“Si sono sdoganate le persone che seminano odio, adesso sono semi-autorizzate. Ci sono sempre state, solo che non era arrivato il momento storico politico in cui ripresentarsi con questi slogan. Adesso questi sentimenti si possono di nuovo esprimere” La senatrice a vita Liliana Segre

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Oggi Giorno della Memoria, a Che Tempo Che Fa la senatrice a vita Liliana Segre, la cui mozione per creare una Commissione contro il razzismo e l’antisemitismo è stata approvata dal Senato lo scorso ottobre, mentre il 10 dicembre si è tenuta la manifestazione ‘L’odio non ha futuro‘, in cui oltre 600 sindaci di tutta Italia si sono riuniti per esprimerle piena solidarietà e vicinanza.

Le parole di Liliana Segre a Che Tempo Che Fa: “”Si sono sdoganate le persone che seminano odio, adesso sono semi-autorizzate. Ci sono sempre state, solo che non era arrivato il momento storico politico in cui ripresentarsi con questi slogan. Adesso questi sentimenti si possono di nuovo esprimere”, e aggiunge: “Quelli che stanno a guardare cosa fanno? Sono indifferenti. Non stanno a guardare, voltano la faccia dall’altra parte”.

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La memoria rende liberi. La vita interrotta di una bambina nella Shoah

“Un conto è guardare e un conto è vedere, e io per troppi anni ho guardato senza voler vedere.” Liliana ha otto anni quando, nel 1938, le leggi razziali fasciste si abbattono con violenza su di lei e sulla sua famiglia. Discriminata come “alunna di razza ebraica”, viene espulsa da scuola e a poco a poco il suo mondo si sgretola: diventa “invisibile” agli occhi delle sue amiche, è costretta a nascondersi e a fuggire fino al drammatico arresto sul confine svizzero che aprirà a lei e al suo papà i cancelli di Auschwitz. Dal lager ritornerà sola, ragazzina orfana tra le macerie di una Milano appena uscita dalla guerra, in un Paese che non ha nessuna voglia di ricordare il recente passato né di ascoltarla. Dopo trent’anni di silenzio, una drammatica depressione la costringe a fare i conti con la sua storia e la sua identità ebraica a lungo rimossa. “Scegliere di raccontare è stato come accogliere nella mia vita la delusione che avevo cercato di dimenticare di quella bambina di otto anni espulsa dal suo mondo. E con lei il mio essere ebrea”. Enrico Mentana raccoglie le memorie di una testimone d’eccezione in un libro crudo e commovente, ripercorrendo la sua infanzia, il rapporto con l’adorato papà Alberto, le persecuzioni razziali, il lager, la vita libera e la gioia ritrovata grazie all’amore del marito Alfredo e ai tre figli.

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