association) riuscì a far sopravvivere i produttori di armi e munizioni dalla sua fondazione.

La paura di farsi trovare impreparati

La frontiera non esiste più, ma resta la paura di farsi trovare impreparati nel momento del bisogno più cruciale. Anche se il Far West è solo un ricordo, non si può ignorare che per la popolazione americana possedere un’arma significa sopravvivere in ambienti estremi, fuori dal contesto urbano e delle coperture dei servizi. Coloro che vivono negli stati rurali dove non esiste una presenza folta delle forze dell’ordine si trovano a dover far fronte alla propria sicurezza da soli.

É difficile per un dipartimento di polizia gestire quelle zone dove la densità degli abitanti è talmente bassa dove garantire un servizio di risposta rapido è molto difficile. La natura rappresenta in sé uno dei maggiori pericoli per coloro che si trovano circondati da una fauna predatoria, composta da bisonti, puma, alci, oltre che alla regolare criminalità dell’uomo.

In questo scenario l’insicurezza aumenta e così la vendita delle armi negli USA, dove per proteggere la propria famiglia e la proprietà si ricorre all’acquisto di una pistola. Altri, dove le leggi dello stato lo consentono, ricorrono ad armi più sofisticate e molto simili a quelle da guerra come gli AR-15 fucili d’assalto, purtroppo protagonisti di troppe sparatorie con vittime innocenti in luoghi pubblici. Eppure non tutti i possessori di arma sono addestrati al loro funzionamento divenendo loro le prime vittime o infliggendo colpi a terzi come un proprio familiare.

Minorenni che ricevono dai genitori per Natale il loro primo fucile

Quando questa cultura trapela attraverso il tessuto della famiglia tramite le generazioni, avere una o più armi in casa diventa come avere quadri appesi alle pareti. Minorenni che ricevono dai genitori per Natale il loro primo fucile, un po’ per sport, un po’ per sentirsi più americani e tramandare questo sentimento verso la propria prole nel tempo. Ma non possiamo negare come gli effetti collaterali continuino a coesistere con la routine di tutti i giorni, e le sparatorie nelle scuole sono aumentate di frequenza anche per la facile disponibilità di questi mezzi.

L’opinione pubblica nazionale ed internazionale vede questo fenomeno delle armi come un serio problema simbolo dell’eccesso di liberismo occidentale, l’opposizione invece lo vede come un diritto costituzionale e mezzo di protezione là dove il governo non riesce nel suo compito. Ma il lato oscuro che si contrappone nell’esercitare parsimoniosamente il proprio diritto alle armi è rappresentato da diversi fattori psicologici. La ruralità e la bassa densità urbana degli USA ha fatto si che la popolazione si sviluppasse attraverso il territorio in modo disomogeneo: le coste orientali ed occidentali sono le più popolate del paese, mentre le zone centrali sono quelle dalla popolazione più sporadica. Da qui la divisione su tutto.

Questo significa che la vita di tutti i giorni è scandagliata diversamente per il cittadino americano. Colui che nasce e vive nello stato del Kansas ha radici totalmente diverse dalla sua controparte del Massachusset. La densità urbana fa si che le persone possano interagire frequentemente aumentando il lavoro del cervello, quindi tenendolo sempre allenato ed incline a nuove informazioni capaci di modificare il carattere della persona. La socializzazione e lo scambio di idee hanno la capacità di tenere in allenamento la nostra igiene mentale.

Il legame storico della simbologia delle armi

Il gesto estremamente forte di impugnare le armi e togliere la vita a più persone è una piaga moderna dalle antiche radici americane. Il legame storico della simbologia delle armi e la familiarità di questi oggetti, ha fatto sì che la presenza di una pistola o fucile nella vita delle persone fosse considerata come l’adozione di un animale domestico, come un qualcosa da accudire e mantenere per il proprio scopo. Quindi, la normalità di un’arma in un contesto civile ha accompagnato la compravendita e l’uso da parte delle persone come un qualsiasi altro hobby: facile da acquistare e da gestire.

Coloro che, invece, vivono in zone a bassa densità urbana hanno una relazione con la realtà differente, spesso influenzata dall’isolamento geografico ed eventualmente sociale il quale ha la capacità di modificare radicalmente l’individuo. Gli stati centrali degli USA sono quelli a più influenza rurale per la topografia del territorio e la sporadica concentrazione urbana, presentando una serie di contrapposizioni sia nell’ambito sociale, culturale, spirituale, ma soprattutto economico. Non solo, ma le periferie urbane caratterizzate dalla moltitudine architettonica delle ville bianche e giardini verdi, sono luoghi in America dove si riscontrano alte percentuali di problemi psicologici spesso, ed erroneamente, trattati con continue terapie di psicofarmaci. Proac, Zoloft, Lexapro, sono solo alcuni dei nomi che si ritrovano scritti su milioni di ricette fornite dai medici.

La ricetta mortale

Imbottiti di farmaci, isolati geograficamente, ed oggi anche socialmente. È la ricetta mortale alla base dei casi di quelle sparatorie che sembrano avere il denominatore comune: giovane maschio caucasico appartenente alla classe media del paese. Non è sufficiente l’agiatezza economica della propria famiglia per sopperire ai mali interni di una persona che soffre disturbi psichici; tantomeno la continua corsa a prescrivere sempre più farmaci che non fanno altro che esasperare chi già soffre e che dovrebbe ricevere cure di diverso tipo.

I disturbi della psiche si manifestano maggiormente là dove vi è stato un trauma durante il periodo di crescita. Gli adolescenti, rei di queste stragi armate negli istituti, compiono questi atti di violenza come gesto estremo di vendetta nei confronti di coloro che sono stati i fautori di questi traumi. Oggi si parla di bullismo proprio per questa ragione, ma il gesto di vendetta è anche contro l’intero sistema scolastico che secondo l’ottica del carnefice è complice, ecco perchè le sparatorie si svolgono quasi sempre nell’istituto di appartenenza.

