1300 animali sfruttati, picchiati, lasciati senza acqua e cibo e costretti a trasportare per km i visitatori che ogni giorno invadono il meraviglioso sito UNESCO. 

Occorre fare una premessa: quando si arriva a Petra, prima dell’arrivo al siq, il  suggestivo canyon che porta fino al tesoro, ci si trova di fronte a un cartello che invita chiunque assista a scene di maltrattamenti a gli animali, di denunciare l’accaduto alle autorità. Ma tra il dire e il fare, si sa, c’è di mezzo il mare. Le denunce non sono servite a nulla: da sempre, per spostarsi nel sito archeologico, ci sono due opzioni: a piedi o con gli oltre 1300 animali maltrattati per scopi economici. 

Petra è divisa in tre zone: la prima che va dalla biglietteria al siq puó essere percorsa facendo passeggiata a cavallo compresa nel prezzo del biglietto. Gli animali sono tenuti bene e in ottima salute da beduini che lavorano in regola.

Il dilemma sorge non appena si arriva al siq, dove l’abusivismo regna sovrano: carrozzelle a tre posti trainate a tutta velocità da cavalli malnutriti e pieni di piaghe per via delle continue frustate. Senza contare i traumi che subiscono nel percorrere una strada non adatta ai loro zoccoli.

Dal tesoro in poi il territorio è di cammelli e asini. I primi vengono sfruttati per scattare foto dinanzi all’imponente tesoro: il turista sale in groppa al cammello, questo si alza in piedi e il beduino scatta la suggestiva foto ricordo incassando la somma. Una tiritera che si ripete per tutto il giorno.

Cammelli che camminano a zampe legate per impedire loro di correre ed ovviamente, come i cavalli, anch’essi pieni di piaghe soggette ad infezioni.

E che dire dei numerosi asinelli costretti a percorrere lunghi km con in groppa pesanti turisti incuranti del male che stanno infliggendo al loro “mezzo di trasporto”? Piccolissimi, magri e che a fatica si arrampicano sui 900 gradini che conducono al monastero.

Indagine condotta dalla Peta

Stando all’indagine condotta dalla Peta, gli animali di Petra non hanno diritto ad alcuna pausa, a meno che non siano talmente fortunati che la coda di turisti si sia momentaneamente smaltita, ma anche in questo caso sono costretti a rimanere legati sotto il sole senza vedere una goccia di acqua.

In particolare La Peta ha denunciato l’episodio di un asino che ha ricevuto un calcio nello stomaco da parte del padrone perché, esausto, non riusciva a muoversi. Gli attivisti della Peta ritengono che le autorità locali non stiano facendo abbastanza ed hanno suggerito l’introduzione di veicoli elettrici, in modo tale da non “soffocare” un luogo incontaminato.

Conclusioni

Nel frattempo i maltrattamenti continuano nell’indifferenza generale perché si sa, il visitatore pensa solo alla comodità del momento. Un turista responsabile, consapevole di non farcela a percorrere lunghi km a piedi, evita di farlo. Ed evita sopratutto di usare gli animali denutriti, sfruttati e picchiati da gente senza scrupoli.

Un turista responsabile pensa anche al futuro di Petra, patrimonio dell’UNESCO, alla sua preservazione per le generazioni future evitando di contribuire alla vergognosa condizione in cui versano cavalli, cammelli ed asini. Pertanto vi invitiamo, qualora siate intenzionati a visitare Petra, di farlo con rispetto senza usufruire degli animali. 

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