Senza accorgersene l’uso spropositato degli smartphone e del web hanno creato nei giovani false aspettative sociali, del presente, del futuro, promuovendo un distacco dalla realtà non indifferente che tende a sospendere il processo di maturità nella persona.

Il progresso scientifico a cavallo tra gli anni novanta fino ad oggi ha rimodellato fortemente le nostre aspettative comportamentali e relazionali, modificando i termini di approccio sociale e allo stesso tempo creando nuovi sfide di dialogo tra individui. Attraverso questo fenomeno più generazioni si sono trovate nel mezzo di una rivoluzione tecnologica senza precedenti in tempi moderni. Le telecomunicazioni degli ultimi decenni si sono evolute rendendoci più nomadi, rimuovendo la necessità di dover trovarsi in un luogo comune fisico, e creando nuove aspettative virtuali distanti dalla realtà.

Le recenti generazioni sono state esposte a contenuti digitali con una costante progressione di volume, aiutati dal fatto che la portabilità dei dispositivi è riuscita a favorire la diffusione dei dati in modo esponenziale; quindi ad oggi ne siamo immersi ma non sempre spesso questa grande mole di informazione riesce a tenerci concentrati, al contrario, ne è nata una saturazione senza confini che ha iniziato nel tempo ad influenzare in modo incoerente le masse. In modo preoccupante si è arrivati ad una crisi di credibilità’ della notizia stessa mettendo sempre più in dubbio la sua fonte.

Generazioni nate nell’etere

Partendo dai primi anni dell’infanzia osserviamo bambini avere una relazione sempre più stretta con i telefonini dei genitori, i quali li usano come strumento per tenere a bada i figli piuttosto che dedicar loro il tempo dovuto. Le abilità cognitive dei bambini vengono messe alla dura prova e sotto stress da una continua stimolazione dei sensi la quale non permette loro di concentrarsi; dunque nascono difficoltà durante la fase dell’apprendimento personale e scolastico, non potendo focalizzare le proprie capacità di concentrazione per il tempo necessario per portare a termine anche semplici compiti.

Passando verso l’età pre adolescenziale va ad intensificarsi l’uso della tecnologia con il primo smartphone che diventa un totem come riferimento per i ragazzi.

I giovani crescono al fianco di questi apparecchi elettronici come fossero naturali estensioni della loro fisionomia, quindi nasce la fatica nello sviluppare relazioni sociali con i propri simili e con il mondo esterno; in quanto per loro il telefonino rappresenta una parte integrante della comunicazione verbale e virtuale, ovvero, un prolungamento metafisico della propria quotidianità: il cellulare perennemente in mano, l’impiego del linguaggio digitale come riferimento lessicale, la facilità delle gestualità dei dispositivi.

Senza accorgersene l’uso spropositato degli smartphone e del web hanno creato nei giovani false aspettative sociali, del presente, del futuro, promuovendo un distacco dalla realtà non indifferente che tende a sospendere il processo di maturità nella persona. Generazioni nate nell’etere vengono assorbite dai contenuti digitali vivendone gli usi e le narrative nel modo più naturale: l’età dell’informazione presenta nuovi orizzonti evolutivi.

L’assente risposta da parte della scuola italiana

È importante anche discutere dell’altro lato della medaglia rappresentato dalla dimensione dell’istruzione italiana, dove generazioni di studenti affrontano la scuola attraverso un’ottica diversa dai loro compagni, poiché le esperienze di crescita nella fase adolescenziale sono uniche.

Quindi gli stimoli di crescita di questo periodo di vita vengo a loro volta influenzati dai mezzi di comunicazione disponibili, in questo caso è sempre la rete che attraverso computer e telefonini raggiunge i propri utenti, costruendo aspettative di bellezza distorte per le ragazze e miti irraggiungibili per i ragazzi. Nascono da queste istanze differenze di persona che sfociano in scontri tra coetanei, i quali a loro volta sfociano in atti di bullismo fisico e soprattutto virtuale, perché la rete permette di raggiungere direttamente gli individui fuori dalle mura scolastiche estendendo la violenza fino alla persecuzione.

A questo va sommato l’assente risposta da parte della scuola italiana nel fornire un adeguato sostegno istruttivo e psicologico verso gli studenti; infatti essi risentono di questa mancanza da parte delle istituzioni educative e delle lacune nella loro preparazione, marcando pesantemente le negatività nella psiche loro e influendo sul loro rendimento di studi oltre che sulla vita personale.

