Nove specie umane hanno camminato sulla Terra 300.000 anni fa. Ora ce n’è sola una. La scomparsa di queste altre specie assomiglia a un’estinzione di massa. Ma non c’è un’evidente catastrofe ambientale. Il tempo dell’estinzione suggerisce che sia stata causata dalla diffusione di una nuova specie: l’Homo sapiens.

Una ricostruzione di un uomo di Neanderthal. Credito di immagine: Museo di Neanderthal.

In questo momento sulla Terra esiste una sola specie umana, ma 300.000 anni fa non era assolutamente cosi. A camminare sulla Terra vi erano ben nove specie umane.

I Neanderthal, l’Homo neanderthalensis, erano cacciatori robusti adattati alle fredde steppe d’Europa, i loro enigmatici cugini Denisovani che abitavano l’Asia, mentre l’Homo erectus, più primitivo, viveva in Indonesia e l’Homo rhodesiensis nell’Africa centrale.

Ma non solo, a calpestare la Terra in quel periodo c’erano altre specie umane di piccole dimensioni:

  • Homo naledi che viveva in Sudafrica;
  • L’Homo luzonensis che visse nelle Filippine;
  • Homo floresiensis in Indonesia;
  • E la più recente popolazione preistorica conosciuta che possa essere distinta dall’uomo moderno il Popolo della caverna del cervo rosso (Red Deer Cave people)

Data la rapidità con cui stiamo scoprendo nuove specie, probabilmente altre sono in attesa di essere trovate.

Un ritratto di una giovane femmina Denisovan basata su un profilo scheletrico ricostruito da antiche mappe di metilazione del DNA. Credito d’immagine: Maayan Harel.

Un’estinzione di massa

Ma 10.000 anni fa questa variegata diversità di specie umane era sparita completamente. La scomparsa di queste specie “quasi in contemporanea” assomiglia a un’estinzione di massa. Ma non c’è un’evidente catastrofe ambientale (eruzioni vulcaniche, cambiamenti climatici, impatto con asteroidi) alla quale si può far combaciare questa estinzione.

Ma gli indizi, che in questo caso sono i tempi delle estinzioni, suggeriscono che a causare la fine delle varie specie sia stata la diffusione di una nuova specie, che si è evoluta all’incirca 260.000 – 350.000 anni fa nell’Africa meridionale: l’Homo sapiens.

Evoluzione umana. Nick Longrich

La diffusione degli umani moderni

Fu proprio la diffusione di questa nuova specie, gli attuali umani moderni, fuori dall’Africa la causa dell’estinzione delle varie specie umane. Un evento che durò oltre 40.000 anni che si estese dalla scomparsa dei mammiferi dell’era glaciale alla distruzione delle foreste pluviali.

E le prime vittime di questa che chiamiamo impropriamente sesta estinzione di massa furono proprio le altre specie di umani?

Fin dagli albori la nostra specie, Homo sapiens, si è rivelata pericolosa per le altre specie viventi o se vogliamo metterla in modo differente non si è mai fermata davanti a niente e nessuno per la propria sopravvivenza.  

Megatherium americanum. Museo di Storia Naturale di Londra. Foto di: Cristian Barucca

Abbiamo cacciato i mammut lanosi, il Megaterio e i Dinornitidi fino a portarli all’estinzione. Distrutto pianure e foreste per l’agricoltura, modificando oltre la metà della superficie terrestre del pianeta. Abbiamo alterato il clima del pianeta.

E siamo stati una vera minaccia anche per le altre popolazioni umane che abitavano la Terra, soprattutto per la competizione delle risorse.

Ominidi arcaici. Credito immagine: Ninara / CC BY 2.0.

Sembra che l’Homo Sapiens si intrinsecamente territoriale, violento e intollerante

La storia della nostra specie è piena di esempi di persone che combattono, spostano e spazzano via altri gruppi sul territorio, dalla distruzione di Cartagine a Roma, alla conquista americana dell’Occidente e alla colonizzazione britannica dell’Australia.

Senza trascurare i terribili e recenti genocidi e pulizia etnica avvenuti in Bosnia, Ruanda, Iraq, Darfur e Myanmar.

Sembra che le peculiarità che elevano la nostra specie come l’uso del linguaggio o degli strumenti, siano affiancate anche da terribili capacità e tendenze che ci portano come gruppo a impegnarci nello sterminio di altre specie che possano competere con la nostra, probabilmente è una parte intrinseca, istintiva della natura umana. Detto ciò ci sono pochi motivi quindi per pensare che i primi Homo sapiens fossero meno territoriali, meno violenti, e meno intolleranti o meno umani.

Una ricostruzione della testa dell’Homo naledi del paleoartista John Gurche, che ha trascorso circa 700 ore a ricreare la testa dalle scansioni ossee. La scoperta è stata annunciata dall’Università del Witwatersrand, dalla National Geographic Society e dalla South African National Research Foundation e pubblicata sulla rivista eLife . Credito d’immagine: John Gurche / Mark Thiessen / National Geographic.

La nostra cultura o la nostra natura crea violenza?

I più ottimisti hanno dipinto i primi cacciatori-raccoglitori come nobili selvaggi, si credeva di fatto che l’originale “uomo” fosse libero dal peccato, dall’appetito o dal concetto di giusto e sbagliato, e che quelli ritenuti “selvaggi” non fossero brutali ma “nobili”, sostenendo quindi che la nostra cultura, non la nostra natura, crea violenza.

