Del lupo tutti abbiamo sentito parlare, ma siamo sicuri che le notizie sentite siano veritiere?  Marco Antonelli, un giovane e competente zoologo specializzato in grandi Carnivori, in questo articolo risponderà ad alcune nostre domande.

Lupi che giocano nella piana di Opi (Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise). Foto di Marco Antonelli

Del lupo tutti abbiamo sentito parlare, ma siamo sicuri che le notizie sentite siano veritiere? Purtroppo, ad oggi, la disinformazione scientifica su questa specie è una problematica reale e nostro obiettivo è,appunto, quello di abbattere la disinformazione dando reali competenze e spiegazioni ai nostri lettori.

In questo articolo a farlo sarà Marco Antonelli, un giovane e competente zoologo specializzato in grandi Carnivori, innamorato del suo lavoro e la quale passione è evidente in ogni parola di questa intervista.

A tal proposito, Marco organizza anche dei bellissimi eventi di divulgazione scientifica sul campo: un’esperienza unica per apprendere tante tematiche importanti come conservazione e biodiversità, in particolar modo per gli appassionati di zoologia e grandi Carnivori, direttamente immersi nella Natura.

Per avere tutte le informazioni sul suo lavoro e gli eventi vi consiglio di seguirlo alle pagine:

Marco Antonelli – Zoologo e Guida Ambientale Escursionistica
Canis lupus italicus – Lupo appenninico
marco_antonelli_gae
canis_lupus_italicus

La parola a Marco

Ciao Marco, benvenuto in The Marsican Bear!
Ti va di raccontarci di cosa ti occupi?

Mi chiamo Marco Antonelli, ho 35 anni e sono un, laureato in Scienze Naturali. Mi sono sempre occupato di progetti di conservazione, gestione e monitoraggio della fauna selvatica. Appassionato di animali e natura fin da bambino, sono riuscito a trasformare la mia grande passione in una professione, specializzandomi sin dai primi anni di studio sulle specie che più mi affascinavano, i grandi Carnivori.

La conoscenza della ricchezza che ci circonda è un passo fondamentale per la sua conservazione. Nessuno si batterà per la salvaguardia di ciò che non ama. E nessuno amerà mai ciò che non conosce. “In questa mia foto una delle emergenze naturalistiche italiane più preziose. Un magico e raro incontro con uno degli ultimi 50 orsi marsicani, durante una giornata di pioggia primaverile sui crinali dell’Appennino abruzzese.”

Oggi collaboro con diverse realtà attive nel campo della conservazione della biodiversità. Con il WWF Italia mi occupo in particolare di progetti di conservazione di orso bruno marsicano e lupo, e con la LIPU invece mi occupo del monitoraggio della presenza del lupo nell’area dell’Oasi LIPU Castel di Guido e nella Riserva Naturale del Litorale Romano.

Ormai da diversi anni inoltre mi occupo anche di divulgazione ed educazione ambientale, sia con le scuole ed i ragazzi, sia con attività outdoor rivolte ad un pubblico adulto. Sono Guida Ambientale Escursionistica, iscritto ad AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche), e organizzo eventi di trekking e divulgazione, su tematiche inerenti la conservazione della biodiversità, in particolare sempre sulle mie due specie target, lupi e orsi.

Canis lupus italicus: amato da molti ma anche molto temuto.
Cosa puoi dirci di questa specie?

Il lupo è una specie che ha sempre suscitato forti emozioni nell’animo umano, in un senso o nell’altro. Odiato o idolatrato, troppo spesso purtroppo si è persa invece di vista la realtà biologica di questa specie, che oggi conosciamo bene grazie ai grandi sforzi di studio portati avanti negli ultimi 50 anni.

Nonostante questo, ancora oggi spesso assistiamo a tentativi di distorcere quello che è il lupo, in particolare da parte di alcuni mezzi di informazione, dalle TV ai giornali, fino ai social media. Leggende su lupi giganti, lupi rilasciati da sedicenti organizzazioni ambientaliste, lupi lanciati dagli elicotteri, lupi mangia bambini, e tante altre… Per fortuna oggi siamo in grado di sfatare queste storielle con dati scientifici alla mano, la migliore arma contro la disinformazione e le leggende.