L’adolescente nato e cresciuto nella Middle-Class americana, circondato da tutte le distrazioni i soldi possono comprare, e dal carattere chiuso diventano gli elementi che descrivono un soggetto con una possibile sofferenza psichica, anche pronta a commettere il gesto estremo di impugnare un’arma e commettere il male. Nonostante il benessere economico di questi ragazzi manca la connessione con l’esterno, con il verde, con le altre persone, con la realtà per confrontarsi e maturare. Purtroppo l’isolamento urbano e sociale sono fattori contribuenti ad un fenomeno di disturbo psicologico. Gli adolescenti americani non hanno un’indipendenza individuale fuori dalle mura domestiche come viene intesa in Europa, crescono in un ambiente ovattato dove la tecnologia filtra loro una realtà diversa da quella attuale.

Si rimane isolati nel proprio ambiente

Interi vicinati costituiti da case che non offrono connessioni con il mondo esterno. Si rimane isolati nel proprio ambiente familiare fino al compimento dei 16 anni quando si può ottenere la propria patente; lì l’adolescente può sperimentare il primo vero atto di distacco e di emancipazione, mentre altri andando in altri stati per frequentare l’università escono per la prima volta dal proprio ambiente, spesso ribaltando le proprie aspettative e mutando fortemente il proprio carattere.

L’isolamento psicologico che le comunità extra urbane hanno sviluppato è uno dei tabù dell’America benestante di questo secolo, declinata recentemente dagli avvenimenti dell’ 11 settembre 2001 e da quelli del 2008 con la crisi finanziaria dei mercati. E’ stato un brusco risveglio da un dolce sonno molto lungo che ha reso il clima familiare più teso oggigiorno. L’insicurezza socio-economica degli ultimi anni ha destabilizzato milioni di famiglie americane, di conseguenza anche le aspettative sociali verso un futuro incerto.

La fine del periodo di relativa agiatezza della classe media statunitense è descritta dallo scrittore americano Leonard Cohen nella sua opera letteraria Pastorale Americana del 1997, recentemente adattata per gli schermi cinematografici. Il libro descrive la fine dell’innocenza di una famiglia borghese con la radicalizzazione della propria figlia e tutte le conseguenze derivate. Cohen intuì il sogno americano può essere solo interrotto non da un nemico esterno, come poteva essere stata la Seconda Guerra Mondiale o il Vietnam, ma bensì dalla nascita di un dramma veramente profondo come uno familiare.

L’isolamento sociale

L’isolamento sociale delle periferie americane è fomentato dalla paura di usare la terapia psicologica per trattare certi disturbi psichici e dalla stigma derivata, invece si preferisce la semplice strada delle perpetue ricette mediche con antidepressivi e barbiturici che contribuiscono ad aggravare le condizioni cliniche del paziente. Spesso si usano questi stessi farmaci -ma in dosaggi maggiori- per trattare malattie mentali nel tentativo di far rimanere sedato l’individuo. Quando però nell’adolescente persistono problemi emotivi e sociali che vanno a complicare maggiormente il suo quadro clinico, si vanno a creare condizioni pericolose con la facile presenza di armi da fuoco presenti nelle case delle famiglie, sfociando in soluzioni drammatiche e violente come ultimo stadio.

Nel suo complessivo la problematica della facilità di reperire armi negli USA è accompagnata dal disinteresse verso i problemi psicologici che affliggono milioni di persone. Spesso questi elementi creano le condizioni peggiori per innescare quelle drastiche decisioni di giustizia sommaria con le stragi. La disperazione viene fomentata dal risentimento e dalle delusioni adolescenziali, rappresentando la scintilla finale che innesca tutto il meccanismo della massima sofferenza tramite un’azione sommaria, disperata, e finale.

La pace prospettata dagli stragisti dopo aver tolto la vita a chi ha generato loro sofferenze ed ingiustizie appaga molto di più della propria sorte. Molti fautori di questi atti scelgono anche di aprire il fuoco contro le forze dell’ordine che intervengono in queste situazioni, istigando ad uno scontro armato per morire “eroicamente” in un atto chiamato ‘Suicide By Cops’ -suicidio per mano della polizia- come se si dovesse perire per mano dell’arma del nemico su un campo di battaglia dopo aver compiuto la propria volontà.

Conclusioni

Da decenni il dibattito sull’aumento di restrizioni sulla compravendita di armi da fuoco rimane nelle prime pagine dopo ogni strage, per poi diluirsi nel rumore di sottofondo dei dibattiti su chi ritiene di possedere la ragione. Da qui possiamo osservare tre elementi: facile reperibilità di un’arma, condizione sociale della persona, salute mentale. La combinazione di queste comporta il gesto folle di compiere stragi nelle scuole attraverso una metodica preparazione, proprio come avvenne nel 1999 a Columbine nel Colorado, divenuto l’evento simbolo grazie anche al documentario Bowling For Columbine del regista Michael Moore.

Questo articolo è stato scritto il 25 luglio, ovvero nove giorni prima delle ultime stragi avvenute lo stesso giorno del 3 agosto ad El Paso nel Texas e Dayton in Ohio, lasciando un senso di tristezza e stupore per la casualità e frequenza di come queste terribili stragi riescono ad essere compiute. Se viene a mancare un intervento diretto sul controllo delle armi, lo sforzo deve allora essere compiuto nel curare i problemi psicologici milioni di persone sono afflitte, o per lo meno iniziare un approccio serio per creare una valida discussione a livello nazionale su questo fenomeno.

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