Ma studi sul campo, resoconti storici e archeologia mostrano tutti che la guerra nelle culture primitive era intensa, pervasiva e letale.

Le armi neolitiche come mazze, lance, asce e archi, combinate con tattiche di guerriglia come incursioni e imboscate, furono devastanti. La violenza è stata la principale causa di morte tra gli uomini in queste società e le guerre hanno visto livelli di vittime più elevati per persona rispetto alla prima e alla seconda guerra mondiale.

Vecchie ossa e manufatti mostrano che questa violenza è antica. L’Uomo di Kennewick di 9.000 anni, proveniente dal Nord America, ha una punta di lancia incorporata nel bacino. Il sito di 10.000 anni di Nataruk in Kenya documenta il brutale massacro di almeno 27 uomini, donne e bambini.

È improbabile che le altre specie umane fossero molto più pacifiche. L’esistenza della violenza cooperativa negli scimpanzé maschi suggerisce che la guerra precede l’evoluzione degli umani.

Un cranio di Neanderthal mostra un trauma cranico, prova di violenza antica. Museo Nazionale di Storia Naturale Smithsonian

Vantaggio militare e strategico per l’Homo sapiens

Gli scheletri di Neanderthal mostrano schemi di trauma coerenti con la guerra. Ma le armi sofisticate probabilmente hanno dato all’Homo sapiens un vantaggio militare. L’arsenale dei primi Homo sapiens probabilmente includeva armi a proiettili come giavellotti e bastoni.

Strumenti e cultura complessa ci avrebbero anche aiutato a raccogliere in modo efficiente una gamma più ampia di animali e piante, nutrire tribù più grandi e dare alla nostra specie un vantaggio strategico in termini di numeri.

13.000 anni di punte di lancia del Colorado. Chip Clark, Smithsonian Institution

La nostra arma definitiva: il pensiero astratto

Ma le pitture rupestri, le sculture e gli strumenti musicali suggeriscono qualcosa di molto più pericoloso: una sofisticata capacità di pensiero e comunicazione astratta. La capacità di cooperare, pianificare, strategizzare, manipolare e ingannare potrebbe essere stata la nostra arma definitiva.

Sono scomparsi solo dopo averci incontrato

L’incompletezza dei reperti fossili rende difficile testare queste idee. Ma in Europa, l’unico posto con una documentazione archeologica relativamente completa, i fossili mostrano che nel giro di poche migliaia di anni dal nostro arrivo, i Neanderthal svanirono. Tracce di DNA di Neanderthal in alcuni popoli eurasiatici dimostrano che non li abbiamo semplicemente sostituiti dopo che si sono estinti. Ci siamo incontrati e ci siamo accoppiati.

Altrove, il DNA racconta di altri incontri con umani arcaici. I gruppi dell’Asia orientale, polinesiana e australiana hanno il DNA dei Denisovani. Il DNA di un’altra specie, forse l’Homo erectus, si presenta in molte persone asiatiche. I genomi africani mostrano tracce di DNA di un’altra specie arcaica. Il fatto che ci siamo incrociati con queste altre specie dimostra che sono scomparsi solo dopo averci incontrato.

Ma perché i nostri antenati annienterebbero i loro parenti, causando un’estinzione di massa – o, forse più precisamente, un genocidio di massa?

La risposta sta nella crescita della popolazione. Gli umani si riproducono in modo esponenziale, come tutte le specie. Senza controllo, abbiamo storicamente raddoppiato i nostri numeri ogni 25 anni. E una volta che gli umani sono diventati cacciatori cooperativi, non abbiamo avuto predatori. Senza la predazione che controlla il nostro numero e la piccola pianificazione familiare oltre il ritardo del matrimonio e l’infanticidio, le popolazioni sono cresciute per sfruttare le risorse disponibili.

Un’ulteriore crescita, o carenze alimentari causate dalla siccità, inverni rigidi o risorse eccessive, porterebbero inevitabilmente le tribù in conflitto sul cibo e sul foraggiamento del territorio. La guerra divenne un controllo sulla crescita della popolazione, forse la più importante.

La nostra eliminazione di altre specie probabilmente non è stata uno sforzo pianificato e coordinato del tipo praticato dalle civiltà, ma una guerra di logoramento. Il risultato finale, tuttavia, è stato altrettanto definitivo. Incursione per incursione, imboscata per imboscata, valle per valle, gli umani moderni avrebbero logorato i loro nemici e preso la loro terra.

Conclusioni

Tuttavia, l’estinzione dei Neanderthal, almeno, ha richiesto molto tempo (migliaia di anni).  I Neanderthal hanno sì perso la guerra, ma per resistere così a lungo devono aver combattuto e vinto molte battaglie contro di noi, suggerendo un livello di intelligenza vicino al nostro.

Oggi guardiamo le stelle e ci chiediamo se siamo soli nell’Universo.

Nella fantasia e nella fantascienza, ci chiediamo come potrebbe essere incontrare altre specie intelligenti, come noi, ma non noi. È profondamente triste pensare che una volta l’abbiamo fatto e ora, a causa di ciò, se ne sono andati.

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