Il lupo è una specie profondamente affascinante, anche per le molte similitudini che possiamo trovare con la nostra specie. Parliamo infatti di una specie sociale, che vive in unità familiari (che chiamiamo generalmente branchi), nelle quali una coppia (l’unica a riprodursi nella famiglia) si prende cura della propria prole, finchè i giovani che sopravvivono non si allontanano dalla famiglia in cui sono nati per cercare un nuovo territorio e un/a compagno/a con cui formare un proprio branco. Dinamiche davvero molto simili a quelle umane.

Il lupo è anche una specie territoriale, in cui ogni famiglia occupa un territorio esclusivo. In Italia i territori di un branco hanno dimensioni che possono andare dai 50 km quadrati nelle aree più ricche di risorse, fino a 250 km quadrati nelle aree più povere di prede. Una specie quindi che vive decisamente a basse densità sul territorio, a conferma di come quindi sia impossibile l’invasione di lupi paventata da alcuni, che hanno l’unico fine di creare allarmismi sociali ingiustificati.

Sfatare alcuni miti

Per sfatare altri miti di cui parlavo prima, c’è da evidenziare innanzitutto la grande capacità di movimento dei giovani lupi, che sono in grado di spostarsi anche per diverse centinaia di km prima di stabilirsi in una nuova area. E’ proprio questa grande capacità di dispersione (il movimento che un animale compie dall’area in cui è nato all’area dove si riprodurrà) che ha permesso al lupo di ricolonizzare aree da cui la specie era scomparsa da decenni (per la persecuzione umana dell’ultimo secolo), e che permette di smentire un’altra delle favole più diffuse, che vede la ricomparsa del lupo in alcune aree come risultato dell’azione di biologi o ecologisti, che reimmetterebbero lupi in natura, lanciati da camion o paracadutati da elicotteri (!?!). E’ bene ribadire quindi che nessun lupo in Italiaed in Europa è mai stato reintrodotto dall’uomo.

Canis lupus italicus o lupo appenninico

A rendere ancora più speciale il nostro lupo è stata la IUCN, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, che ha riconosciuto la popolazione di lupo presente nel nostro paese come sottospecie unica, il Canis lupus italicus o lupo appenninico. Una sottospecie un po’ più piccola del lupo che troviamo in Nordamerica o nel Nord dell’Europa, con alcuni caratteri genetici e morfologici unici, adattato da millenni a vivere in ambienti più antropizzati e più caldi.

Oggi si stima che siano presenti nel nostro Paese circa 2.000 lupi, anche se probabilmente si tratta di una sottostima, che non tiene conto di molte nuove aree dove la specie è ricomparsa negli ultimi anni e della velocità di espansione anche nel suo areale storico di presenza (Appennini e Alpi).

Ad oggi, quali sono le tecniche più utilizzate e, a tuo avviso, migliori per lo studio e il monitoraggio del lupo?

Il lupo è una specie elusiva, di abitudini prettamente notturne e che vive a basse densità sul territorio. Per questo lo studio di questa specie è particolarmente difficile, e ci si deve avvalere di diverse tecniche complementari per avere dei dati precisi. Le tecniche utilizzate per stimare il numero di branchi presenti in un’area sono quindi perlopiù tecniche che prevedono lo studio e l’interpretazione dei segni di presenza, che vanno poi trasformati in un numero più o meno preciso. Tra le tecniche di monitoraggio hanno particolare importanza il campionamento genetico non invasivo, il fototrappolaggio, lo snow tracking ed il wolf howling.

Il campionamento genetico non invasivo consiste nella raccolta di escrementi di recente deposizione lungo percorsi prefissati, e la successiva estrazione
e analisi del DNA presente nelle cellule intestinali presenti sull’escremento fresco, da cui si ricavano importanti informazioni come la specie e il sesso dell’individuo campionato. Il fototrappolaggio permette di raccogliere informazioni sul numero di individui che compongono ciascun branco, sugli spostamenti e sull’avvenuta riproduzione, oltre che importanti dati sui comportamenti.

Snow tracking e il wolf howling

Lo snow tracking invece consiste nel contare i lupi di ciascun branco seguendo le piste su neve (ovviamente tecnica applicabile solo dove c’è copertura nevosa continua) ed è una stima invernale del numero di branchi e del numero minimo di individui. Il wolf howling è invece la stima estivo-autunnale del numero di branchi riproduttivi, e consiste nel conteggiare i branchi presenti in un’area tramite una stimolazione acustica dei nuclei presenti, tramite ululati registrati; le eventuali risposte dei lupi danno importanti informazioni come la localizzazione e le dimensioni del branco, e importanti dati sull’eventuale presenza di cucciolate (che nascono in maggio ed in estate-autunno cominciano a vocalizzare).