I giovani perdono ogni stimolo di curiosità

A questo punto i giovani perdono ogni stimolo di curiosità se la scuola decide di non essere un centro di riferimento, dove loro vedono -purtroppo- la classe come un purgatorio e il mondo del lavoro come fosse l’inferno.

Purgatorio perché il sistema scolastico di oggi crede di poter continuare la propria dottrina di insegnamenti classici in un’era moderna, quindi si ritrova perennemente in un contesto anacronistico e senza innovazione; infatti la scuola non tiene conto della velocità alla quale la società si muove assieme a tutti i cambiamenti relativi.

Inferno perchè i giovani sanno che la scarsità accademica non potrà mai prepararli adeguatamente per entrare a far parte del mondo delle aziende che necessitano prerequisiti ben diversi che la scuola non riesce a dare; ma anche continuando il percorso verso l’università saranno in molti a non superare i primi anni di studio intenso.

L’impreparazione non è solo quella didattica ma anche quella attitudinale che vede troppi alunni senza la capacità di credere nelle proprie facoltà.

Il nichilismo e i giovani

Scrive nel suo libro L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani (2007 – Feltrinelli), il Prof. Umberto Galimberti, di come questa presenza oscura serpeggi tra generazioni di giovani tanto da creare sconvolgimenti nella loro vita anche violenti, e di come nessuno se ne interessi in modo concreto. Parliamo di nichilismo e di come si sia instaurato tra i giovani influenzando la società. 

Il libro apre un discorso molto importante sullo stato d’animo e la condizione sociale dei giovani, la quale a partire dalla loro adolescenza in poi, si trovano soli a dover affrontare situazioni di vita al di fuori delle loro capacità. Analizzando questa situazione dobbiamo dire che il libro di Galimberti è stato scritto prima dell’esplosione dei social su vasta scala e dei loro effetti; quindi, se fino a ieri i giovani si trovavano in scompiglio senza tener in mano uno smartphone, quello che succede oggi è un’amplificazione dei problemi di ieri ma dai connotati digitali.

L’isolamento sociale

L’isolamento sociale è un fenomeno dalle caratteristiche moderne poiché risente di un effetto amplificato dalle tecnologie. Ovvero, la promessa di una nuova dimensione dinamica di interazioni facili senza la presenza fisica ha illuso milioni di persone, specialmente i giovani, a tuffarsi nell’etere per cercare uno scoglio dove appigliarsi.

L’età dell’informazione ha velocizzato processi umani che in passato richiedevano lunghi periodi per stabilirsi: fiducia, relazioni, rapporti, amicizie, matrimoni, eventi, e così via. Il tempo è diminuito e così la pazienza degli individui nel catalizzare i dati e capirsi l’un l’altro. Per questo ci affidiamo alle piattaforme online per sintetizzare il tutto in pillole da assumere nel minor tempo possibile, credendo di poter metabolizzare quei processi che nella vita reale richiedono tempo ma che ora non abbiamo più.

Gli adolescenti si confrontano socialmente attraverso l’ausilio della rete

Oggi gli adolescenti si confrontano socialmente attraverso l’ausilio della rete per rimanere coinvolti e sviluppare quel senso di appartenimento al gruppo, solitamente di coetanei, che ha sempre avuto la sua evoluzione attraverso interazioni dal vivo. 

Ed è qui che i giovani vedono il mondo attraverso un’ottica diversa dove lo smartphone ha la funzione di filtro per escludere le negatività, lasciando passare solo i pensieri positivi che alterano la percezione reale della società.

Ecco perché intere generazioni fanno fatica a relazionarsi nella vita di tutti i giorni andando verso l’età della maturazione. I timori degli insuccessi si moltiplicano nei ragazzi di oggi sviluppando problematiche mentali che contribuiscono all’incremento dei suicidi negli adolescenti; un dato allarmante che non risparmia l’Italia diventando una questione internazionale.

I social network

Se internet ha contribuito ad una maggiore diffusione di dati e minori tempi di attesa, i social network hanno moltiplicato questo effetto, quindi di conseguenza con questa rapidità di informazione abbiamo sviluppato aspettative di comunicazione sempre più veloci e tempi di risposta quasi istantanei, tanto da generare ansie e paranoie da tecnologia come ultime patologie di questi tempi.

