La notevole crescita della popolazione umana è sicuramente un problema critico. Diecimila anni fa, c’erano 1 milione di persone sulla Terra. Nel 1800, c’erano 1 miliardo, 3 miliardi nel 1960 e quasi 8 miliardi oggi. Il livello di consumo lordo di questi 8 miliardi di esseri umani è sicuramente una delle forzanti principali del cambiamento climatico planetario, soprattutto dal 1950.

Negli ultimi 70 anni la crescita della popolazione umana è esplosa da 2 miliardi a quasi 8 miliardi, con una crescita netta complessiva di oltre 30.000 persone al giorno.

Ad ogni respiro 8 miliardi di persone espirano anidride carbonica immettendola in atmosfera. Quini ci si potrebbe chiedere se, con l’aumento della popolazione il tasso di crescita della concentrazione atmosferica di CO2 possa continuare a crescere indipendentemente da ciò che facciamo sulla riduzione dei combustibili fossili.

Questa domanda sottolinea la crescita esponenziale della popolazione umana, ma anche il potenziale input diretto di biossido di carbonio dall’uomo, attraverso la respirazione.

Ma come vedremo di seguito più in dettaglio, la nostra respirazione non contribuisce all’accumulo netto di anidride carbonica nell’atmosfera. Ma è la crescita della popolazione, combinata con un aumento dei consumi, uno dei motori del cambiamento nel sistema terrestre.

Emissioni di carbonio e popolazione umana 1751-2018. Dati: Global Carbon Project, US Census Bureau. Grafico: James P. Galasyn

Umani: un battito di ciglia nel tempo geologico

La Terra si è formata circa 4,56 miliardi di anni fa. Le prime prove della vita sulla Terra provengono da fossili di cianobatteri che hanno circa 3,7 miliardi di anni.

Circa 700 milioni di anni fa, e certamente da 540 milioni di anni fa, la vita è esplosa nelle sue attuali innumerevoli forme, dai molluschi ai pesci polmonati, rettili, insetti, piante, pesci e mammiferi – culminando negli ominidi e infine nell’Homo sapiens. Studi genetici suggeriscono che gli ominidi si siano evoluti dai primati circa 6 milioni di anni fa, con il più antico fossile di ominide risalente a 4,4 milioni di anni fa nell’Africa orientale.

La nostra specie è apparsa circa 200.000 a 300.000 anni fa, un battito di ciglia in termini geologici. Dall’Africa, l’Homo sapiens emigrò attraverso l’Europa e l’Asia e si diffuse in tutto il mondo.

Una parte della domanda che ci siamo posti inizialmente, riguarda un legame putativo tra funzioni biologiche umane e clima. L’Homo sapiens è oggi solo una delle oltre 28 milioni di specie viventi e circa 35 miliardi di specie che hanno mai vissuto sulla Terra. C’è sempre stato un legame tra la vita e l’atmosfera terrestre, e forse l’indicatore più chiaro è l’ossigeno.

Vita, carbonio e clima

I cianobatteri furono i primi organismi a dominare la fotosintesi e iniziarono ad aggiungere ossigeno alla prima atmosfera terrestre, producendo livelli di concentrazione del 2% (riferibili ad 1 miliardo di anni fa). Oggi la concentrazione di ossigeno nell’atmosfera è del 20,9%.

Mentre le persone inalano ossigeno ed espirano biossido di carbonio (miliardi di tonnellate ogni anno), ciò non rappresenta nuovo carbonio nell’atmosfera, ma piuttosto carbonio riciclato che era stato assorbito dagli animali e dalle piante che mangiamo. Inoltre, le parti dure degli scheletri umani sono potenziali riserve di carbonio, se sepolte sufficientemente in profondità.

Esiste un ciclo costante di carbonio tra processi geologici, oceanografici e biologici. L’Homo sapiens fa parte di questo ciclo del carbonio che si svolge sulla superficie terrestre. Come tutti gli organismi viventi, ricaviamo il carbonio di cui abbiamo bisogno dal nostro ambiente immediato e lo abbandoniamo nuovamente respirando, vivendo e morendo.

Il carbonio viene aggiunto all’atmosfera solo se viene rimosso da depositi geologici a lungo termine come sedimenti ricchi di carbonio, petrolio, gas naturale e carbone.

Suggeriamo la lettura di: L’influenza della CO2 sul clima terrestre

Impatto dell’attività degli umani

Ma la notevole crescita della popolazione umana è sicuramente il problema critico. Diecimila anni fa, c’erano 1 milione di persone sulla Terra. Nel 1800, c’erano 1 miliardo, 3 miliardi nel 1960 e quasi 8 miliardi oggi.

Quando questa crescita è tracciata su un grafico, la linea appare quasi verticale dal 1800 in poi. La crescita della popolazione potrebbe eventualmente appiattirsi, ma solo intorno ai 10-11 miliardi.

Popolazione mondiale prevista per l’anno 2100. Grafico: Worldometers

Correlata alla crescita senza precedenti della popolazione umana vi è la perdita di molte specie non umane (il 60% delle popolazioni animali dal 1970), la rapida perdita dell’habitat delle terre selvagge e la conseguente crescita delle terre coltivate, oltre -pesca e una crescita sbalorditiva nel numero di automobili (da zero negli anni 1920 a 1 miliardo nel 2013 e 2 miliardi previsti entro il 2040).

La produzione mondiale di rame è un esempio degli impatti globali umani. Come per molte curve delle materie prime, la tendenza dal 1900, e in particolare degli anni ’50, è esponenziale. Nel 1900 circa mezzo milione di tonnellate di rame furono prodotte in tutto il mondo. Oggi sono 18 milioni di tonnellate all’anno, senza alcun segno di riduzione dei tassi di consumo. Il rame è la materia prima per gran parte delle tecnologie verdi moderne e future.

Nella maggior parte del mondo ora si sperimenta il consumo di materiale come mai prima d’ora. Ma permangono gravi disuguaglianze, con oltre 3 miliardi che vivono con meno di 5,50 dollari al giorno e una piccola percentuale di popolazione che possiede moltissimo.

Si prevede che la stragrande maggioranza della futura crescita della popolazione avrà luogo nei paesi più poveri del mondo, dove i tassi di consumo pro capite sono molte volte inferiori rispetto al mondo sviluppato. Nonostante questi tassi di consumo molto più bassi, tassi di crescita della popolazione più elevati aggraveranno inevitabilmente le sfide che questi paesi già affrontano quando cercano di alleviare la povertà, garantendo sicurezza alimentare e idrica e fornendo servizi sanitari e educativi adeguati per tutti.

Conclusioni

Alcuni sostengono che non conta il numero di persone sulla Terra, ma piuttosto il modo in cui consumiamo e condividiamo. Qualunque sia la politica e l’economia, il livello di consumo lordo di miliardi di esseri umani è sicuramente una delle forzanti principali del cambiamento climatico, soprattutto dal 1950. I livelli atmosferici attuali di anidride carbonica (uno dei molti sintomi dell’impatto umano) sono la più grande singola minaccia all’ecologia e alla biodiversità del pianeta nei decenni a venire.

Journal reference:

Rapid emergence of life shown by discovery of 3,700-million-year-old microbial structures

World’s population is projected to nearly stop growing by the end of the century

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