Utilizzando tutte queste tecniche, ed altri dati raccolti durante le normali attività di monitoraggio (segnalazioni, segni di presenza, lupi rinvenuti morti, etc.etc.), si riesce a stimare quanti branchi sono presenti in un’area, l’avvenuta riproduzione, l’eventuale presenza di lupi ibridi ed altre importanti informazioni sullo stato della popolazione residente.

Radiotelemetria

Invece la tecnica che ci permette di studiare moltissimi aspetti dell’ecologia del lupo, e che ha permesso di sfatare numerosi miti e leggende su questa specie, è la radiotelemetria, l’unica tra le metodologie che ho descritto a prevedere la manipolazione ed il contatto diretto con l’animale.

Questa tecnica di monitoraggio si basa sull’apposizione di un radiocollare all’animale, dotato di un trasmettitore GPS, in grado di registrare le coordinate geografiche delle posizione dell’animale nel tempo. Questi dati permettono di studiare i ritmi di attività dell’animale, i suoi spostamenti, l’uso dell’habitat, le interazioni con le altre specie e le dimensioni stagionali del territorio. Tutti dati fondamentali e impossibili da stimare con le altre tecniche non invasive.

In molti avranno sicuramente sentito parlare del Branco del Litorale Romano: poiché lo segui sin dal principio ti va di parlarci della storia di questi lupi e, conseguentemente, della tua storia professionale con loro?

Quella del ritorno del lupo nel Comune di Roma dopo un secolo di assenza è una storia meravigliosa, che ha fatto il giro del mondo e che ho avuto il privilegio di seguire sin dall’inizio. E sicuramente rappresenta anche l’evento che ha segnato e indirizzato la mia carriera professionale. Tutto cominciò nell’estate del 2013.

All’epoca collaboravo già con l’Oasi LIPU Castel di Guido, ma mai avrei immaginato che i lupi mi avrebbero raggiunto là, in un paradiso naturale di campagna a pochi km dal centro di Roma. A giugno del 2013 le fototrappole che utilizzavamo per altri fini ripresero un lupo. Da quel momento decidemmo di capirne di più, e iniziò un progetto di monitoraggio che dura fino ad oggi, grazie al quale abbiamo scoperto davvero molto. Dal 2013 al 2015 abbiamo monitorato la presenza solamente di lupi maschi solitari, probabilmente dei giovani che erano arrivati da zone limitrofe, nelle quali il lupo è presente da anni.

Romolo e Numa

Prima quello che chiamammo Romolo, che fu dopo pochi mesi sostituito da un altro maschio, Numa.

Lupi nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Nel 2016 Numa incontrò sul territorio del Litorale Romano una femmina, Aurelia, con la quale fece subito coppia fissa e con la quale nella primavera del 2017 diede vita alla prima cucciolata di lupo nel Comune di Roma, dopo quasi un secolo di assenza della specie. Fu una notizia strabiliante, che in breve tempo fece il giro d’Europa, riportata dalle principali testate giornalistiche del Continente. Ovviamente il ritorno del lupo in un contesto molto particolare, a ridosso di una grande città come Roma, ha dei risvolti non solo ecologici, ma anche sociali.

Per questo sin da subito abbiamo cominciato a informare la popolazione locale, soprattutto le categorie che con il lupo possono entrare in conflitto, come gli allevatori, per fare in modo che non ci si trovasse impreparati. Per fortuna il livello di conflitto tra lupo e zootecnia nella nostra area è sempre stato trascurabile. Nella nostra raccolta dati, abbiamo stimato che circa il 94% della dieta di questo branco è costituita da cinghiale. Ma nonostante questo il lupo in queste aree periurbane soffre di un’elevata mortalità di origine umana.

Elevata mortalità di origine umana

Dal 2017 ad oggi sono stati diversi i lupi rinvenuti morti, in particolar modo investiti. Ed altri sono scomparsi e non sono mai stati trovati. Numa fu sostituito da un altro maschio riproduttore nel 2018, Tullio, che si riprodusse con Aurelia e diede vita alla seconda cucciolata nel Maggio del 2018. Ma anche Tullio durò poco, e nell’estate del 2018 fu sostituito da un
nuovo maschio, Nerone, purtroppo un individuo ibrido che fa coppia con Aurelia ormai da un anno e mezzo, e con la quale ha dato vita alla cucciolata del 2019.

