Un’analisi dei dati della sequenza del genoma del SARS-CoV-2 e di altri virus correlati non ha trovato prove del fatto che il virus sia stato prodotto in laboratorio o progettato in altro modo.

Dai risultati dello studio “The proximal origin of SARS-CoV-2”, pubblicato il 17 marzo 2020 sulla rivista Nature Medicine, si evince che il virus “coronavirus”, nome ufficiale SARS-CoV-2, che è emerso lo scorso anno nella città di Wuhan, in Cina, e che da allora ha causato un’epidemia su larga scala, malattia da COVID-19, e che si è diffuso in oltre 70 altri paesi, è il prodotto dell’evoluzione naturale.

L’analisi dei dati della sequenza del genoma (sequenza che è pubblica per tutti gli scienziati del pianeta) del virus SARS-CoV-2, e di alcuni virus correlati, non ha trovato prove del fatto che il virus sia stato prodotto in laboratorio o progettato in altro modo.

Ha affermato Kristian Andersen, PhD, professore associato di immunologia e microbiologia presso Scripps Research e autore dello studio: “Confrontando i dati disponibili sulla sequenza del genoma per ceppi di coronavirus noti, possiamo stabilire con certezza che la SARS-CoV-2 ha avuto origine attraverso processi naturali“.

Oltre ad Andersen, gli autori dell’articolo sono: Robert F. Garry, dell’Università di Tulane; Edward Holmes, dell’Università di Sydney; Andrew Rambaut, dell’Università di Edimburgo; W. Ian Lipkin, della Columbia University.

I Coronavirus

I coronavirus sono una grande famiglia di virus che possono causare malattie che variano ampiamente in gravità. La prima malattia nota causata da un coronavirus è emersa con l’epidemia di sindrome respiratoria acuta grave (SARS) del 2003 in Cina. Un secondo focolaio è iniziato nel 2012 in Arabia Saudita con la sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS).

Il 31 dicembre dello scorso anno, le autorità cinesi hanno avvisato l’Organizzazione Mondiale della Sanità di un focolaio di un nuovo ceppo di coronavirus che causava gravi malattie, che in seguito è stato chiamato SARS-CoV-2.

Al 24 marzo 2020, sono stati documentati quasi 392.780 casi di COVID-19, sebbene molti altri casi lievi siano probabilmente non diagnosticati. Il virus ha ucciso oltre 17.000 persone.

Sequenziato il genoma

Poco dopo l’inizio dell’epidemia, gli scienziati cinesi hanno sequenziato il genoma del SARS-CoV-2 e reso disponibili i dati ai ricercatori di tutto il mondo.

I risultanti dati sulla sequenza genomica hanno dimostrato che le autorità cinesi hanno rapidamente rilevato l’epidemia e che il numero di casi di COVID-19 è aumentato a causa della trasmissione da uomo a uomo dopo una singola introduzione nella popolazione umana.

Andersen e collaboratori di diversi altri istituti di ricerca hanno utilizzato questi dati di sequenziamento per esplorare le origini e l’evoluzione di SARS-CoV-2 concentrandosi su diverse caratteristiche rivelatrici del virus.

Prova dell’evoluzione naturale

Analizzando le proteine, presenti all’esterno del virus, e che vengono utilizzate per afferrare e penetrare le pareti esterne delle cellule umane e animali, gli scienziati hanno scoperto che le proteine ​del SARS-CoV-2 si sono evolute per colpire efficacemente una caratteristica molecolare all’esterno delle cellule umane chiamata ACE2, un recettore coinvolto nella regolazione della pressione sanguigna.

La proteina del SARS-CoV-2 era così efficace nel legare le cellule umane, infatti, che gli scienziati hanno concluso che era il risultato della selezione naturale e non il prodotto dell’ingegneria genetica.

Questa evidenza dell’evoluzione naturale è stata supportata dai dati sulla struttura molecolare complessiva del SARS-CoV-2.

Se qualcuno stesse cercando di progettare un nuovo coronavirus come patogeno, lo avrebbe costruito partendo da una struttura molecolare di un virus noto. Ma gli scienziati hanno scoperto che la struttura molecolare di SARS-CoV-2 differiva sostanzialmente da quella dei coronavirus già noti e assomigliava per lo più a virus correlati trovati in pipistrelli e pangolini.

