Recuperata e poi liberata, dagli esperti della Fondazione Cetacea di Riccione, un esemplare di grandi dimensioni di ‘Tartaruga Liuto’ che era rimasta incagliata accidentalmente nelle reti di un peschereccio di Cesenatico.

Sauro Pari (in piedi sulla destra), presidente della Fondazione cetacea, controlla lo stato di salute della tartaruga liuto appena pescata al largo di Ravenna. L’animale fortunatamente aveva soltanto delle escoriazioni superficiali dovute alle reti da pesca. Fotografia di Alessandro Mazza

Di Antonietta Piccirilli

Lo scorso 22 ottobre, a largo di Ravenna, un peschereccio di Cesenatico ha per sbaglio issato a bordo un esemplare femmina di tartaruga liuto (Dermochelys coriacea).

Classificazione

  • Classe: Reptilia
    • Ordine: Testudies
      • Sottordine: Cryptodira
        • Famiglia: Dermochelydae
          • Genere: Dermochelys
            • Specie: Dermochelys coriacea

Descrizione

La tartaruga liuto è la tartaruga marina più grande al mondo, tanto che può arrivare a pesare fino a 700 Kg.

Il suo carapace, che può raggiungere i 250 cm di lunghezza, è composto da un mosaico di piccole placche ossee, ricoperte da pelle cuoiosa e liscia che, pur essendo spessa è molto flessibile. In più ci sono sette creste che lo decorrono dal margine anteriore a quello posteriore.

Questa specie di tartaruga possiede poi un becco corneo, che presenta un dentello acuminato nella parte inferiore, al centro, e due dentelli nella parte superiore divaricati e posti lateralmente.

Sul bordo interno del becco, sul palato, nella gola e nell’esofago ha dentelli spinosi.

Questo particolare apparato boccale si rivela davvero molto utile: data la sua alimentazione, composta per il 99% da meduse o comunque animali dalla consistenza gelatinosa, sono proprio queste spine a intrappolare le prede, impedendo loro di scivolare via.

Habitat

Questi rettili vivono prevalentemente in mare aperto, dove seguono i branchi di meduse e si avvicinano alle coste per riprodursi.

Rispetto alle altre tartarughe marine la tartaruga liuto è quella che mostra l’areale maggiormente espanso.

È una specie presente in piccolo numero nel Mediterraneo e che è possibile incrociare solamente in via quasi eccezionale nell’Alto Adriatico.

Riproduzione

Il suo periodo di riproduzione differisce di zona in zona.

Una volta fecondate le uova la femmina raggiunge la spiaggia prescelta per la deposizione. Di notte scava una buca nella sabbia profonda anche più di un metro, che poi ricopre al fine di proteggere le uova e di mantenere umidità e temperatura costanti nel nido.

Le femmine di tartaruga liuto si accoppiano ogni due o tre anni e depongono dalle 50 alle 150 uova per volta, quasi sferiche e a guscio molle. La deposizione può avvenire dalle 4 alle 7 volte all’anno con circa una decina di giorni di distanza.

I piccoli nascono dopo un periodo di 50-70 giorni. Per questa specie si riscontra un’elevatissima mortalità dei giovani: infatti su mille tartarughe nate solo uno o due esemplari arrivano al primo anno di vita.

Priscilla

La meraviglia del ritrovamento di Priscilla, così è stata chiamata la tartaruga pescata a largo di Ravenna, consta nella rarità dell’osservazione di esemplari di questa specie nel Mediterraneo, dove giungono per nutrirsi ed accrescersi per poi tornare nelle coste oceaniche africane per riprodursi.

Priscilla è stata soccorsa dalla Fondazione Cetacea di Riccione che, dopo una valutazione delle sue condizioni di salute, risultate fortunatamente ottimali, ha provveduto al rilascio, dopo sole tre ore, a quattro miglia dalla costa.

Alla trasmissione Geo&Geo il Dott. Giordano Nardini (medico veterinario responsabile della Fondazione Cetacea) spiega che Priscilla ha raggiunto un peso di circa 250 Kg e il suo carapace è lungo 141 cm, ciò significa che probabilmente non ha ancora completato la sua crescita fisica. Aggiunge poi che la tartaruga liuto è una specie molto difficile da gestire in un centro di recupero a causa della sua alimentazione.

La misurazione della tartaruga liuto a bordo del pescherecio “Michela” di Cesenatico . Fotografia di Alessandro Mazza

Conclusioni

Fortunatamente per Priscilla abbiamo potuto assistere a un lieto fine. Tuttavia, dal 2013, la IUCN (International Union for Conservation of Nature) considera la Dermochelys coriacea specie vulnerabile (prima era considerata a rischio critico di estinzione).

La tartaruga liuto è una specie protetta, è molto sensibile all’inquinamento chimico delle acque, oltre a rimanere impigliata nelle reti da pesca, rischia di ingerire sacchetti di plastica, che scambia per meduse, e quindi morire di fame, per blocco intestinale o per soffocamento.

Si palesa indispensabile che dobbiamo fare di più e dobbiamo fare di meglio, per proteggere il nostro Pianeta, iniziando dalla nostra quotidianità.

È proprio il cambiamento di ognuno di noi che può salvare il mondo!

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