Di storie e aneddoti in questi 7 anni di studio del lupo nel Litorale Romano ce ne sarebbero molti altri, ma ci tengo a citare la storia del lupetto disabile, nato da Numa e Aurelia nella primavera del 2017. Il giovane lupo era nato con una paralisi degli arti posteriori, eppure non fu abbandonato dalla famiglia, che ha continuato a prendersene cura per quasi un anno, fino a quando il giovane lupetto fu investito da un’auto in una delle strade della Riserva. Un ennesimo esempio di quella che è la straordinaria socialità di questa specie…

Immagine da fototrappola posizionata in un’area boscosa nel Litorale Romano.

Sin dall’arrivo di Nerone nel branco del Litorale Romano è stato subito evidente che si trattasse di un individuo ibrido: ci puoi spiegare cos’è l’ibridazione è perché è una problematica tanto grande?

L’ibridazione tra lupo e cane è oggi considerata una delle minacce più gravi per la conservazione del lupo. Il fenomeno avviene quando una femmina di lupo solitaria si associa con un cane maschio, in un’area a bassa densità di lupi e con un’elevata densità di cani randagi o vaganti. Lupo e cane sono la stessa specie (Canis lupus), e sono dunque interfecondi e in grado di accoppiarsi.

Dall’accoppiamento nascono individui ibridi di prima generazione, che cresceranno in natura allevati dalla madre lupo e, una volta raggiunta la maturità sessuale, andranno in dispersione e si accoppieranno con altri lupi, trasmettendo e diffondendo il DNA di cane nella popolazione di lupo.

Così il DNA canino “inquina” la popolazione selvatica, deviando un percorso evolutivo naturale, in una direzione  sconosciuta e purtroppo proprio per questo pericolosa. Molti adattamenti del lupo, evolutisi in centinaia di migliaia di anni, possono così infatti andare persi nel corso delle generazioni, e al contrario alcuni adattamenti domestici, selezionati dall’uomo nel cane per fini differenti, possono invece diffondersi nella popolazione di lupo, modificando sul lungo termine l’ecologia e l’efficienza del predatore al vertice della catena alimentare.

Cattiva gestione dei cani

Il fenomeno è causato da un lato dalla cattiva gestione dei cani, dall’altra dalla destrutturazione della popolazione di lupo, causata dall’elevata mortalità di origine umana. Per questo il fenomeno, seppure occasionalmente accade da sempre (da 30.000 anni fa circa, l’inizio della domesticazione del cane), ha avuto negli ultimi decenni un pericoloso picco, a causa della persecuzione del lupo e della conseguente forte rarefazione delle sue popolazioni in buona parte dell’Europa. In molte aree così l’unica opportunità di riprodursi per una lupa sono i cani vaganti.
Oggi in alcune aree si stima fino al 50% di individui ibridi all’interno delle popolazioni locali di lupo.

Alcuni progetti si stanno occupando negli ultimi anni della problematica, cercando da un lato di educare ad una corretta gestione dei cani, dall’altro di intervenire sugli ibridi rilevati in natura.

Nonostante ci sia ancora discordanza nel mondo scientifico sul miglior metodo di intervento, personalmente credo che la metodologia che prevede cattura, sterilizzazione e rilascio in natura degli ibridi sia la migliore dal punto di vista etico, ecologico ed economico.

E’ un metodo sperimentato nel Progetto Life Mirco, nel quale ho avuto modo di lavorare per alcuni mesi nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, con il Wolf Apennine Center.

Questo progetto, durato 5 anni e conclusosi pochi mesi fa, ha avuto tra gli altri il merito di evidenziare la gravità della problematica in Italia, mettendo in atto azioni di monitoraggio e gestione del fenomeno in due aree protette italiane (Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano e Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga).

“Nella foto il ricordo di un mio avvistamento sull’Appennino abruzzese di un paio di anni fa. Un lupo si muove al tramonto in una piana semi-allagata, dove aironi cenerini e gru sostavano per riposarsi e alimentarsi nelle pozze d’acqua.”