Ha dichiarato Andersen: “Queste due caratteristiche del virus, le mutazioni nella proteina e la sua distinta struttura molecolare, escludono la manipolazione di laboratorio come una potenziale origine per SARS-CoV-2”.

Josie Golding, PhD, responsabile delle epidemie al Wellcome Trust, con sede nel Regno Unito, ha affermato che i risultati di Andersen e dei suoi colleghi sono “di fondamentale importanza per fornire una visione basata sull’evidenza rispetto alle voci che circolano sulle origini del virus (SARS-CoV -2) che causa la COVID-19. Concludono che il virus è il prodotto dell’evoluzione naturale, ponendo fine a qualsiasi speculazione sull’ingegneria genetica deliberata”.

Possibili origini del virus

Sulla base dell’analisi del sequenziamento genomico, Andersen e i suoi collaboratori hanno concluso che le origini più probabili per SARS-CoV-2 hanno seguito uno di questi seguenti due possibili scenari.

Primo scenario: mutato prima di entrare nell’uomo

In uno scenario, il virus si è evoluto al suo attuale stato patogeno attraverso la selezione naturale in un ospite non umano e poi è saltato sull’uomo. È così che sono emersi i precedenti focolai di coronavirus, con gli umani che hanno contratto il virus dopo l’esposizione diretta a zibetti (piccolo mammifero) (SARS) e cammelli (MERS).

I ricercatori hanno proposto i pipistrelli come il serbatoio più probabile per SARS-CoV-2 in quanto è molto simile a un coronavirus di pipistrello. Non ci sono casi documentati di trasmissione diretta pipistrello-umano, tuttavia, suggerendo che un ospite intermedio era probabilmente coinvolto tra pipistrelli e umani.

In questo scenario le caratteristiche peculiari delle proteine del SARS-CoV-2, si sarebbero evolute al loro stato attuale prima di entrare nell’uomo. In questo caso, l’attuale epidemia sarebbe probabilmente emersa rapidamente non appena gli esseri umani fossero stati infettati, poiché il virus avrebbe già sviluppato le caratteristiche che lo rendono patogeno e in grado di diffondersi tra le persone.

Secondo scenario: mutato dopo essete entrato nell’uomo

Nell’altro scenario proposto, una versione non patogena del virus è passata da un ospite animale a un essere umano e si è poi evoluta nel suo attuale stato patogeno all’interno della popolazione umana. Ad esempio, alcuni coronavirus di pangolini, mammiferi simili ad armadillo trovati in Asia e in Africa, hanno una struttura molto simile a quella della SARS-CoV-2. Un coronavirus di un pangolino sarebbe potuto essere trasmesso a un essere umano, direttamente o attraverso un ospite intermedio come zibetti o furetti.

Quindi una caratteristica peculiare della proteina del SARS-CoV-2, potrebbe essersi evoluta all’interno di un ospite umano, probabilmente attraverso una circolazione non rilevata limitata nella popolazione umana prima dell’inizio dell’epidemia.

Conclusioni

Il co-autore dello studio Andrew Rambaut ha ammonito che a questo punto è difficile, se non impossibile, sapere quale degli scenari è più probabile per l’origine del virus.

Se il SARS-CoV-2 è entrato nell’uomo nella sua attuale forma patogena da una fonte animale, la probabilità di futuri focolai aumenta, poiché il ceppo del virus che causa la malattia potrebbe ancora circolare nella popolazione animale e potrebbe saltare ancora una volta gli esseri umani.

Le probabilità di futuri focolai sono inferiori, se l’attuale coronavirus era un non patogeno che poi entrato nella popolazione umana evolvendosi in patogeno.

N.B.

Non siamo esperti in questo ambito, quindi potrebbero esservi delle sviste, ma abbiamo voluto proporvi questo articolo per cercare di far fronte alla disinformazione che c’è in giro. Vi invitiamo a leggere l’articolo ufficiale (che vi lasciamo come sempre sotto) e di informarvi su tale argomento anche su altre fonti ufficiali.

Fonte:

Journal Reference:

  1. Kristian G. Andersen, Andrew Rambaut, W. Ian Lipkin, Edward C. Holmes, Robert F. Garry. The proximal origin of SARS-CoV-2Nature Medicine, 2020; DOI: 10.1038/s41591-020-0820-9

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