Tali ansie sono andate a fagocitare aspettative di performance sulle piattaforme virtuali (Facebook, Instagram, Snapchat, Tik Tok) diventate indice sociale del nostro successo digitale; non solo, ma crescono ansie affettive, ansie erotiche, ansie da performance sessuali, ansie professionali, che assieme fomentano il prestigio di mantenimento dello status quo e specialmente di quegli individui fortemente influenzati dalle opinioni degli altri.

Ma sono le delusioni ad essere amplificate da tutto questo processo complessivo fatto da regole sociali sempre più poco nitide, e di conseguenza diventa più facile smarrirsi per i giovani nell’intangibilità del digitale. A questo si aggiunge anche il fenomeno chiamato FOMO (Fear Of Missing Out) ovvero la paura di essere tagliati fuori dal contatto con gli altri e da quello che accade tramite il coinvolgimento, creando un’ansia sociale verso una mancata opportunità di interazione sociale.

Hikikomori

Fenomeni estremi di isolamento totale dalla società sono alcune delle conseguenze di queste delusioni e di mancati rapporti con altri. Dal Giappone la definizione di Hikikomori è pervenuta recentemente nel nostro vocabolario, descrivendo la condizione psicologica e fisica di quei giovani (per la maggior parte maschi) in cui si è andato a sviluppare un comportamento asociale, introverso, per il quale ci si allontana dalla società volontariamente.

Non solo, ma la caratteristica principale di questo comportamento è l’isolamento anche da forme di comunicazione dirette a favore di quelle virtuali promuovendo l’alienazione verso i propri conoscenti. Hikikomori è un effetto in parte enfatizzato dalla tecnologia la quale indebolisce le capacità sociali relazionali perché rappresenta un deterrente per non provare negatività interagendo con le persone; ma include anche problemi psicologici non diagnosticati -o diagnosticati male- della persona che andranno a peggiorare nel tempo se non trattati.

Società intorpidita

Del nichilismo abbiamo visto il risultato di come i giovani vivono assistendo al cambiamento del loro presente e futuro senza poterne partecipare. Il decadimento della scuola, la favola del posto di lavoro stabile, il miraggio di una tranquillità; sono la stigmate della società italiana a cavallo tra il 20esimo ed il 21esimo secolo che ha come protagonista l’inquietudine. Se coloro nati nel periodo a metà del 1900 hanno colto il massimo dello sviluppo culturale ed industriale attraverso molteplici opportunità di crescita, poco è rimasto per le generazioni successive dove prosperare nonostante gli alti volumi di tecnologia che ci circondano.

Giovani che quotidianamente abusano di alcol e droghe cercando di dimenticare i loro problemi sono diventati una moltitudine parte di una società intorpidita, assente dalle responsabilità di ogni giorno, dove il digitale contribuisce allo svago per fuggire dalla realtà verso una virtuale con meno sofferenze.

I giovani di oggi stanno male perché sanno che il domani non potrà dare loro certezze.

Essi si paragonano anche agli sforzi e successi ottenuti a loro tempo dai propri genitori attraverso sacrifici andati a buon fine, mentre oggi non sono mai sufficienti le risorse e le energie impiegate dagli adolescenti ei giovani adulti nel cercare di adempiere ai propri scopi.

Perchè guardare avanti se non vi è niente per il quale sperare di costruire un qualcosa?

Il futuro non è più una promessa ma un’intimidazione verso la propria esistenza, quindi i giovani non guardano al domani con auspicio ma si rifugiano nel presente abusando di stupefacenti, aumentando costantemente la dose di sostanze per poter mantenere lo stesso livello di alterazione psicofisica.

Conclusioni

Non vi è soluzione immediata al problema della morbosa relazione dei giovani con la tecnologia.

Può essere mitigato questo fenomeno dal diventare un senso unico, ma ciò che deve nascere è la volontà di poter reclamare la voglia di cambiare e di poter fare ordine nella propria coscienza, creando priorità che iniziano con lo responsabilizzare le istanze della nostra vita in modo tale da creare uno scopo costruttivo.

Tale scopo ha la capacità di fornire nuove abilità sociali per sviluppare un miglior carattere e maturare, raggiungendo un equilibrio psicofisico come motore trainante della propria esistenza. E’ qui che gli adulti come genitori ed insegnanti devono intervenire fornendo ai giovani la strada maestra per l’autosufficienza, la maturità, l’impegno, un passo alla volta me sempre a ritmo costante.

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