Nerone e Aurelia si sono riprodotti nel 2019, quindi l’intera cucciolata è composta da individui ibridi.
Quali sono le misure previste al fine di contenere il problema?

Nel 2019 Nerone e Aurelia si sono riprodotti, e dall’evento sono nati 7 cuccioli. Ovviamente questi animali sono lupi ibridi, anche se rispetto al padre Nerone hanno una percentuale di DNA canino minore, “diluito” dall’accoppiamento con Aurelia. Nonostante Nerone presenti evidenti anomalie nell’aspetto (è un individuo nero), 5 cuccioli sui 7 presentano un fenotipo (aspetto esteriore) decisamente simile a quello della madre e quindi tipico del lupo appenninico. Ma nonostante questo restano animali ibridi, che presentano circa un 85% di DNA di lupo e un 15% circa di DNA di cane.

A tal proposito, appena rilevata la presenza e appena campionato geneticamente Nerone, abbiamo avviato le procedure per la richiesta di intervento, secondo il protocollo di cui parlavo prima, al Ministero dell’Ambiente, a Ispra, alla Regione Lazio e alla Riserva del Litorale Romano. Purtroppo le pratiche burocratiche si sono più volte fermate, e l’intervento di cattura e sterilizzazione non si è mai realizzato.

Così nel 2019 è avvenuta la riproduzione, e anche oggi, nonostante nuove e continue sollecitazioni, nonostante gli individui su cui intervenire siano aumentati, non si è ancora intervenuti. E anche per quest’anno ormai per evitare la riproduzione è troppo tardi (il periodo riproduttivo per il lupo alle nostre latitudini avviene nella prima metà di Marzo), e con ogni probabilità a Maggio avremo una nuova cucciolata.

Alcuni lupi del “tuo” branco, purtroppo, sono stati vittima di atti di bracconaggio. Questo crimine quanto incide sulla mortalità di questa specie? Quali sono altre eventuali cause di mortalità di origine non naturale?

In Italia l’uomo è la prima causa di mortalità per il lupo. Da un lato la mortalità accidentale, dovuta ad  incidenti stradali e ferroviari, dall’altro il bracconaggio, tramite arma da fuoco, veleno e lacci. Alcune stime parlano di un 25% della popolazione di lupo che ogni anno muore per cause umane. In Italia le stime ufficiali contano circa 2.000 lupi. Quindi secondo questi numeri si calcola che almeno 500 lupi ogni anno muoiono uccisi dalle strade o dal bracconaggio. E probabilmente questi numeri sono una sottostima, in quanto moltissimi animali uccisi non vengono mai ritrovati.

Nel territorio del Litorale dove studio il lupo, negli ultimi 3 anni abbiamo rinvenuto solo un giovane lupo vittima di colpi di arma da fuoco, e almeno 5 vittima di investimenti stradali. Ma altri individui sono scomparsi in questi anni, e non sappiamo che fine hanno fatto. Probabilmente alcuni giovani sono andati in dispersione verso altre aree, ma alcuni sono sicuramente rimasti vittima dell’uomo.

Cosa ti auguri per il futuro della tutela e ricerca per questa meravigliosa specie?

Oggi il lupo sta molto meglio rispetto agli anni 70-80 del secolo scorso, quando si stimava la presenza di un centinaio di lupi in tutto il Paese, con pochi nuclei presenti solo nell’Appennino centromeridionale. Nonostante questo, mortalità di origine antropica e ibridazione rappresentano serie minacce per il futuro della specie, e bisogna agire per mitigarle. Per questo occorre prima di tutto agire per mitigare il conflitto tra lupo e zootecnia, tramite supporti reali e concreti per gli allevatori.

La coesistenza con il lupo è possibile, e ce lo insegnano moltissimi pastori che da generazioni convivono con il lupo in aree dove la specie non è mai scomparsa.

  • Cani da guardiania;
  • recinzioni elettrificate;
  • ricoveri notturni per il bestiame;

e altre innovative tecniche di prevenzione sono ottimi strumenti che aiutano gli allevatori a trasformare la presenza di predatori naturali in un normale rischio d’impresa.

Educare alla convivenza

Oltre a questo, è necessario oggi educare alla convivenza, lavorare soprattutto sull’informazione e sulla sensibilizzazione delle comunità locali e dei cittadini. Infatti il lupo, presente ormai in molte aree del paese, anche dove non se ne aveva notizia da decenni, ha bisogno di essere conosciuto, nella sua realtà biologica. Possiamo senz’altro affermare che la disinformazione oggi uccide più lupi anche del peggior bracconiere.

