Siamo la prima specie in 4,5 miliardi di anni che può scegliere di non andare incontro all’estinzione, il problema è che ancora non abbiamo scelto.

Il Coronavirus che in questi mesi ha portato al lockdown mondiale e del quale tutti conosciamo i sui effetti nefasti sull’economia, socialità, scolarizzazione, lavoro e molti altri, ci ha fatto osservare un apparente e relativo miglioramento delle condizioni ambientali a breve termine.

Vi abbiamo parlato nelle scorse settimane, per esempio, di come si sia ridotto l’inquinamento da NO2 (biossido di azoto) nelle città europee.

N.B. In pieno lockdown in alcuni giorni si è registrato anche un aumento del PM10

Come mai vi abbiamo detto che il lockdown in Europa per Il Coronavirus, ha provocato un deciso calo dell’inquinamento da NO2 (biossido di azoto) nelle città europee, ma l’inquinamento atmosferico da PM10 invece in alcuni giorni ha avuto dei picchi?

La risposta sta proprio nella nostra precisazione precedente, e cioè nel distinguere i vari tipi di inquinamento atmosferico: in questo caso inquinamento atmosferico da NO2 e inquinamento atmosferico da PM10 che hanno fonti di emissioni diverse.

Il biossido di azoto viene prodotto da tutti i processi di combustione, compresi quelli derivanti dal traffico.

PM10 è un acronimo che significa Particulate Matter ≤ 10 µm, ovvero materiale particolato con dimensione inferiore o uguale a 10 micrometri.

Può avere origine naturale:

  • particolato espulso durante le eruzioni di vulcani,
  • prodotti della combustione del legno sviluppati durante gli incendi,
  • pollini vegetali dispersi nell’aria in primavera
  • come nel caso dell’aumento del PM10 in pieno lockdown provocato da un trasporto oltre confine di polveri desertiche dall’area del mar Caspio, alimentato da venti occidentali.

Origine antropica:

  • riscaldamento civile e domestico;
  • traffico veicolare.

Quindi coloro che hanno cercato di cavalcare tale notizia per affermare che ciò dimostrerebbe che il blocco delle auto non servirebbe a far diminuire lo smog, bene queste persone erano in pieno torto.

Nuovo record nella concentrazione media giornaliera di CO2 nell’atmosfera

Ma vi abbiamo raccontato anche di come in questo periodo più volte si sia raggiunto il record di concentrazione media giornaliera di CO2 nell’atmosfera.

Alla data di pubblicazione di questo articolo il record è: 3 maggio 2020418.12 ppm di CO2 nell’atmosfera terrestre

Tale informazione ha portato molti lettori a chiederci:

Come mai si è raggiunto tale record se il lockdown ha portato ad un’ovvia riduzione delle emissioni?

La risposta è perché anche se smettessimo totalmente di emettere gas a effetto serra oggi, la concentrazione continuerebbe ad aumentare ugualmente per un po’ e il riscaldamento globale continuerebbe ad avvenire per almeno diversi decenni, se non secoli.

Questo perché il pianeta (e soprattutto gli oceani) impiega un po’ di tempo a rispondere, e perché l’anidride carbonica, il gas climalterante che in maniera predominante causa direttamente e indirettamente il riscaldamento globale, rimane nell’atmosfera per centinaia di anni.

Suggeriamo la visione di: L’influenza della CO2 sul clima

C’è un intervallo di tempo tra ciò che facciamo e quando lo percepiamo.

l lockdown mondiale secondo alcune previsioni, porterà nel 2020 un calo delle emissioni di anidride carbonica compreso tra lo 0,5 e il 5 per cento.

Rob Jackson, che presiede il Global Carbon Project, che produce stime annuali sulle emissioni: “Non sarei scioccato nel vedere un calo del 5% o più delle emissioni di anidride carbonica quest’anno, qualcosa che non si vede dalla fine della seconda guerra mondiale”

Ma per fa sì che si possa rilevare una significativa diminuzione della concentrazione di CO2 presente in atmosfera, tale da scongiurare i peggiori effetti del cambiamento climatico, le emissioni, secondo un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato a novembre 2019, dovrebbero iniziare a diminuire in media del 7,6% all’anno per dare al mondo una valida possibilità di limitare l’aumento delle temperature medie globali a 1,5 ° C, l’obiettivo più ambizioso di Parigi.

Quindi tale eventuale calo delle emissioni di anidride carbonica compreso tra lo 0,5 e il 5 per cento non deve essere vista come una buona notizia, ma deve essere utilizzata come un’ulteriore dimostrazione che gli esseri umani guidano le emissioni dei gas serra.

Arrestare il disastro globale

Secondo le ultime stime, in assenza di importanti azioni per ridurre le emissioni, la temperatura globale è in procinto di aumentare entro la fine del secolo di una media di 6 ° C.

Alcuni scienziati sostengono che un “disastro globale” si sta già svolgendo ai poli del pianeta; l’Artico, ad esempio, potrebbe essere privo di ghiaccio alla fine della stagione estiva di scioglimento entro pochi anni.

Tuttavia, altri esperti sono preoccupati per il fatto che la Terra passi uno o piùpunti di non ritorno“, cambiamenti bruschi, forse irreversibili, che portano il nostro clima in un nuovo stato.

Ma potrebbe non essere troppo tardi per evitare o limitare alcuni dei peggiori effetti del cambiamento climatico.

La risposta ai cambiamenti climatici comporterà un approccio a due livelli:

1) “mitigazione” – riduzione del flusso di gas serra nell’atmosfera;

2) “adattamento” – imparare a convivere e ad adattarsi ai cambiamenti climatici che sono già stati messi in moto.

La domanda chiave è: quali saranno le nostre emissioni di anidride carbonica e altri inquinanti negli anni a venire?

Il riciclaggio e la guida di auto a basso consumo di carburante sono esempi di importanti cambiamenti comportamentali che aiuteranno, ma non saranno sufficienti. Poiché il cambiamento climatico è un problema veramente globale e complesso con ramificazioni economiche, sociali, politiche e morali, la soluzione richiederà sia una risposta coordinata a livello globale (come politiche internazionali e accordi tra paesi, una spinta verso forme di energia più pulite) e gli sforzi locali a livello di città e regione (ad esempio, miglioramenti dei trasporti pubblici, miglioramenti dell’efficienza energetica, pianificazione urbana sostenibile, ecc.).

Sta a noi decidere cosa succederà dopo.

Siamo la prima specie in 4,5 miliardi di anni che può scegliere di non andare incontro all’estinzione, il problema è che ancora non abbiamo scelto.

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