Dobbiamo diffondere una corretta comunicazione, spiegare chi è il lupo, e informare sui corretti comportamenti da tenere nelle aree di sua presenza.

Ovviamente per fornire corrette informazioni occorre anche investire nella conoscenza e nella ricerca, cosa che in Italia si fa davvero poco. In moltissime aree del nostro Paese sono pochissimi i dati demografici di base sulla popolazione di lupo. Questo fa si che anche a livello nazionale manchino dati precisi su status e dinamiche di popolazione. Dei gap che occorre colmare, considerato che il lupo è specie prioritaria a livello europeo. E’ triste che molte Regioni, Province, Aree protette non investano in questo.
Il lupo non è una bestia assetata di sangue, non è un pericolo per i nostri bambini, ma è ovviamente un predatore naturale, che non fa altro che svolgere il ruolo che l’evoluzione gli ha dato.

E’ un elemento fondamentale dei nostri ecosistemi, oltre che una specie entrata nella nostra storia e nella nostra cultura come forse nessun’altra. Per questi motivi è fondamentale conservarlo.
Citando una bella frase letta qualche tempo fa…”non proteggere il lupo sarebbe un errore che le generazioni future non ci perdonerebbero mai”.

Seguiteci su:

La mia attrezzatura

Acquistando dai link qui sotto supporterai indirettamente The Marsican Bear

Il mio portatile
Apple MacBook Air (13″, Processore Intel Core i5 dual-core a 1,6GHz, 256GB) – Grigio siderale.

Le mie fotocamere

Canon EOS 760D

Polaroid Snap, Fotocamera Digitale a scatto istantaneo con Tecnologia di Stampa a Zero Inchiostro ZINK, Rosso
I miei obiettivi

Canon Obiettivo EF-S 17-55 mm f/2.8 IS USM

Sigma 258101, Obiettivo 105 mm f/2.8 Macro (Ex DG OS HSM) para Canon, Nero

Canon Teleobiettivo Compatto, 55-250 mm F/4-5.6 IS STM, Nero

Canon Obiettivo Zoom Universale, EF-S 18-55 mm 1:3.5-5.6 IS, 58 mm, Stabilizzato
Il mio zaino

Canon 300EG Zaino Monospalla

Il mio treppiede

Manfrotto MKCOMPACTADVBH Fotocamere digitali/film Nero treppiede

Flash

YONGNUO YN685 E-TTL HSS 1 / 8000s GN60 2.4G Speedlite Speedlight per Canon DSLR Compatibile con il Sistema Wireless YONGNUO 622C / 603

YongNuo yn622 C-kit wireless E-TTL flash Trigger kit con schermo LED per Canon tra cui 1 x yn622 C-tx controller and 1 x YN622 C Transceiver

Accessori

CP-Tech Bilore – Sistema di trasporto a cintura per fotocamere

B-Grip BGL Tracolla a Scorrimento, Nero

Canon BG-E18 Impugnatura Nero/Antracite

YouTube:

Dal momento che sei qui ... ... abbiamo un piccolo favore da chiederti. Più persone stanno leggendo il The Marsican Bear, ma non abbiamo entrate. E a differenza di molti media, vogliamo mantenere il nostro servizio completamente gratuito. Quindi puoi capire perché dobbiamo chiedere il tuo aiuto. La divulgazione scientifica indipendente impegna molto tempo, denaro e duro lavoro. Ma lo facciamo perché crediamo che il nostro progetto sia importante. The Marsican Bear è indipendente dal punto di vista editoriale. La nostra divulgazione è libera da pregiudizi commerciali e non è influenzata da proprietari, politici o azionisti. Nessuno modifica il nostro editor. Nessuno dirige la nostra opinione. Questo è importante perché ci consente di divulgare in modo totalmente obiettivo. È ciò che ci rende diversi rispetto a tanti altri media, in un momento in cui i rapporti attendibili e onesti sono fondamentali. Se tutti quelli che leggono i nostri articoli, aiutano a sostenerlo, il nostro futuro sarebbe molto più sicuro. Con un minimo di € 1, puoi supportare il The Marsican Bear - e richiede solo un minuto. Grazie. Link per donazione: Donazione

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here